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Stefano Zamponi
Elisione e sovrapposizione nella littera
textualis
("Scrittura e civiltà", 12 [1988], pp. 135-176)
[riproduzione parziale a cura di Serena Incani]
Wilhelm Meyer nel saggio Die
Buchstaben-Verbindungen der sogennanten gothischen Schrift si
propone di individuare alcune leggi che governano la scrittura
del basso Medioevo, quella scrittura comunemente definita
"gotica" che oggi spesso individuiamo col termine littera
textualis, sempre usato anche in questo lavoro.
In opposizione alle strutture grafiche della
minuscola carolina, Meyer rileva nella littera textualis due
fatti fondamentali: la selezione di peculiari forme di lettera (d
rotonda e r rotonda) e luso di sovrapporre
lettere che nel sistema carolino sono staccate.
Il saggio di Meyer deve la sua notorietà
soprattutto alla scoperta, analisi funzionale e storia di due
regole, che ancora oggi portano il nome di regole di Meyer e sono
così formulate:
- Quando una lettera termina con la stessa curva di o
e la lettera che segue inizia con la curva anteriore di o,
allora queste due curve contigue non vengono separate,
bensì sono tracciate luna sopra laltra.
- Dopo tutte le lettere che terminano con la stessa curva
di o si deve scrivere non la r diritta ma
la r rotonda.
Meyer segnala giustamente e con forza
come queste due regole rispondano ad unesigenza che si
afferma con lorganizzarsi della littera textualis, lesigenza
cioè di individuare le singole parole avvicinando luna
allaltra le lettere che le costituiscono e lasciando fra
parola e parola adeguati spazi bianchi.
Nelle intenzioni di Meyer il saggio del 1897
doveva essere solo un primo contributo su un sistema grafico che
nella sua origine e nella sua organizzazione rimane in grande
parte ancora da studiare: il definirsi dei rapporti reciproci fra
le singole sezioni delle lettere, la selezione e la diffusione di
varianti di forme di lettera, la mutua organizzazione e il
funzionamento delle lettere nella catena grafica, le
realizzazioni e le stilizzazioni nazionali sono solo i problemi
principali che attendono di essere affrontati.
Questo contributo intende presentare un
aspetto specifico delle molteplici relazioni che si instaurano
fra le lettere serrate allinterno della parola grafica,
completando idealmente lanalisi di Meyer con una terza
regola.
Per congiungere, fondere, avvicinare le
lettere che costituiscono il singolo lemma, oltre alle due regole
sopra enunciate, vige anche una regola che Meyer non ha scoperto
e che viene limpidamente teorizzata in un trattato
rinascimentale, il Luminario di Giovanbattista Verini.
Il primo libro del Luminario insegna
a tracciare una monumentale litera moderna, cioè quella
testuale italiana, spesso individuata col termine di rotunda, che
fra tardo quindicesimo e sedicesimo secolo è usata ormai quasi
esclusivamente per scrivere libri liturgici.
Dopo avere insegnato a tracciare le singole
lettere tratto dopo tratto, nella sezione finale del primo libro,
a c. XIVv, Verini indica "Come se accompagniono
le litere insieme", illustra cioè i rapporti che si
instaurano nelle lettere in successione e enumera tre regole, due
delle quali saranno riscoperte autonomamente da Meyer dopo quasi
400 anni.
Leggiamo il testo del Verini per individuare le tre regole:
"Gratioso mio lettore, hai da sapere che tutte queste sotto
scripte litere, videlicet b, d, h, o, p, ogni volta che
seguitassi drieto a le sopra scripte litere una di queste, dicho
che lhai attachare insieme, le quali sono queste: c, e, o [Prima
regola]. Anchora, ogni volta che seguitassi drieto a una
delle cinque letere sopra nominate uno r, lhai a ·ffare
tondo e non longo [Seconda regola]. Sono anchora tre
letere, cioè m, n, u, che vanno alchuna volta senza la prima
meza testa, cioè ogni volta che innanzi a una delle tre litere
nominate fassi alchuna di queste, videlicet c, e, f, g, r, t, x,
perché si piglia la punta, secondo de una delle septe litere che
achade, e tirare giù senza fare altra testa, come vedrai per
exemplo per più tuo documento [Terza regola]".
La terza regola, la regola che Meyer non ha
visto, sulla base del Verini potrebbe essere formulata così:
"Quando lultimo tratto di una lettera termina sulla
linea superiore di scrittura e la lettera che segue presenta un
tratto di attacco sulla linea superiore di scrittura, il tratto
di attacco viene eliso".
Secondo gli esempi offerti dalle tavole del Luminario
(cc. XVr, XVIr) lelisione avviene
eliminando totalmente il tratto di attacco (la mezza testa nel
lessico del Verini) ed eseguendo il tratto discendente (gamba o
asta secondo Verini) senza alcun ritocco ("tirare giù senza
fare altra testa"). In tal modo il tratto discendente
attacca in diagonale, conformandosi in modo mirabile allo stacco
diagonale dellultimo tratto della lettera precedente. Le
lettere che subiscono lelisione non sono solo m, n, u, elencate
dal Verini; anche lesame più cursorio su manoscritti
liturgici in littera textualis prodotti in Italia tra XV e
XVI secolo (per rimanere ancorati ai libri ai quali il Luminario
fa esplicito riferimento a c. IIIr) permette di
individuare, accanto alla serie delle sette lettere che provocano
elisione (c, e, f, g, r, t, x), unaltra serie,
ancora di sette lettere, che perdono il tratto di attacco (i,
m, n, p, r, t, u).
I possibili rapporti tra le lettere che
fanno perdere il tratto di attacco e quelle che lo perdono
possono schematizzarsi tramite la tabella a doppia entrata che
correda questo lavoro.
Una fonte rinascimentale attesta quindi una
legge che sovraintende alla costruzione di alcune sequenze nella littera
textualis italiana. Anche se la norma è presentata in una
fase estrema e generale di applicazione, gli esempi proposti
attraverso le tavole del Luminario permettono ancora di
distinguere, oltre alle funzioni che la regola assolve, le
condizioni necessarie perché essa si instauri.
Da un punto di vista funzionale,
lelisione del tratto di attacco completa magnificamente le
due regole del Meyer; insieme con la sovrapposizione di curve
contrapposte e con luso di r rotonda dopo curva
perfeziona la compositio litterarum, è un ulteriore
artifizio diretto a individuare la singola parola, serrando le
lettere le une sulle altre e evitando che fra lettera e lettera
si insinui uno spazio bianco eccessivo.
