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Marco Palma
Un punto di partenza
A proposito dei Manoscritti datati della
Sicilia,
a cura di Maria Maddalena Milazzo et al., Firenze, SISMEL
Edizioni del Galluzzo, 2003
(Manoscritti datati dItalia, 8)
Palermo, 16 giugno 2004
Il 5 aprile 1787 Johann Wolfgang von
Goethe si trova a far spese nel centro di Palermo. Fra lui e un
negoziante si svolge il dialogo che riporto nella traduzione di
Aldo Oberdorfer (Viaggio in Italia, Novara, De Agostini,
1982, p. 170).
"Per tutti i santi del
paradiso!", esclamai. "Di dove viene la sudiceria
della vostra città? Non vi è, dunque, rimedio? Eppure
questa strada è tanto lunga e bella da poter gareggiare col
Corso di Roma. Da ambo le parti vi sono dei marciapiedi
lastricati, che ogni padrone di negozio, ogni operaio,
mantiene con nettezza scopando continuamente e spingendo
tutto giù nel mezzo, che diviene sempre più sudicio, e ad
ogni ventata rinvia la spazzatura prima gettata nella strada.
A Napoli si vedono tutti i giorni asini occupati a
trasportare la spazzatura negli orti e nei campi. Non si
potrebbe impiantare da voi un tale servizio o qualche cosa di
simile?".
"Da noi le cose sono come sono", replicò il
mercante.
Non suoni irriverente questa citazione in
unoccasione lieta come questa. In realtà lelemento
che interessa non è losservazione di Goethe, anche se
sarebbe facile cogliere il paradosso del confronto con gli
attuali treni carichi di rifiuti solidi urbani che partono
quotidianamente da Napoli per la Germania, ma la risposta del
commerciante.
Il libro di cui si parla oggi è in realtà
un tentativo, riuscito, di smentire la sua affermazione. Per la
prima volta il patrimonio librario medievale siciliano è stato
sottoposto a una verifica complessiva, per produrre un catalogo
speciale che ne descrive una parte ragionevolmente valutabile fra
un quinto e un decimo. Le storie delle biblioteche che conservano
i datati si trovano insieme al saggio di Diego Ciccarelli, che
dà conto delle infinite spoliazioni subite dallIsola,
anche in questo settore, nel corso dei secoli. I manoscritti
siciliani sono ora inseriti in una collana che, giunta al nono
volume (nel frattempo è infatti apparso il catalogo del fondo
Palatino della Nazionale fiorentina), si è conquistata uno
spazio rilevante nel panorama internazionale della catalogazione
scientifica. Le ragioni della nostra soddisfazione, come
siciliani, come membri dellAssociazione Italiana
Manoscritta Datati, come studiosi del libro e delle scritture
delletà di mezzo, sono chiare.
Eppure desidero esporvi oggi i miei timori
per il futuro, resi evidenti dallesperienza dei cinque anni
necessari a catalogare, descrivere cioè con il corredo di storie
dei fondi e riproduzioni, 58 manoscritti. Queste perplessità
sono paradossalmente aggravate dal fatto che limpresa è
stata compiuta con lappoggio più totale
dellAssessorato regionale ai Beni culturali e sotto il
coordinamento della Biblioteca centrale di Palermo, vale a dire
in una situazione di assoluto privilegio per quanto riguarda
laccesso al materiale e la collaborazione dei funzionari.
Permettetemi di fare un paio di conti, del
tipo di quelli che si fanno di solito per calcolare il rapporto
tra costi e benefici, ad esempio nella realizzazione di
unopera pubblica. Non avendo modo di calcolare in nessun
modo i primi, mi limiterò a mettere in relazione le persone
impegnate, i risultati ottenuti e il tempo impiegato. Dunque un
catalogo comprendente 58 descrizioni, con il ricordato corredo di
riproduzioni, storie dei fondi, bibliografia e indici, ha
richiesto cinque anni di lavoro da parte delle 26 persone che
figurano nel frontespizio. Ovviamente nessuno dei 26
curatori/collaboratori ha lavorato a pieno tempo al progetto, ma
questo è appunto un elemento di cui tener conto per il futuro e
che è comune alla maggior parte dei volumi finora pubblicati
nella collana Manoscritti datati dItalia. Se
proiettiamo ora questo ritmo verso lobiettivo ricordato a
conclusione della presentazione del direttore generale dr. Grado,
cioè "arrivare in tempi brevi ad un catalogo di tutti i
manoscritti medievali presenti in Sicilia", possiamo
prevedere, a parità di impegno umano, un tempo variabile fra i
25 anni, nel caso che i 58 codici rappresentassero il 20% del
patrimonio, ai 50, se essi, come auspichiamo, non ne fossero che
un decimo.
