Antonio Cartelli - Marco Palma

Armando Petrucci

Scritture di folle

(versione italiana [2006] del testo che sarà pubblicato in Crowds, a cura di
Jeffrey T. Schnapp e Matthew Tiews, Stanford University Press)
[redazione del testo a cura di Libera Giachino]

Nel settembre del 1966 lo storico italiano Delio Cantimori indicava fra i compiti della ricerca storica quello di indagare "complessi di fatti e di azioni consapevoli e particolari o fenomeni di lunga durata" che fossero comunque concreti e documentabili.
Il fenomeno che intendo studiare qui, evocando una serie di diverse situazioni all'interno delle quali esso si è manifestato nel passato e continua a manifestarsi ancora oggi, è costituito dall'uso di testi scritti pubblicamente esposti da parte di masse umane, o folle, presenti ed attive all'interno di realtà urbane.
In effetti esistono, e sono sempre esistite in società più o meno parzialmente alfabetizzate, situazioni in cui masse organizzate e più o meno numerose di uomini e di donne partecipano o assistono ad un evento pubblico portando con sé, singolarmente o in gruppo, e usando in vario modo oggetti (quadri, cartelli, drappi, striscioni e simili) coperti di testi scritti leggibili a distanza.
Finora l'attenzione degli studiosi si è concentrata di preferenza sulle cosiddette "scritture esposte" immobili, cioè affisse o iscritte in modo stabile in qualche luogo pubblico, su muri, monumenti, pareti; così è stato finora e così continua ad essere per tutte quelle di carattere comunicativo, politico, pubblicitario, che hanno popolato e popolano gli spazi delle città, da Pompei a New York. Ma non mi sembra che finora si sia preso in esame un fenomeno del tutto diverso, quale quello costituito da scritture esposte autonome, prodotte spontaneamente ed esibite ostentatamente da masse umane in movimento, attraversanti un luogo abitato o sostanti in un luogo aperto come una piazza o uno stadio, o anche in luoghi chiusi, come sale sufficientemente vaste.
Dirò subito, per chiarire ai lettori gli scenari su cui intendo soffermarmi, che penso ad eventi pubblici come le processioni, i cortei, le manifestazioni da una parte e ad eventi sportivi o a riunioni cerimoniali e politiche dall'altra. Di tali eventi sono protagoniste, per ricorrere alle categorie interpretative enunciate a suo tempo da Elias Canetti, "masse ferme", come quelle concentrate in piazze concluse, in stadi sportivi, in sale e così via, e "masse in movimento", lento o rapido. Nel primo caso le "masse ferme", pur rimanendo tali, possono muovere più o meno ritmicamente le scritture esibite, e nel secondo caso le masse mobili possono trasformare il loro movimento, la loro marcia in carica aggressiva, utilizzando proprio i supporti stessi delle scritture esibite (bastoni, pali, spranghe, mazze) come armi contundenti contro schieramenti avversi (oppositori politici o sportivi, forze dell'ordine) che intendano contrastarli o fermarli.
Se prendiamo in considerazione soprattutto il periodo contemporaneo, dall'Ottocento ad oggi, mi sembra che si possa procedere ad un'ulteriore distinzione, e cioè a quella tra "folle celebranti" e "folle manifestanti", in quanto l'atteggiamento dei protagonisti, assai diverso nei due casi, modifica radicalmente anche l'uso e perfino la natura delle scritte esibite. Una folla celebrante, che partecipi ad una processione religiosa o ad un corteo ufficiale (per esempio, nel passato, l'"ingresso" di un sovrano, di un papa, di un ambasciatore e così via, in una città), esibisce scritte, composte e preparate, anche materialmente, da altri e ad essa fornite o imposte dai veri "domini" della situazione rituale: si pensi ai cortei pubblici in situazioni di regimi dittatoriali, interamente ritualizzati e militarizzati, in cui non soltanto lo svolgimento dell'azione è, dal principio alla fine, organizzato e controllato da una precisa coreografia, ma anche, se non soprattutto, i simboli esibiti, figurali e scritti, sono rigidamente programmati secondo un immutabile programma preventivo.