Ma dalle tavole del Luminario è
agevole anche individuare come, nella quiete di una scrittura
morta, siano cristallizzate alcune condizioni preliminari
allesistenza ed al funzionamento della regola. Queste
condizioni sono essenzialmente tre:
- La lettera che provoca elisione deve toccare, direi quasi
chiudersi, sulla lettera che subisce elisione. Se
lelisione ha lo scopo di avvicinare al massimo le
lettere nella catena grafica, quando questa finalità è
assente, quando le lettere sono staccate, relativamente
autonome le une dalle altre, lelisione non può
attuarsi.
- Le lettere concave verso destra (c, e, t, x)
debbono presentare tratti della stessa ampiezza nella
sezione inferiore e superiore. Se il tratto sulla base di
scrittura è più ampio esso si protende verso destra
allontanando la lettera seguente: in tal caso, anche in
una scrittura serrata, il tratto di attacco della lettera
posteriore non viene eliso.
- Tutte le lettere debbono essere allineate in altezza, in
modo tale che lultimo tratto della lettera
anteriore coincida con il tratto di attacco della lettera
posteriore. Se questi due tratti sono ad altezze diverse,
lelisione non può avvenire.
Esaminando la regola trasmessaci dal
Verini possiamo inoltre osservare come le sette lettere che
provocano lelisione presentino nette differenze nella loro
originaria struttura. Nellillustrazione stilizzata e
piattamente sincronica del Luminario esse risultano eguali
nella funzione, cioè parimenti adatte a elidere; eppure questa
coerenza non è primigenia, è il risultato di un processo
storico, di una normalizzazione da studiare e verificare
puntualmente.
A partire dalla minuscola carolina, dalla
scrittura cioè in cui si pongono le condizioni per
lesistenza della regola, il tratto finale di f, g, t individua
una linea superiore di scrittura e presenta spesso uno stacco
obliquo che risulta funzionale per lelisione. Di
tuttaltra forma lultimo tratto di c, e, x, e
di r (che con alterne vicende fluttua tra i due gruppi);
esso non coincide morfologicamente con la linea superiore di
scrittura, solo un processo di selezione di esiti (e conseguente
assimilazione a f, g, t) permette di conseguire il
risultato che il Luminario mostra, e cioè quattro lettere
il cui ultimo tratto stacca obliquamente, coincide con la linea
superiore di scrittura e riesce quindi adatto per
lelisione.
In conclusione, un trattato di scrittura ci
offre lunica testimonianza di una regola, altrimenti
ignota, riguardante la littera textualis italiana più
formale, quella che agli inizi del Cinquecento serve solo a
"·ffare graduali et antiphonarii". Il singolare caso
di una struttura grafica finora sfuggita allesame degli
storici della scrittura impone una verifica preliminare sulla
reale esistenza e consistenza della regola, partendo proprio
dalla sua diffusione nella sede grafica che il Verini ci indica,
e cioè i monumentali libri liturgici italiani scritti tra il XV
e il XVI secolo in una stilizzata littera textualis. Passiamo
quindi dalle illustrazioni xilografiche del Luminario alla
scrittura eseguita tratto dopo tratto, alla viva mano; i
risultati di un primo censimento, condotto su riproduzioni
fotografiche, offrono indicazioni nette, e, a mio parere,
definitive: di norma lelisione dei tratti di attacco è
sempre praticata; la regola è perfettamente nota ai copisti, che
in genere lapplicano in tutte le sequenze in cui è
possibile.
Si possono trovare, certo, eccezioni dovute
a scelte esecutive finora singole e accidentali, che nel
complesso non risultano significative (un possibile esempio: il
caso in cui la g, di forma angolare, non presenta un vero
e proprio ultimo tratto sulla linea superiore di scrittura, e
quindi ha difficoltà a elidere); lesame di tutte le
sequenze, censiti uso e assenza dellelisione (assimilando
in questa indagine al valore di non uso lelisione parziale,
quella cioè in cui il tratto di attacco è conservato, ma con
unampiezza ridotta) attesta una sola, diffusa e
significativa resistenza alla regola, la sequenza et (82%
dei facsimili censiti), nella quale, come ci mostra anche la
tavola a c. XVr del Luminario, la t non
elide (talora elide solo parzialmente) linizio del suo
secondo tratto. Analoghe difficoltà per lelisione sono
testimoniate da ct, morfologicamente uguale a et, ma
meno ricorrente (42% dei facsimili) e in genere incertezze di
esecuzione sono possibili dopo la e, soprattutto nelle
sequenze em,en,er (rispettivamente 26%, 26% e 36% dei
facsimili). Queste difficoltà di elisione hanno una loro causa
immediata nella forma che la e riceve presso molti
copisti: talora la sezione inferiore è più ampia della sezione
superiore e quindi sporge maggiormente verso destra allontanando
la lettera che segue quanto basta perché il tratto di attacco
sia conservato, qualche volta solo in ampiezza ridotta.
A fine di questo primo esame possiamo
senzaltro affermare che la più stilizzata littera
textualis italiana fra XV e XVI secolo attesta con coerenza e
ampiezza la regola dellelisione dei tratti di attacco.
Chi volesse studiare lesistenza, il
funzionamento e la diffusione della regola fra XII e XVI secolo
nelle principali regioni europee in cui è stata usata la littera
textualis potrebbe senza alcuna difficoltà indirizzare una
prima indagine alle più classiche raccolte di facsimili. Si
avvertirà immediatamente, anche solo su poche decine di esempi
selezionati, quanto sia difficile passare da una scrittura ormai
morta, esaminata in un momento estremo di stilizzazione, a una
vera e propria costellazione di scritture, diversissime
allaspetto e colte in differenti momenti di uso (dal primo
organizzarsi alla fase di ultima canonizzazione). Si può in
parte superare questo sconcerto tentando di analizzare i modi, le
forme in cui le varie litterae textuales europee, di fatto
omogenee negli elementi e nel sistema grafico, vengono a
divergere, talora radicalmente, per quanto riguarda scelte
esecutive e di stile: molti fatti grafici, ben noti da tempo, e
che a noi sembrano connotare in modo eminente la littera
textualis (uso di trattini di attacco e di stacco,
compressione laterale delle lettere, uniformità in altezza,
spezzatura ad angolo delle curve, esecuzione assimilata delle
lettere tramite pochi tratti fondamentali) sono solo elementi e
processi ad beneplacitum che, come è ovvio, non sono mai
egualmente attestati e ripartiti in tutte le scritture.
