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Marco Palma
La catalogazione elettronica dei manoscritti
medievali
(con osservazioni di Giliola Barbero)
II Seminario e laboratorio di formazione
Studi medievali e cultura digitale
(Pavia, 1-6 settembre 2003)
Il titolo della relazione comprende un
sostantivo (catalogazione) e un aggettivo
(elettronica) che hanno pesi assai diversi a seconda
dei contesti in cui sono usati. Un Seminario/laboratorio di
cultura digitale dovrebbe essere evidentemente interessato
soprattutto allaggettivo, ma penso che una riflessione in
qualsiasi sede non possa che cominciare dal sostantivo.
Catalogare i beni culturali è da sempre considerato un
imperativo categorico, quasi un dovere civile per chi ha la
capacità di farlo: credo che lopinione pubblica colta di
qualsiasi paese lo consideri unovvia priorità in una
corretta gestione del settore. Le difficoltà iniziano appena si
passa dallenunciazione teorica alla prassi quotidiana. I
manoscritti sono tra i più difficili da trattare fra i beni
culturali, innanzitutto perché ce ne sono di diversissime
tipologie linguistiche, cronologiche, grafiche, poi perché sono
conservati nei luoghi più impensati oltre quelli prevedibili
come biblioteche e archivi, in terzo luogo perché richiedono,
per essere compiutamente apprezzati, una serie di competenze
impossibili da reperire tutte insieme anche fra i pochi addetti
ai lavori.
In questa occasione parliamo di manoscritti
medievali, limitando opportunamente il campo a tutto ciò che è
datato o databile, per antica convenzione, entro lanno
1500. Questo confine cronologico non è tuttavia molto apprezzato
da chi teorizza o pratica la catalogazione, in particolare dai
bibliotecari conservatori, che hanno la cura di materiale
eterogeneo, anche recentissimo, e che vorrebbero vederlo trattato
allo stesso modo e oggetto del medesimo interesse. Sul piano
formale la correttezza di questa posizione appare indiscutibile,
ma altrettanto valido mi sembra largomento in base al quale
la metodologia della ricerca storica non può appiattirsi
sullaspetto esterno della fonte, il libro appunto. Per
intenderci, mi sembra difficile trattare allo stesso modo, dal
punto di vista della descrizione, un fondo di codici medievali e
(doveroso omaggio allUniversità che ci ospita) gli
autografi del Centro di ricerca sulla tradizione manoscritta
di autori moderni e contemporanei [1].
Tutti i riferimenti che saranno quindi fatti
alla problematica della catalogazione dei manoscritti saranno
implicitamente da intendersi applicati agli esemplari medievali.
Nel presentare, insieme ad Antonio
Cartelli, Andrea Daltri e Paolo Zanfini, nel marzo scorso a
Cesena il Catalogo aperto dei manoscritti Malatestiani [2], sul quale tornerò in seguito, citavo una
frase dellArcheologia del libro di Marilena Maniaci,
apparsa da pochi mesi, che mi sembra opportuno ripetere in questa
sede: "
non è un caso se, nelluniverso della
stampa, non si è mai vista la seconda edizione, riveduta e
corretta, di un catalogo di manoscritti" [3].
Il motivo di questa osservazione è chiarissimo: cè troppo
da fare con il materiale non descritto per poterci permettere il
lusso di riprendere in mano gli esemplari già descritti. I
numeri di questo patrimonio sono praticamente sconosciuti e le
cifre che circolano, sia a livello internazionale che italiano
(riferite beninteso ai manoscritti in alfabeto latino), sono
assolutamente indicative: mi limito a ricordare quelle relative
alla Germania e allItalia. Nel primo caso si parla di
60.000 esemplari [4], nel secondo di alcune
centinaia di migliaia, che diventerebbero oltre due milioni
superando lo spartiacque dellanno 1500 [5].
Di fronte a un compito immane,
particolarmente in Italia, la nobile tentazione cui si è ceduto
è stata quella della teorizzazione, che come vedremo, si
riaffaccia continuamente, a prescindere dalle tecnologie usate.
