Antonio Cartelli - Marco Palma

Antonella Tomiello
Razionalizzazione grafica e leggibilità
tra
littera antiqua e textualis

(in Per Alberto Piazzi. Scritti offerti nel 50° di sacerdozio, a cura di Carlo Albarello e Giuseppe Zivelonghi, Verona, Biblioteca Capitolare di Verona, 1998, pp. 371-379, esclusi grafici e note)

      Se la distinzione tra scrittura carolina e littera textualis è ben nota, non altrettanto chiari risultano i motivi e le dinamiche attraverso i quali si è passati da un sistema grafico a quello successivo. Oltre ai suggestivi ma semplicistici parallelismi tra scrittura ed architettura gotica, si è additato a determinate tecniche esecutive come possibile causa della transizione grafica, non considerando che le variabili in gioco nel passaggio dall’una all’altra scrittura sono di così vario ordine da non poter fondarsi su una sola giustificazione. Forse la difficoltà di individuare cosa sia intervenuto nella transizione è dovuta alla volontà di trovare una motivazione unica che abbia spinto al cambiamento, poiché la rilevazione di più fattori determinanti viene a volte considerata una soluzione meno soddisfacente. Chi fosse su questa linea di pensiero, resterà certamente deluso da quanto viene presentato in questo contributo: non verrà indicata, infatti, la causa ultima del processo antiqua-textualis, ma si porranno più semplicemente in evidenza alcune tendenze che emergono lungo la trasformazione verso il nuovo sistema grafico.
      Si tratta di una prima, provvisoria ricognizione dei dati rilevati all’interno di una ricerca sulla transizione dalla littera antiqua alla textualis, coordinata da Stefano Zamponi e da Ezio Ornato, in cui è stata presa una campionatura di 87 manoscritti originari del nord della Francia, datati o databili tra l’XI sec. e la prima metà del XIII, consultati in originale alla Bibliothèque Nationale di Parigi.
      Partendo dalle descrizioni ormai standardizzate sui caratteri peculiari della testuale, presenti nella manualistica corrente, e considerando inoltre alcuni elementi distintivi del sistema grafico recentemente individuati, è stata approntata una scheda che permettesse la rilevazione di quei fattori che divengono pertinenti e connotativi del nuovo sistema grafico. È stato così analizzato l’uso delle curve contrapposte, l’impiego di r tonda dopo o e dopo lettera curva a destra, il fenomeno dell’elisione dei tratti d’attacco e la chiusura di lettera aperta a destra verso la lettera successiva; sono state osservate pure le attestazioni dei tratti di attacco e stacco delle lettere che in origine non ne erano fornite. È stato inoltre calcolato il grado di serratezza della scrittura basandosi sul rapporto tra larghezza e altezza delle lettere m ed o; il variare del corpo di scrittura rispetto all’UR (unità di rigatura) e la lunghezza delle aste ascendenti e discendenti. Si è calcolato poi il variare degli spazi tra parola e parola, rilevando a questo proposito anche la percentuale di parole non separate individuate nel testo.
      Un primo, importante fenomeno che si impone con prepotenza già dal 1050 e la cui attestazione influenza le successive esecuzioni grafiche è appunto la separazione delle parole; questo dato trova conferma nella recente ed esaustiva pubblicazione di Paul Saenger [Space between Words: the Origins of Silent Reading, Stanford (California) 1997, pp. 202-223], nella quale si sottolinea il compiersi di tale fenomeno nel nord della Francia, nell’abbazia di Cluny e a Digione con la metà circa dell’XI secolo. Rappresenta un fatto di capitale importanza per quanto concerne la ‘grammatica della leggibilità’, la possibilità cioè da parte di chi legge di avere un’immagine visiva immediata, sintetica, del testo scritto. Costituisce infatti un perno attorno al quale si muove variamente la transizione dall’antiqua alla textualis; si vedrà, infatti, come le innovazioni grafiche sperimentate nel corso dell’XI e del XII sec. siano sempre condizionate dall’esigenza di una lettura chiara e distinta delle lettere e delle parole. Ma non sembra essere soltanto questo l’elemento comune a tutta la transizione; ce n’è almeno un altro, riconducibile ad un’esigenza di ‘razionalizzazione della scrittura’. È un fenomeno che si manifesta sotto diversi aspetti, primo tra i quali la riduzione del tracciato delle lettere in pochi ed elementari tratti, che permettono al copista una maggior economia nell’apprendimento e nell’esecuzione della catena grafica. Come conseguenza diretta si osserva la progressiva riduzione dei tratti discendenti, costitutivi del corpo della lettera, al tratto a forma di i; in base