Solo la selezione di elementi, di
combinazioni, in ultima analisi di possibilità diverse, ci
permette di intendere come lassestarsi di un qualsiasi
stile o caratteristica nazionale o locale non sia il frutto di
una norma rigida, di unalterazione meccanica dello stato
grafico immediatamente superiore, ma dipenda
dallorganizzarsi di rapporti specifici fra singoli esiti
non necessitanti.
Allinterno di questa realtà dinamica
già Meyer aveva avvertito come la regola del nesso delle curve
(un fatto certo di struttura per la littera textualis) non
si configuri come una legge astratta coercitivamente estesa a
tutte le possibili sequenze, bensì viva come norma anche
nelluso regolarmente incostante che caratterizza la maggior
parte degli scriptores, e noi daltra parte possiamo
agevolmente verificare come la regola in un momento iniziale
(scrittura francese nei secc. XII-XIII in.) si assesti in poco
più di due decine di nessi ampiamente attestati che,
allinterno delle teoriche possibilità di uso offerte dal
sistema, rappresentano il concreto funzionamento di una norma in
una scrittura storicamente determinata.
Riguardo allelisione dei tratti di
attacco una situazione analoga (compresenza di uso e non uso
della regola; selezione di alcune elisioni "forti" a
scapito di altre) è testimoniata dalle tavole delle principali
raccolte.
Allinterno delle possibilità offerte
dal sistema littera textualis linstaurarsi di una
prassi di elisione risulta un fenomeno (diciamo così) di secondo
grado, che si organizza nella sua forma definitiva come vera e
propria perdita di un tratto di attacco, solo se sono attuate
alcune scelte grafiche ad beneplacitum che lo limitano in
modo determinante: condizioni preliminari e necessarie per
lelisione sono luso di trattini di attacco, il
chiudersi delle lettere luna sullaltra, la reciproca
uniformità in altezza.
Date queste condizioni, luso
dellelisione trova non pochi limiti in scritture rapide,
disarticolate, male allineate, come possono essere a Parigi le
scritture testuali di ambiente universitario (fino ai casi
estremi delle scritture di s. Tommaso e di alcuni dei suoi
segretari, che anche nellestrema rapidità sono sempre
scritture eseguite tratto dopo tratto); nondimeno, e contra,
lelisione non sempre trova modo di instaurarsi in scritture
omogenee, normalizzate, dapparato: basta osservare esempi
in littera textualis formata francesi (ma anche inglesi o
tedeschi) per avvertire come la presenza ripetitiva, la funzione
stilistica normalizzante assegnata ai pesanti tratti di attacco,
di forma più o meno quadrangolare, prevalga in grande numero di
sequenze contro la possibilità di elisione.
Se, come ho delineato in breve,
lelisione procede essenzialmente dallorganizzarsi di
scelte esecutive autonome rispetto ad essa, risulterà inutile
pensare di studiare astrattamente la presenza o meno della regola
su un campionario di qualche centinaio di facsimili che rimandano
a epoche, regioni e stilizzazioni diverse; non si può conoscere
la regola (chiamiamola pure così, con tutte le limitazioni sopra
accennate) astoricamente, al di fuori di esperienze grafiche
determinate nel tempo e nello spazio e astraendo da una specifica
stilizzazione: unindagine meccanicamente quantitativa (uso
o non uso dellelisione), che volesse trattare tutte le
scritture in modo uguale, a prescindere dalle singole scelte
esecutive che ne costituiscono carattere essenziale, renderebbe
omogenee proprio quelle esperienze grafiche che nella loro
particolarità condizionano, fondano e rendono intelligibile un
determinato uso della regola.
Primo intendimento di questo saggio è la
semplice segnalazione di una regola che dovrebbe essere
concretamente verificata in ogni futuro studio su singole
realizzazioni della littera textualis.
In secondo luogo, per sostanziare la
scoperta della regola con una esemplificazione corrente e
significativa, che superi liniziale verifica limitata ai
testi liturgici citati dal Luminario, renderò conto,
sotto la specifica e limitata prospettiva dellelisione dei
tratti di attacco, di due ricerche che da qualche tempo sto
conducendo, la prima relativa alla transizione grafica, in
territorio francese, dalla minuscola carolina alla littera
textualis, la seconda relativa allorganizzazione
funzionale della littera textualis italiana di tipo
bolognese.
La ricerca in territorio francese ha la sua
prima origine da un motivo di ordine culturale, lesigenza
cioè di verificare i tempi, gli strumenti, le forme del cambio
grafico nelle regioni in cui esso è avvenuto prima ed
organicamente secondo tutta la nostra storiografia:
lindagine è sorretta anche e soprattutto da
unopportunità pratica, la possibilità di usare, a fini
paleografici, il più avanzato censimento europeo di codici
datati, arricchendolo eventualmente con i risultati di ricerche
incentrate su singoli centri scrittori.
Dopo alcuni assaggi più estesi
cronologicamente e territorialmente, ho limitato lindagine
ai manoscritti prodotti nel centro-nord della Francia, datati e
localizzati con ragionevole certezza fra gli inizi del sec. XI e
il terzo decennio del sec. XIII; la ricerca è quindi mirata
essenzialmente alle regioni in cui, per quanto sappiamo, si hanno
le prime attestazioni del cambio grafico e la prima diffusione
della littera textualis.
Lindagine si fonda su una serie ancora
da ampliare, di 240 manoscritti in facsimile; un numero
relativamente contenuto, che nasce dalle rinunce imposte dal
criterio di datazione e localizzazione certe abbinate, e che si
riduce ulteriormente a 182 unità per quanto afferisce
allelisione dei trattini di attacco (le ripulse ulteriori
sono dovute a cause diverse: scritture di modulo troppo piccolo
per poter apprezzare con sicurezza in fotografia leventuale
elisione; riproduzioni fotografiche non sufficientemente nitide;
tavole con un numero di linee di scrittura sufficiente per
quantificare altri fatti grafici, ma inadeguato per analizzare la
regola).
Fatte queste premesse, quanto esporrò
assolverà la funzione di una prima analisi, delineata con
qualche approssimazione.