Del tutto diverso, anzi opposto, mi sembra sia, da questo punto di vista, la natura delle scritte esibite da una folla manifestante, che ostenta in modo esplicitamente aggressivo e fortemente individualizzato, a seconda dei gruppi partecipanti, distinti in differenti segmenti del corteo, i propri prodotti scritti, di solito elaborati dagli stessi partecipanti per l'occasione. Nel primo caso, dunque, potremmo dire di trovarci di fronte alla esibizione di scritte elaborate per la folla; nel secondo caso, al contrario, di scritte elaborate dalla folla.
Un ultimo aspetto che vorrei prendere in esame è quello costituito dall'impatto che queste scritte, i cui testi sono di solito ripetuti ossessivamente a voce dai partecipanti, esercitano sullo spazio pubblico (strade e piazze di una città) che attraversano. Si tratta, in genere, dei settori più nobili, significativi ed antichi del singolo centro abitato, quelli dove si trovano i "palazzi del potere", i monumenti storici e religiosi più importanti, tradizionalmente riservati ai riti pubblici delle istituzioni e della classe dominante, dalle passeggiate, alla partecipazione agli spettacoli, allo "shopping". È indubbio che l'impatto è di natura ostile, psicologicamente teso a spaventare l'ipotetico avversario e a comunicargli un'impressione terrorizzante di forza soverchiante, mediante un'azione fisica di attraversamento "armato", che si configura simbolicamente come un atto di esplicita violenza: non tanto, dunque, di attraversamento, quanto di "penetrazione", di cui le scritte esibite e agitate costituiscono il messaggio simbolico e dichiarativo.
A parte va considerato, da questo punto di vista, il fenomeno, tutto contemporaneo, delle scritte esibite dalle folle costituite dalle tifoserie sportive organizzate, soprattutto all'interno dei luoghi a ciò deputati (stadi, palestre, campi); e ciò sia per la sua contiguità formale con la produzione scrittoria spontanea di natura politica, sia per l'appartenenza dei protagonisti a una fascia di età quasi totalmente giovanile.
In queste situazioni altamente ritualizzate le scritte, esibite o su cartelli rigidi o su grandi, a volte enormi striscioni di stoffa, costituiscono vere e proprie opere d'arte di realizzazione anonima, o meglio di gruppo, il cui linguaggio è fortemente espressivo ed aggressivo, intinto di autorappresentazione gergale, sesso, violenza. Poiché il pubblico protagonista è costretto nel luogo ove si svolge la rappresentazione sportiva, di cui è spettatore e partecipe, a muoversi sono proprio le scritte, che, accompagnate da slogan cantanti o urlati in coro, si alzano, si abbassano, si arrotolano e si srotolano, configurando uno spettacolo nello spettacolo nella forma di una vera e propria danza guerriera, cui spesso segue, nel momento del parossismo finale, un duro scontro fisico, che conclude la rappresentazione.
In conclusione mi sento di affermare che proprio questo più recente tipo di situazione, nella sua esplicita mistione di gioco e di violenza, tramite il movimento ritmico di migliaia di corpi e di centinaia di scritte, costituisce un uso originale e del tutto nuovo della esibizione di scrittura di folle urbane.

Segnalazioni bibliografiche

La citazione iniziale è tratta da D. Cantimori, Galileo e la crisi della Controriforma, in Id., Storici e storia, Torino, Einaudi, 1971, pp. 637 ss.; quelle di E. Canetti da Id., Masse e potere, Milano, Rizzoli, 1972, pp. 27-41. Più in generale cf. A. Petrucci, La scrittura. Ideologia e rappresentazione, Torino, Einaudi, 1986; A. Pinelli, Feste e trionfi: continuità e metamorfosi di un tema, in S. Settis (ed.), Memoria dell'antico nell'arte italiana. II. I generi e i temi ritrovati (con ulteriore bibl.). Per le scritture sportive italiane cf. A. Ricci, Graffiti. Scritte di scritti. Dalle epigrafi fasciste alla bomboletta spray, Manziana, Vecchiarelli, 2003.

 

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