a questa normalizzazione inoltre la catena grafica viene individuata nettamente da una riga superiore ideale ed una riga di base di scrittura. Ma il processo di razionalizzazione non si limita alla riorganizzazione della materia grafica: ricerca anche un’ottimizzazione dello spazio rigato. A questo provvede già in parte la riduzione delle lettere ad articuli, se si considera la differenza di spazio occupato da una m tracciata in modo carolino ed una invece composta da tre i successive. Lo sfruttamento dello spazio disponibile comunque va oltre: innanzitutto modella le lettere in modo tale da occupare buona parte dello spazio interlineare, quello cioè disponibile tra due righe tracciate, con la conseguente riduzione delle aste ascendenti e discendenti, portando così progressivamente la scrittura ad un aspetto bilineare; in secondo luogo, razionalizza gli spazi tra parola e parola, dando vita ad una serie di fenomeni grafici conseguenti. Infatti la riduzione degli spazi delimitanti ogni ‘blocco semantico’ induce necessariamente ad eliminare gli spazi tra lettera e lettera, per un chiaro motivo di leggibilità. Da qui l’accostamento e la successiva fusione dei nessi, e l’uso di r tonda dopo o anche ad interno di parola, per evitare uno spazio tra curva e tratto discendente. Ad una esigenza di eliminare eccessivi spazi bianchi anche ad interno di lettera aperta sembra altresì legata la realizzazione di un trattino di attacco nel secondo tratto di u, grazie alla quale l’occhio del lettore percepisce immediatamente la lettera nella sua unità. Il fenomeno dell’elisione dei tratti di attacco è invece di difficile interpretazione, poiché soggiace a tendenze opposte ed in contrasto: risponde infatti ad un’esigenza di eliminare eccessivi spazi bianchi ad interno di parola, ma dipende inoltre da un’esecuzione più o meno razionalizzata dei singoli articuli che compongono ogni lettera; la sua realizzazione resta quindi molto irregolare fino allo scadere del secolo XII, e solo con il XIII viene coscientemente selezionata dai copisti come fatto grafico normativo.
      Il processo non presenta inizialmente un’evoluzione lineare e nemmeno lo si può pretendere, non solo per la pluralità delle esecuzioni grafiche, ma pure per la tensione esistente tra razionalizzazione e leggibilità, che opera in varie direzioni prima di trovare il suo equilibrio.
      Nella seconda metà dell’XI sec. si nota una tendenza ancora incerta ad una realizzazione più serrata sia delle lettere che degli spazi. Da un lato i copisti iniziano a percepire i segni grafici nei loro tratti costitutivi: compaiono, anche se irregolarmente, i trattini di stacco nelle lettere m, n, r, nelle quali si riproduce il tratto ad i. Contemporaneamente si tende ad un’ottimizzazione della catena grafica lungo la riga di scrittura, sia in verticale che in orizzontale: il sempre più ampio riempimento dello spazio tra due righe tracciate comporta una conseguente riduzione delle aste, fatto che continuerà costantemente anche nel XII e nel XIII secolo, mentre la diminuzione degli spazi tra parole incide positivamente sull’accostamento di curve contrapposte, che resta comunque un fatto di natura puramente occasionale. Si assiste peraltro ad un netto attestarsi del secondo tratto di attacco di u (con occorrenze superiori all’80%), che accenna quindi una doppia esecuzione del tratto ad i. Le realizzazioni grafiche di questo periodo sono peraltro ancora irregolari: prova ne sia la bassa percentuale di chiusura delle lettere c, e, t, x sulla lettera successiva, segno che i rapporti tra ‘grafemi’ non sono ancora normalizzati e che la catena grafica non individua nettamente la riga superiore ideale e quella di base della scrittura.
      Ci si aspetterebbe, per il periodo che segue, un’evoluzione delle tendenze in atto nella seconda metà dell’XI; tuttavia, tra il 1100 e il 1125, si registra una parziale reazione a quanto si era sperimentato precedentemente, fenomeno probabilmente determinato dalla paura che le innovazioni grafiche mettessero a repentaglio la nuova grammatica della leggibilità, raggiunta nella metà del secolo precedente. Se da una parte continua il processo di razionalizzazione degli elementi costitutivi della catena grafica, con un netto attestarsi dei tratti di stacco non solo in m, n ed r, ma pure nelle aste discendenti, che ora si arrestano sulla riga di base di scrittura, e con una conseguente compressione laterale della scrittura, gli spazi tra le parole si allargano, permettendo così una netta diminuzione degli accostamenti tra curve e della realizzazione di r tonda dopo o ad interno di parola.