Chi osservi esempi di scrittura del
centro-nord della Francia datati ai primi decenni del sec. XI
sarà inizialmente colpito da un assetto grafico in cui di norma
la singola lettera, più che la parola grafica, ha rilievo nella
sua distinta individualità.
Questa prima impressione deve però
stemperarsi in unattenta osservazione dei rapporti che si
instaurano fra lettera e lettera, di solito allinterno
della parola. Già è stato osservato anni fa da Bischoff (e
questi rilievi sono stati ampliati ed articolati più di recente)
che nella minuscola carolina dellundicesimo secolo molti
tratti discendenti non si arrestano semplicemente sulla base di
scrittura, ma risalgono vero destra con un leggero trattino di
stacco in diagonale (nella prima esemplificazione di Bischoff,
tratta da un documento scritto per Saint-Etienne di Caen negli
anni 1067-1075, i, r, d, f, s, primi tratti di h, m, n,
ultimi tratti di m, n, u). Quando un tratto di questo
tipo è lultimo di una lettera, esso svolge la precisa
funzione di sfiorare, di toccare la lettera che segue, collegando
così nelle maglie di una ininterrotta catena grafica due lettere
attigue.
Siano questi trattini inerenti alla
morfologia della lettera o acquisiti nel corso di successive
normalizzazioni, nei manoscritti dei primi decenni dellXI
secolo sono sempre provvisti di sporgenze simili, anche se più o
meno ampie, i tratti finali delle lettere a, d, i, l, m, n, u,
una serie che si amplierà ulteriormente nel secolo XII con
lassimilazione definitiva di tutti gli elementi grafici.
Non eguale rilievo è stato dato finora alla
presenza, nella minuscola carolina, di tratti di attacco sulla
linea superiore di scrittura che sono simili, per ampiezza e
funzione, ai tratti di stacco. In pratica fin dagli inizi del
sec. XI può osservarsi che tutti i tratti che scendono dalla
linea superiore di scrittura (attacchi di i, m, n, p, r, u)
iniziano con una piccola sporgenza verso sinistra. Spesso si
tratta di un minimo tratto diagonale che risale da sinistra a
destra toccando la linea superiore di scrittura e che poi si
trasforma, in un movimento che non presenta soluzione di
continuità, nel tratto discendente. Ma non mancano soluzioni
diverse per ottenere lo stesso risultato, soluzioni che credo
posteriori al tipo di esecuzione sopra illustrato, ma che nel
sec. XI sono tutte compresenti, talora nello stesso esempio di
scrittura: esecuzione di due archi di ellisse contrapposti (usata
soprattutto per tracciare i e u); esecuzione di un
semplice tratto discendente e successivo ritocco
dellattacco con un tratto accessorio (in questo caso si
può avere tanto una sporgenza più o meno netta verso sinistra,
spesso di forma triangolare e che talora dà origine ad un
attacco biforcuto, quanto un attacco di tipo spatola che si
rastrema verso il basso, con più lieve sporgenza).
Comunque sia (e gli esempi fatti sopra sono
solo gli schemi essenziali, non esauriscono certo le possibilità
di esecuzione attestate per i secoli XI e XII) le lettere i,
m, n, p, r, u presentano di regola sulla linea superiore di
scrittura un tratto sporgente a sinistra col quale tendono verso
la lettera anteriore, che toccano se le lettere sono serrate e
compresse le une sulle altre.
Ora, fra queste possibili apposizioni, ve ne
sono parecchie che non sembrano affidate a semplici contingenze o
scelte esecutive, più o meno casuali (quali compressione,
allineamento della scrittura, ampiezza dei trattini di attacco),
che bensì ineriscono sostanzialmente alla costituzione, alla
successione delle lettere sulla linea superiore di scrittura.
Queste apposizioni sono una sia pur minuta struttura sintagmatica
che si attua quando una lettera, che presenta il suo ultimo
tratto sulla linea superiore di scrittura, precede una lettera
fornita di trattino di attacco. Il nostro esame quindi torna di
nuovo alle sette lettere che nel Luminario fanno perdere
la "mezza testa".
Nella scrittura francese dellXI secolo
deve farsi una chiara distinzione fra e, f, g, r, t, la c
e la x. Le lettere del primo gruppo, sia pure con
significative differenze tra di loro, sono sostanzialmente
coerenti nellapposizione; la c invece è molto più
incostante, nellXI secolo presenta spesso un tratto
inferiore più ampio del superiore, che quindi non tocca né
sfiora il trattino di attacco seguente; una particolarità che,
per i pochi casi censiti, sembra caratterizzare anche la x,
una lettera non ancora normalizzata nella sua morfologia né in
rapporto con la base di scrittura.
Fra le lettere del primo gruppo si debbono
separare la e dalla r e ambedue dalla triade f,
g, t. La e presenta varie soluzioni esecutive (secondo
tratto alto e terzo tratto coincidente con la linea di scrittura;
terzo tratto diagonale, a risalire da sinistra a destra, che
supera nettamente il secondo tratto e si protende verso la
lettera seguente; tratto accessorio, consecutivo al terzo tratto,
che si protende verso destra; terzo tratto diagonale che termina
sul punto di stacco del secondo tratto) di cui solo il primo
esito (già raro nel sec. XI, destinato a scomparire in seguito)
ha la massima funzionalità per uneventuale elisione; la r
è eseguita talora con un secondo tratto nettamente ondulato
che termina con un frego sottile, risalendo in diagonale sulla
linea di scrittura, talora con un secondo tratto che coincide,
con spessore ampio se non pieno, con la linea superiore di
scrittura: inutile sottolineare che solo questo ultimo esito è
pienamente congruo con la possibilità di elisione, risultando a
essa funzionale come lultimo tratto delle tre lettere f,
g, t che coincide strutturalmente con la linea superiore di
scrittura (anzi, diciamo meglio, è soprattutto il tratto finale
di queste tre lettere che la individua).
Ora, in questa catena grafica che si assesta
sulla linea superiore di scrittura, si possono documentare fatti
significativi per la regola dellelisione. Di solito dopo la
e, dopo lesito "a risalire" della r, il
trattino di attacco che segue non si modifica; esso normalmente
si appoggia, si adagia sul tratto di stacco anteriore ma mantiene
intatta la propria morfologia, la propria entità distinta. I due
tratti sono contigui, ma oltre a questa significativa contiguità
non presentano fenomeni di rilievo per il costituirsi della
regola dellelisione.