Il tempo tuttavia non è lunico
problema. Molto più serio è quello delle energie umane: se non
ho contato male, le descrizioni sono dovute a meno della metà
dei nomi in frontespizio, 12 su 26. Anche qui soccorre la lucida
analisi del direttore generale: "Unaltra grande
difficoltà, che è necessario sottolineare, è rappresentata
dalla scarsa presenza in Sicilia delle professionalità
necessarie alla catalogazione dei manoscritti. La formazione di
paleografi e codicologi richiede anni di costante impegno e
purtroppo nella nostra regione questi specialisti sono troppo
pochi per soddisfare le effettive esigenze".
La coscienza del problema esiste ed è un
primo passo verso la soluzione. Senza specialisti capaci e
utilizzati per quello che sanno fare non è possibile pensare ad
avviare dei progetti di grande respiro per lo studio, la
catalogazione e la valorizzazione del patrimonio manoscritto
medievale della Sicilia. Questo non è ovviamente compito della
sola amministrazione regionale dei beni culturali, ma anche delle
università e della società civile in genere, almeno nel suo
strato più colto e avvertito. Nel resto dItalia, come
saprete, ci si è sempre più decisamente incamminati sulla
strada dellaffidamento allesterno di questo tipo di
servizi, utilizzando personale estraneo allamministrazione,
normalmente membri di cooperative o liberi studiosi che vengono
retribuiti secondo criteri assai variabili. Il risultato che
comincia a delinearsi è la sostanziale deresponsabilizzazione
dei bibliotecari pubblici, per i quali è stata addirittura
teorizzata la trasformazione in manager della
catalogazione, nel senso che dovrebbero sovrintendere al lavoro
di descrizione fatto da altri. La Sicilia (ma un analogo ottimo
esempio è costituito dal catalogo dei codici datati del fondo
Conventi soppressi della Nazionale di Firenze) ha scelto finora
laltra via, quella della produzione in proprio, la cui
qualità è garantita dalla professionalità del personale
interno. Proseguendo in questa direzione, se si vuole arrivare a
una catalogazione generale in tempi non biblici, la strada non
può che essere quella di reclutare nuovo personale specializzato
e impiegare a pieno tempo in questo compito quello già in
servizio. Il che significa in sostanza che chi cataloga dovrebbe
prevalentemente, se non esclusivamente, dedicarsi a questo lavoro
e che da parte dellamministrazione sarebbe opportuno che
venissero eliminati tutti quei lacci e lacciuoli di
carattere formale che rendono spesso penosa lattività dei
catalogatori.
Mi sembra naturale esprimere i miei sommessi
dubbi circa la possibilità che si creino in breve tempo le
condizioni per un progetto complessivo, al quale dovrebbe
comunque sovrintendere unautorità scientificamente
competente, supportata da unorganizzazione efficiente. Dopo
anni e anni di generosi sforzi da parte del Laboratorio del
manoscritto dellICCU non si è riusciti a ottenere, a
livello nazionale, che dei modesti risultati, sia per la
catalogazione con MANUS che per la bibliografia dei manoscritti
con BIBMAN. Certo è di buon auspicio che uno dei pochi effetti
visibili del lavoro sia lottimo catalogo del fondo Monreale
della Biblioteca centrale di Palermo, in occasione della cui
presentazione fu lanciata lidea dellimpresa che
vediamo oggi realizzata. La speranza tuttavia che si riesca a
gestire in sede regionale la catalogazione dei codici medievali
siciliani dovrebbe fondarsi su un chiaro indirizzo politico teso
alla valorizzazione di questo settore negletto dei beni
culturali, assai più difficilmente spendibile in termini di
visibilità rispetto al patrimonio, ad esempio, archeologico o
storico-artistico. La classe politica locale e la dirigenza
amministrativa sono disponibili ad accettare una sfida i cui
termini sono probabilmente ignoti anche a gran parte
dellopinione pubblica colta?
Colgo quindi loccasione per lanciare
qualche modesta proposta che in termini di realizzabilità mi
sembra praticabile e potrebbe rappresentare lavvio di un
processo positivo.
Prima di descrivere un manoscritto è
ovviamente necessario conoscere quanto esiste in letteratura su
di esso. Il catalogo dei datati ha consentito di raccogliere una
prima messe di dati bibliografici che può rappresentare una
buona base di partenza per la costruzione di una bibliografia dei
manoscritti siciliani. Esistono ad esempio territori inesplorati
dellerudizione sette-ottocentesca, ma anche del secolo
appena trascorso, la cui riemersione consentirebbe la
ricostruzione e la riappropriazione di quellambiente
culturale da cui sono nate molte delle biblioteche e delle
collezioni studiate in occasione della catalogazione dei datati.
Loperazione può apparire umbratile e un po noiosa,
ma è unindispensabile premessa alla descrizione e
offrirebbe la possibilità di unesperienza preziosa al
personale che non ha una consuetudine particolare con il
patrimonio manoscritto. Certo, non tutta la bibliografia si trova
fisicamente in Sicilia, il che comporta magari delle missioni in
grandi biblioteche fuori dellIsola: è disposta
lamministrazione a semplificare le procedure per consentire
questi spostamenti ai propri funzionari?