      Il periodo successivo, dal 1125 al 1150, presenta ancora dei ripensamenti rispetto alle precedenti produzioni, mostrando come il rapporto tra razionalizzazione e leggibilità sia oltremodo dinamico e non privo di tratti contrastanti. Contrariamente al primo quarto di secolo, gli spazi riprendono nuovamente a diminuire, dando così nuovo impulso agli accostamenti tra curve e al realizzarsi di r tonda anche ad interno di parola; pure il secondo tratto di attacco di u è divenuto costitutivo della lettera. Anche se avvertono l’esigenza di ottimizzare l’area destinata alla scrittura, i copisti si premurano però di non compromettere eccessivamente la chiarezza della catena grafica e contrappongono all’economia degli spazi tra parole un’esecuzione leggermente meno serrata delle lettere, soprattutto di m, nella quale l’evoluzione dei tratti di stacco non aumenta percettibilmente.
      Dalla metà del sec. XII il periodo di sperimentazione di nuovi fatti grafici sembra lasciare posto ad una sempre maggiore stilizzazione di tutte le realizzazioni grafiche precedenti, conciliando così serratezza delle lettere da una parte e sfruttamento dello spazio lungo la riga dall’altra. L’esigenza di leggibilità non è venuta meno, ma si ricerca una più accurata esecuzione e si selezionano alcuni fatti grafici dissimilanti: i tratti di stacco sono realizzati quasi al 90%; i nessi di curve contrapposte sono meno sporadici e r tonda si generalizza anche ad interno di parola; le lettere c, e, t, x chiudono con maggior regolarità, anche se ogni copista tende a differenziare le chiusure effettive di c ed e, per permettere al lettore la dissimilazione immediata tra i due segni grafici.
      Con la prima metà del sec. XIII le tendenze grafiche presenti già in buona misura nel cinquantennio precedente diventano norma e determinano la nascita di un nuovo sistema grafico: la textualis. In questo periodo lo spazio tra le lettere diminuisce ancora, tanto che si incontra occasionalmente qualche parola non separata; la realizzazione dei nessi è ampiamente attestata, r tonda diviene frequente anche dopo lettera curva verso destra e non solo dopo o. Se lo spazio è ottimizzato, anche la scrittura risulta strutturata in modo estremamente organico: i tratti d’attacco e stacco vengono sempre realizzati, m è molto serrata, come pure o, partecipando così all’economia dello spazio lungo la riga di scrittura; lo spazio viene sfruttato pure in senso verticale, nell’interlinea, tanto che la scrittura raggiunge spesso un aspetto quasi bilineare. La piena stilizzazione dei tratti si riflette ora anche sul fenomeno delle elisioni, che viene realizzato nel 50% dei casi, e sulla chiusura delle lettere c, e, t, x sulla lettera successiva, ora frequente per oltre il 70% dei casi.
      Nasce naturale, a questo punto, la domanda sul perché il secolo XIII determini una tale accelerazione nel processo avviato dapprima con la seconda metà dell’XI sec. e poi, più nettamente, dal 1150. Sicuramente influiscono caratteri che non dipendono soltanto dal puro atto di scrivere, ma che coinvolgono anche dei fattori esterni, quali una maggiore produzione del libro, una diversa taglia, nuove esigenze delle classi sociali; fatti che esulano per il momento dagli scopi della presente ricerca.
      Parimenti, ci si vuole brevemente soffermare su un fatto relativo al processo dello scrivere, quello riguardante il succedersi delle diverse generazioni di copisti e il conseguente riflettersi delle abitudini scrittorie di questi lungo archi di tempo più o meno lunghi. Infatti il fenomeno dei nessi non nasce ex nihilo con i primi del XIII secolo: si consideri ad esempio il ms. Par. Nouv. Acq. Lat. 706: databile verso il 1143-44, presenta già oltre l’80% di curve in nesso; il Par. lat. 8314 (del 1171) e il Par. lat. 2560 (databile tra il 1164 e il 1174) realizzano i nessi nel 75% dei casi. Dunque già nel sec. XII vi sono copisti che eseguono regolarmente i nessi; fanno parte probabilmente di una generazione che, divenuta adulta, partecipa alla diffusione tra i nuovi scribi dell’innovazione grafica, forse generalizzatasi anche sotto le spinte provenienti dal mondo del libro e della cultura del XIII secolo. Come appare evidente, ancora una volta l’attestarsi nel mondo della scrittura di un nuovo sistema grafico non può essere imputato ad uno o pochi fattori macroscopici, ma dipende da una realtà più complessa.
      Dal punto di vista puramente paleografico nel contributo è stato più volte sottolineato come una tendenza alla razionalizzazione dell’atto dello scrivere e dello sfruttamento dello spazio rigato influisca pesantemente nel passaggio dal sistema carolino a quello testuale; si è parimenti dimostrato che questo non è l’unico fattore determinante del cambio grafico, poiché resta sempre la preoccupazione della leggibilità che condiziona l’esecuzione grafica. Se si calano queste tendenze in un contesto storico e culturale complesso come appare l’inizio del XIII secolo, emerge chiaramente come la nascita della littera textualis dipenda da molteplici fattori di varia natura che, combinatisi, determinano il definitivo affermarsi della nuova scrittura.

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