Di tuttaltro tipo la successione fra f,
g, t ed r (nellesito a questi assimilato) e il
tratto di attacco posteriore: lultimo tratto di f, g, r o
t individua la linea superiore di scrittura, la lettera
successiva è tracciata normalmente con lattacco (eventuali
eccezioni nei casi in cui è praticato il ritocco), ma in modo
tale che lattacco coincida, si sovrapponga alla parte
finale dellultimo tratto della lettera precedente,
cosicché la sequenza (facciamo lesempio della sequenza ti)
a un primo esame risulta visivamente costruita come un tratto
parallelo alla base di scrittura (ultimo tratto di t) da
cui si diparte un tratto discendente che viene giù
semplicemente, senza attacchi visibili (la i).
Bisogna osservare attentamente alcuni fatti:
per quanto si riesce a comprendere da singoli casi di esecuzione
(ad esempio, tratto anteriore che non coincide con la linea
superiore di scrittura; tratto anteriore sottile, che non ingloba
nel suo spessore un più pesante trattino di attacco posteriore)
la sovrapposizione ultimo tratto/attacco posteriore non deve
confondersi con una legatura, né di norma dà origine a
legatura, anche se pare probabile, nel primo organizzarsi della
minuscola carolina, che il modello della legatura destrogira, ad
angolo retto, debba aver giocato un ruolo nel normalizzare tali
sequenze; questa sovrapposizione è certo un nesso minimo, ma non
si risolve inizialmente in una elisione, cioè in ultima analisi
non è (o non è ancora) una semplificazione del processo dello
scrivere tramite leliminazione di un tratto accessorio.
Come questo uso della sovrapposizione possa
venire avvertito, già nel sec. XI, quale antecedente immediato
di una razionalizzazione dello scrivere tratto dopo tratto può
essere suggerito da una scelta esecutiva, che non ha goduto in
seguito di particolare successo: in alcuni manoscritti la g in
catena grafica perde lultimo tratto se seguita da lettera
con trattino (come la i), mentre lo mantiene altrimenti.
Si possono brevemente sintetizzare le
considerazioni finora svolte osservando che nel sec. XI, nella
successione fra un ultimo tratto sulla linea superiore di
scrittura e il trattino di attacco della lettera posteriore
(contiguità rara dopo c e x), si verifica
sovrapposizione dei tratti, e quindi alterazione nella morfologia
della lettera posteriore, quando la lettera anteriore è f, g,
t, più raramente r, solo in casi eccezionali e. Le
sequenze più comuni (la maggiore frequenza è imposta dalla
lingua latina stessa) che guidano con la loro regolarità il
processo di normalizzazione di questo uso sono relativamente
poche, ti, tu, ri, fi, gi; ampie anche le attestazioni di gn,
ru, tr; più sporadiche le testimonianze di altre
sovrapposizioni. Viste le lettere che fanno perdere il trattino
di attacco resta da dire di una lettera, la t, che resiste
normalmente allelisione, e ben a ragione, perché il tratto
che presenta sulla linea superiore di scrittura non è un tratto
accessorio ma il secondo tratto, che quasi mai perde la sua
individualità per sovrapposizione col tratto precedente.
Il secolo dodicesimo, è fin troppo noto,
segna per la Francia il momento in cui si accelera la metamorfosi
che sfocia nella definitiva organizzazione della littera
textualis: nella estrema varietà di fatti che concorrono al
cambio grafico si può solo accennare, in questa sede, agli
elementi che più direttamente interessano il fenomeno
dellelisione. Sotto questa prospettiva il processo
fondamentale ci sembra la compiuta individuazione della parola
grafica, che porta con sé luso di uno spazio bianco
omogeneo fra lemma e lemma e il dispiegarsi di artifizi diversi,
non necessariamente compresenti, per serrare luna
allaltra le lettere allinterno di parola
(compressione laterale; sovrapposizione di curve contrapposte;
trattini di stacco sulla base di scrittura che si protendono
verso la lettera seguente, trattini di attacco e loro eventuale
elisione sulla linea superiore di scrittura).
In genere nei primi 60/70 anni del secolo la
scrittura si viene normalizzando: la successione, talora fitta,
di tratti di attacco e tratti di stacco individua sempre più
chiaramente le due linee inferiore e superiore entro le quali
sono comprese tutte le lettere (con lovvia eccezione delle
aste che riducono però la loro ampiezza); la compressione delle
lettere le une sulle altre porta alla reciproca assimilazione di e
e di c (la e risulterà eseguita come una c provvista
di un sottile terzo tratto diagonale, mentre rari si fanno i casi
in cui il terzo tratto della e si protende ampiamente
verso destra); la costruzione fra le due linee di scrittura e la
compressione laterale modellano anche la lettera x, la cui
sezione posteriore, concava verso destra, risulterà uguale alla
lettera c (e quindi normalizzata anche sulla e).
Alla assimilazione di queste tre lettere, e,
c, x, fa riscontro, dal secondo decennio del secolo XII, la
semplificazione della lettera t, la lettera che
nellXI secolo maggiormente resiste allelisione.
Sempre più spesso il secondo tratto della t non inizia
più gagliardamente a sinistra del primo tratto discendente, ma
finisce per sporgere quanto o poco più di un trattino di
attacco; in tal modo la lettera perde la sua unicità, risulta
sempre più soggetta a elidere (anche nei casi in cui il tratto
sia abbastanza ampio) e negli esiti estremi si assimila alle tre
lettere ricordate sopra (c, e, sezione posteriore di x).
Questa complessiva normalizzazione della
scrittura (fatti salvi i casi di tracciati non assimilati, sempre
possibili non solo come assetto grafico complessivo, ma anche
come presenze accidentali allinterno di singole
realizzazioni) comporta una maggiore regolarità nei rapporti fra
le lettere nella catena grafica con conseguenze significative per
lelisione dei trattini, in particolare per le lettere c,
e, x.
Queste tre lettere, nel corso del secolo,
tendono a chiudersi con buona regolarità sul tratto di attacco
posteriore; di solito, e in particolare nei primi trenta anni, è
seguito il modello tradizionale di una semplice apposizione di
due tratti la cui morfologia non si altera nella sequenza: in
seguito, soprattutto negli anni 50/70, il tratto di attacco
posteriore si sovrappone leggermente allo spessore pieno del
secondo tratto di c, e, x; talora invece modifica la sua
forma per adattarsi allo stacco diagonale del tratto anteriore.