Abbiamo finora parlato di amministrazione
regionale, comè giusto che sia dato che sotto i suoi
auspici si è compiuta la catalogazione dei datati. Ma in Sicilia
esistono anche delle biblioteche comunali, o appartenenti ad
altre amministrazioni, che possono perseguire delle proprie
politiche con i loro mezzi. Mi piace ricordare ad esempio che,
grazie al dr. Filippo Guttuso, direttore della Biblioteca
comunale di Palermo, il libro di cui parliamo oggi comprende la
descrizione di un Orazio quattrocentesco che altrimenti non solo
sarebbe sfuggito alla nostra attenzione, ma sarebbe emigrato,
come tanti altri esemplari, verso lidi ignoti. Il tutto in tempi
fulminei anche per amministrazioni di grande efficienza, a
dimostrazione che la volontà politica può oltrepassare di
slancio tutti gli ostacoli burocratici. Il caso è esemplare
anche per quel che rappresenta per la sopravvivenza del
patrimonio librario antico, di cui almeno in questa occasione è
stato scongiurato lennesimo episodio di dispersione. Esiste
unautorità politico-amministrativa in grado di evitare che
le grandi collezioni private continuino a emigrare dalla Sicilia,
vendute dai proprietari o dai loro eredi? Si può far giungere
allopinione pubblica lidea che i beni culturali
ignoti non si trovano necessariamente sotto qualche metro di
terra o sotto il livello del mare, ma anche dietro la parete di
un palazzo, nello scaffale di una libreria? Mi sia permesso
esprimere, finalmente e pubblicamente, il dubbio che questi 58
codici non rappresentino la totalità dei datati siciliani e che,
nonostante ogni sforzo dei funzionari competenti, esistano fondi
in mano privata di cui ignoriamo le dimensioni e
limportanza.
Le biblioteche di altre amministrazioni, ma
anche le regionali, potrebbero dunque promuovere una loro
politica di catalogazione, passo per passo, secondo le proprie
possibilità, per produrre descrizioni che certo confluirebbero
nellimpresa comune, ma avrebbero una loro validità e
visibilità anche individuale. La strada più ovvia è quella
della pubblicazione a stampa delle descrizioni, ma permettetemi
di ricordare anche qui lesperienza del catalogo aperto dei
manoscritti Malatestiani, visibile in rete e continuamente
incrementato dallanno scorso per cura e con i fondi
dellamministrazione comunale di Cesena, che ne ha fatto un
fiore allocchiello della sua politica culturale. Certo un
catalogo aperto costituisce un work in progress per
definizione, richiede unattenzione quotidiana, molteplici
competenze e un capitolo di spesa fissa: ma non è appunto quello
che si desidera per valorizzare il patrimonio manoscritto?
Un progetto diverso che da sempre stimola la
mia immaginazione è quello che punta alla ricostruzione della
produzione libraria siciliana nella sua totalità, quale che sia
lattuale sede di conservazione degli esemplari. Ritrovare,
descrivere e studiare i libri prodotti in Sicilia, quelli in
alfabeto latino, perché ad esempio per i greci è stato fatto
infinitamente di più. Il censimento dei datati ha permesso di
rilevare quanto pochi siano i codice di sicura origine siciliana:
quanti ce ne saranno sparsi per il mondo? Ecco quindi lidea
di una Bibliotheca Sicula manuscripta, cui sarebbe bene
che contribuissero le università siciliane. Ne verrebbe un
quadro della cultura dei secoli del pieno e basso medioevo
nellIsola che gli studi, almeno sotto questo aspetto, hanno
finora toccato solo marginalmente. La moderna tecnologia
consentirebbe di ricomporre virtualmente i libri scritti in
Sicilia: intanto le immagini, dovunque acquisite, e poi gli
studi. Come si vede, non cè limite alla fantasia.
Un fatto comunque va detto, a conclusione
di queste brevi riflessioni. Qualunque sia il futuro della
catalogazione in questa terra, esso deve nascere in Sicilia, da
un progetto concepito e realizzato con lintelligenza, la
volontà, i mezzi e gli sforzi di chi lavora qui e ha la
responsabilità di conservare il patrimonio manoscritto acquisito
nei secoli. Gli aiuti esterni non mancheranno (né eventualmente,
per quel che può valere, il mio impegno personale), ma dovranno
aggiungersi e non sostituirsi allelaborazione progettuale e
alla scelta culturale dei bibliotecari, dei ricercatori, degli
intellettuali siciliani, che vorranno riconoscere
limportanza della posta in gioco e spingere la classe
politica locale a sostenerla in ogni legittimo modo. Se
questultima non risponderà, bisognerà però resistere
alla tentazione del lamento e allabituale, rassegnato
proclama di impotenza.
Spero non vi dispiaccia che un meticcio come
me usi la prima plurale: se "Da noi le cose sono come
sono", ebbene dobbiamo e possiamo cambiarle.
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