Antonio Cartelli - Marco Palma

Denis Muzerelle
Monique-Cécile Garand (1920-2002)
"Gazette du livre médiéval", 40 (printemps 2002), p. 116

      Con Monique-Cécile Garand, deceduta a 82 anni il 7 maggio 2002, scompare una figura centrale del Comité international de paléographie latine. Appena uscita dall’École nationale des chartes (1954), era stata inserita da Charles Samaran nel piccolo gruppo che doveva aiutarlo a mettere in piedi un Comité international de paléographie e a concretizzare il suo grande progetto del Catalogo dei manoscritti datati. A partire da allora ella dedicò - con una costanza e una coscienza poco comuni - a queste due imprese una carriera conclusa nel 1985. Succeduta nel 1964 a Marie-Thérèse Vernet come segretaria del Comité, non lesinò gli sforzi per favorire lo sviluppo di questa istituzione; la discreta menzione del suo nome nel frontespizio dei sette volumi francesi del Catalogo dei manoscritti datati pubblicati fra 1959 e 1985 non rende giustizia al ruolo da lei ricoperto. Né si può dimenticare il grandissimo servizio reso per lunghi anni alle nostre discipline nel ruolo di segretaria di redazione della rivista Scriptorium.
      Durante le missioni compiute per studiare, a Parigi e in provincia, tutti i fondi delle biblioteche francesi, ella aveva acquisito una conoscenza profonda degli scriptoria, delle biblioteche, degli ambienti culturali che ne erano all’origine. Tanta scienza è rimasta purtroppo spesso confinata nelle stringate descrizioni del Catalogo dei manoscritti datati, che, nella loro dotta sobrietà, forniscono un magnifico panorama codicologico della Francia. Monique-Cécile Garand ci ha tuttavia lasciato altre pubblicazioni, molte delle quali di carattere innovativo: lo studio dello "scriptorium privato" di un umanista (1967); l’applicazione della macrofotografia alla paleografia (1975); l’analisi della scrittura di un mancino (1983); il confronto fra documenti e libri usciti da uno stesso scriptorium (1977-1978). Ma la affascinavano soprattutto le caratteristiche personali delle scritture, e in tutti i suoi lavori si manifesta la preoccupazione di ritrovare l’uomo nel copista. La sua passione per gli autografi dell’epoca monastica (cfr. Scrittura e civiltà, 5, 1981, pp. 77-104) si è infine realizzata in un bellissimo studio sugli scritti di Guibert de Nogent (1995).
      Siamo dunque davvero in tanti a lamentare la sua scomparsa e a rimpiangere, insieme alla sua esperienza, l’inossidabile amabilità e la costante disponibilità che mostrava verso tutti, specialisti di fama internazionale come giovani studenti che le si rivolgevano timidamente per un consiglio.

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