Tutti questi sono certo fatti minuti, quasi impercettibili,
spesso compresenti con la semplice contiguità fra stacco e
attacco, ma nei quali può individuarsi pienamente un momento
iniziale del processo dellelisione; essi si collegano alle
ormai costanti sovrapposizioni fra tratto di attacco e tratto di
stacco dopo f, g, r, t, ma anche, a quanto può vedersi, a
delle vere e proprie elisioni dopo queste quattro lettere. Questa
non sporadica presenza di elisioni risulta particolarmente
significativa, a mio avviso, perché individua la sede grafica
(la littera textualis in via di strutturazione) e il
periodo in cui la regola sembra organizzarsi quale compiuta
acquisizione dello scrivere, presentandosi come la soluzione più
economica per contemperare lesigenza di contiguità fra le
lettere con il massimo di semplicità nellesecuzione
grafica (lelisione infatti permette di evitare il più
complesso calcolo dei rapporti fra attacco e stacco imposti dalla
sovrapposizione).
Nei decenni successivi questa organizzazione
dei trattini di attacco nella nascente littera textualis francese
non riceve significativi incrementi, non finisce cioè per
normalizzarsi in una pratica dellelisione che si estenda a
tutte le realizzazioni grafiche in testuale per tutte le
possibili sequenze.
Anzi, esempi degli ultimi anni del secolo, e
soprattutto scritture dei primi trenta anni del Duecento,
mostrano come il precario equilibrio degli anni 50/70 riduca la
sue esemplarità di fronte allorganizzarsi di scelte
esecutive che fanno un uso decisamente limitato di
sovrapposizioni/elisioni.
Negli ultimi 20 anni del sec. XII nella
fluida costellazione della littera textualis, non certo
omogenea nellinterpretazione del sistema grafico, viene a
individuarsi una stilizzazione abbastanza definita, che ha la sua
prima origine in scritture che presentavano frequenti e pesanti
ritocchi a spatola, talora biforcuti, dei tratti discendenti.
Così accanto a scritture che continuano e articolano soluzioni
già sperimentate, sul finire del secolo si organizza una
particolare testuale stilizzata e, con la costante ripetizione di
tratti di attacco pesanti, prima a spatola o a triangolo, poi col
sec. XIII anche di forma più o meno romboidale o rettangolare,
noi assistiamo anche a un arretramento complessivo del numero
delle elisioni. Probabilmente la continua ripetizione di questi
attacchi pesanti è vista come un aspetto di interpretazione del
sistema, di stile, al quale non si può rinunciare; certo è che
in molti esempi di queste scritture sono presenti solo le
elisioni più "forti" (quali le sequenze ti, tu, ri,
ru, gi, fi) e talora in forma di sovrapposizione imperfetta
(lattacco romboidale non è completamente assorbito nel
tratto che lo precede, anzi la sua forma può intravedersi nella
parte finale di questi), mentre le sequenze più deboli, dopo c,
e, x, che a malapena avevano raggiunto forme di
sovrapposizione minima, spesso regrediscono in queste scritture
stilizzate ad una semplice contiguità di tratti.
Gli anni ai quali si arresta la nostra
analisi sono stati scelti in funzione dello studio complessivo
della metamorfosi tra minuscola carolina e littera textualis;
eppure il limite del terzo decennio del sec. XIII non risulta del
tutto inopportuno anche per lesame della regola
dellelisione dei trattini di attacco, e non certo perché
in seguito muti in modo repentino il panorama finora delineato,
ma essenzialmente perché, a parte subiecti, si avverte
lesigenza di una nuova articolazione dei modelli di
indagine. Con lo stilizzarsi della littera textualis formata,
con la prima verifica dei modi in cui fatti di esecuzione, di
stile prevaricano o limitano luso dellelisione, viene
anche meno la possibilità di esaminare la regola
indistintamente, nel complesso delle testimonianze scritte, col
rischio di rendere simili, con strumenti di analisi
differenziati, realtà grafiche ben diverse. Nel corso del sec.
XIII le possibilità di elisione vanno riferite anche ai
rapporti, per lo più differenziali e contrastivi, fra scritture
di apparato, stilizzate con la iterazione di singoli fatti di
esecuzione, e scritture duso, non normalizzate; studio
complessivo quindi delle scelte dello scrivere, della loro
diversa funzione sociale, dei limiti che esse impongono alla
regola dellelisione; insomma un compito che future ricerche
potranno eventualmente assolvere.
La verifica della regola
dellelisione nella littera textualis italiana è
stata condotta entro confini molto più ristretti, sia per il
numero delle testimonianze grafiche censite, sia per larco
temporale studiato, sia per la sostanziale fissità della
stilizzazione considerata: 40 codici databili allincirca
tra 1260 e 1350 scritti in una rotunda di origine
bolognese.
Questa prima scelta è in gran parte obbligata perché chiunque
desideri lavorare sulla scrittura testuale in Italia tra XII e
XIV secolo deve risolvere, come momento preliminare della
ricerca, il problema di raccogliere materiale omogeneo (e quindi
comparabile) databile con discreta sicurezza entro un massimo di
20/25 anni (e dico databile perché i codici datati, soprattutto
per il periodo più antico, non permetterebbero per lItalia
ricerca alcuna). Ora, senza dovere affrontare un materiale
dispersissimo e spesso di datazione incerta, nel caso specifico
dei manoscritti bolognesi due lavori recenti di storia della
miniatura, curati da Alessandro Conti e da François Avril,
Marie-Thérèse Gousset e Claudia Rabel, studi affatto autonomi
nella loro genesi ma significativamente coincidenti nelle
datazioni proposte, permettono di individuare una prima serie di
manoscritti databili di norma entro due decenni e coerenti quanto
a livello grafico e codicologico (sono tutti manoscritti di
confezione accurata, talora decisamente di lusso, scritti in una rotunda
posata, eseguita da copisti professionali che adottano
modelli di lettera affatto omogenei). Laccesso
allarchivio fotografico di Alessandro Conti, a cui va ogni
ringraziamento possibile, mi ha infine dato la possibilità di
esaminare, per i singoli manoscritti, riproduzioni fotografiche
di ottima qualità, di solito più di una per codice (fino ad
alcune decine di foto per volume).
Il materiale di osservazione così raccolto
non è forse numeroso, ma omogeneo e comparabile; permette
sicuramente una prima valutazione delle strutture grafiche e del
funzionamento della regola nella littera textualis usata a
Bologna tra 1260 e 1350.
Ora, per quanto riguarda
lorganizzazione complessiva della scrittura, dobbiamo
subito notare che nel settimo decennio del sec. XIII essa è
fissa e ampiamente normalizzata. Già esempi databili nella prima
metà del secolo ci mostrano lassestarsi di una testuale
omogenea in molti fatti ad beneplacitum (tratti e lettere
sono assimilati, presentano altezza eguale, sono costantemente
forniti di attacco sulla linea superiore di scrittura), ma ancora
viva nella varietà di alcune scelte esecutive (i tratti
discendenti dalla linea superiore di scrittura sono talora
pressoché rettilinei, talora nettamente spezzati; alcuni copisti
impiegano tratti di stacco ovunque sia possibile, mentre altri
limitano ampiamente questo uso; la presenza di tratti di attacco
e stacco ampi, che sfiorano le lettere anteriori e posteriori,
permette in alcune scritture un concatenarsi complessivo che la
sempre modesta compressione laterale non facilita certo laddove
questi tratti siano più ridotti o manchino). In questa varietà
di soluzioni la regola dellelisione dei trattini di attacco
non ha ancora applicazione omogenea; spesso, fino ad esempi della
metà del secolo, è organizzata in semplice sovrapposizione.
Col settimo decennio del secolo, negli anni
in cui inizia il nostro censimento, risulta prevalere (fino a
risultare praticamente unica) una stilizzazione piuttosto rigida,
in cui i tratti discendenti di i, m, n, r, u non
presentano significative spezzature, in cui mancano tratti di
stacco per il primo tratto di f, h, m, n, r, s diritta,
per il secondo tratto di m, in cui i tratti di attacco e
stacco sono complessivamente di dimensioni contenute. In questa
struttura non compressa, fortemente razionalizzata in una
costruzione che prevede literazione costante di pochi
tratti essenziali, spesso perfettamente bilineare nel modesto
rilievo delle aste, si può immediatamente osservare una piena
attestazione della regola dellelisione, sempre attiva nelle
sequenze successive a f, g, r, t (come possiamo
constatare, la r è pienamente assimilata alle tre lettere
che individuano la linea superiore di scrittura), più incostante
dopo c, e, x.
Prima di passare ad esaminare in
dettaglio luso dellelisione nei 40 manoscritti
censiti, bisogna segnalare un fatto che riveste
unimportanza specifica per la testuale italiana; le singole
lettere sono costruite a piccoli tocchi di penna, tratto dopo
tratto, in genere in conformità alla tipologia grafica e alla
tecnica esecutiva che il Luminario ci documenterà circa
due secoli dopo. Però i tratti discendenti dalla linea superiore
di scrittura e dotati di attacco verso destra, quando
lattacco è ampio, pronunciato (questo avviene spesso nei
manoscritti liturgici), non sono sempre eseguiti in un tempo
solo, prima la "mezza testa" e poi, senza soluzione di
continuità, "tirare giù", secondo il lessico del
Verini, bensì sono tracciati in due tempi, prima lattacco
e poi lasta, la sezione discendente (non perfetta
coincidenza tra le due sezioni, o un inchiostro più scuro
laddove i tratti si sovrappongono sono spie di questo fenomeno).
Quando avviene lelisione ovviamente lattacco, cioè
di fatto la prima sezione della lettera, non viene eseguito; in
questi casi nei manoscritti bolognesi lelisione costituisce
un vero risparmio grafico, perché esenta dal tracciare la parte
iniziale di una lettera.
Sul complesso dei 40 manoscritti esaminati
si documenta la piena, costante attuazione dellelisione
dopo f, g, r, t in tutte le possibili sequenze. Le
eccezioni sono rarissime, e nascono solo da singole contingenze
esecutive; lunica eccezione che si fonda su una specifica
realtà grafica è costituita dalla mancata o parziale elisione
dopo g di forma angolare, la cui sporgenza verso destra
sia piuttosto ridotta. Accanto a due esempi in cui convivono g
angolare e g rotonda, questa resistenza alla regola è
nettamente attestata da tre manoscritti tardi, che presentano
unicamente la forma angolare.
Per quanto riguarda le altre lettere che
provocano elisione (c, e, x), nei 90 anni esaminati non si
colgono assestamenti duso o processi evolutivi netti e
certamente significativi; possiamo solo quantificare le
attestazioni di resistenza allelisione nel complesso dei
manoscritti censiti: ci nel 45% dei facsimili, cr e
cu nel 30%, ct nel 17%, ei nel 42%, em nel
75%, en nell82%, ep nel 50%, er nell82%,
et nel 60%, eu nel 55%, xi nel 20%, xp nel
15%.
Se questi dati assoluti, pure significativi,
segnalano soprattutto la scarsa capacità di elidere della
lettera e ed una significativa resistenza
allelisione della lettera r (ma anche n ed m)
dopo e, essi acquistano intelligibilità più piena
osservando che la c mostra resistenza allelisione in
26 manoscritti su 40 (negli altri 14 elide sempre regolarmente),
la e in 38, la x in 15 (ma non ho attestazioni
della x in 9 manoscritti).
Questi dati sono utili non solo per ribadire
ulteriormente la divaricazione fra due lettere molto simili,
quali c ed e, ma per valutare meglio un fatto
grafico di difficile esame, solo in alcuni casi nettamente
palese: nello stesso esempio di scrittura, per la stessa sequenza
(di norma ci, cr, cu, ct / ei, er, eu, et) la c e
la e non assolvono la stessa funzione, la prima provoca
elisione, la seconda no. Si può sospettare che in un sistema
grafico molto assimilato, in cui spesso la e si distingue
dalla c solo per un sottilissimo frego, talora
inavvertibile, questo diverso comportamento delle due lettere
riveli una selezione funzionale, che nasce dallesigenza di
distinguere i due segni e agevolare così la lettura: certo è
comunque che questo fenomeno attraversa una buona parte dei
manoscritti esaminati e non sembra potersi attribuire ad un
periodo o ad una classe di testi specifica.
A integrazione e primo riscontro del
panorama che risulta dallesame dei manoscritti bolognesi ho
condotto unindagine molto limitata su scritture
monumentali, dapparato, eguali per modulo, livello
stilistico e funzione alle scritture dei manoscritti liturgici
italiani dei secoli XV e XVI. Ho esaminato sugli originali i
corali conservati presso la Biblioteca Antoniana di Padova ed
espressamente preparati per la basilica del Santo, tutti volumi
di cospicuo, talora altissimo, livello grafico e codicologico.
I dieci antifonari che, stante
lacquisita concordia fra storici della miniatura, furono
confezionati in un primo periodo di rinnovo dei libri liturgici
(circa 1333-1345), e che quindi sono omogenei per periodo ed
ambiente grafico ai più recenti manoscritti bolognesi censiti,
mostrano una sicura attestazione della regola secondo gli schemi
già sperimentati: le lettere f, g, r, t provocano di
norma elisione piena e costante, ma non di rado anche elisione
parziale (senza significative differenze tra c ed e),
mentre lassenza di elisione, rara ed accidentale per tutte
le sequenze, è norma in ct, et, xt, ove la t conserva
sempre un netto ed ampio attacco del secondo tratto.
Ad epilogo di questa verifica su
manoscritti francesi ed italiani (e sempre tenendo presente
laccezione ed i limiti nei quali si può parlare di regola
dellelisione), possono tirarsi le prime conclusioni,
sicuramente tracciate a grandi linee.
La regola dellelisione sembra un fatto
grafico inerente in modo specifico alla ormai avanzata
metamorfosi dalla minuscola carolina alla testuale: la
sovrapposizione fra ultimo tratto anteriore e tratto di attacco
posteriore, sempre possibile nella minuscola carolina dopo f,
g, t (e spesse volte dopo r), coinvolge tutte le sette
lettere ricordate nel Luminario (c, e, f, g, r, t, x)
e tende a trasformarsi e strutturarsi in vera e propria elisione
a partire dal sec. XII, quando elementi distinti, tutti parimenti
costitutivi del cambio grafico, si organizzano in serie sempre
più serrate e omogenee (assimilazione reciproca delle lettere
tramite lesecuzione di pochi tratti essenziali; costante
presenza di trattini di attacco che si ordinano tutti alla stessa
altezza sulla linea superiore di scrittura; serrarsi delle
lettere le une sulle altre tramite vari artifizi).
Una prima analisi di manoscritti francesi
(ma anche inglesi; non difformi le primissime risultanze per le
regioni tedesche) lascia intravedere come la regola fuori
dallItalia non trovi col sec. XIII un vero e proprio
assestamento; anzi le sovrapposizioni o le elisioni parziali meno
strutturate (dopo c, e, x) spesso regrediscono a semplici
apposizioni sia nelle scritture testuali meno normalizzate, più
rapide e disarticolate, in cui non si calcolano rigidamente i
rapporti fra lettera e lettera, sia in scritture altamente
stilizzate, quale la littera textualis formata, caratterizzata
da attacchi molto marcati, che nella forma estrema, a rombi o
quadrangoli, resistono fieramente allelisione (talora anche
dopo f, g, r, t).
Passando in rassegna le più importanti
raccolte di manoscritti datati (specialmente Gran Bretagna,
Francia, Belgio, Austria, Svizzera) possiamo facilmente
verificare come fuori dItalia il fatto che influisce
maggiormente sulla regola, dopo il sec. XIII, non consista tanto
in modifiche significative alle strutture della littera
textualis, quanto in una progressiva, netta riduzione e
specializzazione del suo uso.
Se fino alla metà circa del sec. XIV la
produzione manoscritta è egemonizzata da scritture testuali di
realizzazione quanto mai varia, talora difficilmente riferibili
ad un canone preciso, non di rado ibridi che accolgono lettere
della tradizione corsiva (comune una a semplificata sul
modello della corsiva), nella seconda metà del secolo si fanno
sempre più frequenti, fino a diventare preponderanti negli anni
80/90, scritture di origine corsiva. I libri di studio,
duso, di lavoro, che nella prima metà del secolo erano
scritti con testuali spesso semplificate e destrutturate, sono
ora prodotti con scritture tipologicamente corsive, che talora
mantengono un efficace e reale sistema di legature, talora sono
eseguite tratto dopo tratto, come la testuale, e sono più o meno
stilizzate in conformità alla funzione che devono assolvere.
Con il sec. XV le testimonianze di uso della
littera textualis sono costantemente molto modeste, talora
del tutto marginali allinterno di un articolato panorama di
scritture e stilizzazioni diverse. Se si eccettuano funzioni
specializzate (titoli, sottoscrizioni, lemmi o sezioni di opere
redatte in altre scritture) la littera textualis è usata
in ambiti ristretti: qualche testo filosofico o letterario, di
norma in latino, talora nei volgari nazionali, ma essenzialmente
opere liturgiche, libri di preghiera personale o comunitaria,
testi di edificazione destinati al clero, agli ordini religiosi,
al laicato devoto.
In questa produzione quantitativamente
modesta è adoprata di solito una scrittura stilizzata, per lo
più provvista di attacchi quadrangolari; in molte scritture non
italiane le possibilità di applicazione della regola sembrano
così consumarsi in un duplice processo che vede da una parte
luso specializzato della littera textualis per una
ristretta classe di testi, che vede dallaltra parte la
scelta, proprio per questi testi, di un modello di scrittura che
contrasta in numerosi casi e sequenze con la regola
dellelisione.
Diversamente in Italia le possibilità di
applicazione e di sviluppo della regola non vengono mai meno tra
XIII e XIV secolo. Infatti nella rotunda italiana del sec.
XIII i tratti di attacco non acquistano mai, neppure nella
scrittura più formata, la valenza di autonoma cifra stilistica e
già nella seconda metà del secolo la littera textualis di
origine bolognese testimonia un ampio uso della regola, peraltro
rigidamente rispettata dopo f, g, r, t. Limmobilità
di un modello di scrittura, praticamente fisso fino al pieno sec.
XVI, favorisce in Italia uno sviluppo di tipo analogico e
normativo della regola dellelisione, che a partire dal sec.
XV nella scrittura più stilizzata interessa omogeneamente tutte
le sequenze possibili.
Non a caso, nel momento estremo del suo uso,
lelisione è avvertita e presentata come regola unicamente
da una fonte italiana, il Luminario del fiorentino
Giovanbattista Verini.
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