Di qui manuali, come quello fortunatissimo di Petrucci [6] e guide, come quella altrettanto nota di
Jemolo e Morelli [7]: non a caso entrambi i
titoli, a differenza dei cataloghi, hanno avuto una seconda
edizione. Alla stessa tipologia appartengono anche gli atti dei
tre convegni organizzati dallICCU fra 1980 e 1991, tutti
centrati sulla discussione delle possibili strategie di
catalogazione [8]. Lo stesso Istituto ha
quindi lanciato nel corso dellultimo decennio del secolo
scorso due programmi (nel senso sia di progetto che di software)
per costituire dei grandi archivi centrali contenenti le
descrizioni dei manoscritti e la bibliografia ad essi riferita:
MANUS e BIBMAN. La situazione annunciata sulla home page
del Laboratorio per la documentazione e la catalogazione del
manoscritto è la seguente: la base dati di MANUS consta di circa
3000 descrizioni, che saranno visibili in rete da settembre 2003,
mentre BIBMAN ha archiviato circa 11.000 schede, contenenti
70.000 citazioni relative a 50.000 manoscritti [9].
Recentemente lIstituto ha affidato a
una cooperativa lincarico di descrivere 2000 codici di tre
grandi biblioteche fiorentine (Laurenziana, Nazionale e
Riccardiana) e romane (Casanatense, Nazionale e Vallicelliana),
prova evidente che la catalogazione non è ritenuta un compito
istituzionale del personale interno o, in alternativa, che gli
altri doveri assorbono talmente i bibliotecari da non consentire
loro di dedicarsi allo studio ordinario del materiale che
custodiscono [10].
Questa prassi non è eccezionale: cito
lesempio di un progetto in corso alla British Library,
quello della catalogazione dei manoscritti appartenuti
allitalofilo ed ellenofilo Lord Guilford, vissuto a cavallo
tra Sette e Ottocento, buona parte dei cui manoscritti si trovano
riuniti sotto le segnature Additional 8220-8823 [11].
Il lavoro, iniziato nel giugno 2000, è terminato per quanto
concerne le descrizioni, già disponibili in rete
allinterno del catalogo dei manoscritti della British
Library: il volume a stampa è previsto in uscita per il 2004. La
differenza con la nostra situazione è che il 60% del compito è
stato affidato a una studiosa retribuita con fondi esterni
(incidentalmente unitaliana, Laura Nuvoloni), ma per il
restante 40% ha provveduto personale interno, un membro del quale
ha assunto il ruolo di project manager.
Una procedura analoga, anche su scala
nazionale e su fondi pubblici (della Deutsche
Forschungsgemeinschaft) è stata adottata in Germania, dove,
anche con il contributo di studiosi esterni, sono stati prodotti
a partire dal 1960 e fino a poco fa oltre 200 cataloghi
contenenti le descrizioni di circa 20.000 manoscritti [12]. Ma anche qui cè una differenza:
allimpresa sovrintendeva una commissione, periodicamente
rinnovata, di bibliotecari e studiosi che si assumeva la
responsabilità scientifica finale di mandare in stampa i
cataloghi.
Lesempio tedesco è certamente il più
interessante anche per un altro motivo, che in questa sede
interessa particolarmente. A partire dal 2001, con una direttiva
estremamente densa, esplicita sul piano teorico ma anche
concretissima sulle misure da adottare, la Deutsche
Forschungsgemeinschaft ha deciso di passare alla catalogazione
elettronica, anzi, più correttamente, alla diffusione telematica
delle informazioni sui manoscritti. Vale la pena di rileggere
insieme la semplicissima frase con cui lente pubblico
tedesco per la ricerca annuncia la sua decisione di rinunciare al
tradizionale sistema di pubblicazione: "Si possono prevedere
anche per il futuro pubblicazioni a stampa o su altri tipi di
supporto, a condizione che non limitino la libera diffusione e
disponibilità dei contenuti nelle reti che forniscono
informazioni alla ricerca" [13]. I Neue
Konzepte stabiliscono insomma che tutto ciò che riguarda la Erschliessung
(cioè la documentazione e lo studio) dei manoscritti
medievali debba passare attraverso una grande banca dati
centrale, Manuscripta mediaevalia, che credo si possa
tranquillamente definire la più importante fonte centralizzata
di informazioni al mondo su questo tipo di beni culturali.
Presenta tra laltro 228 cataloghi integralmente
digitalizzati contenenti le descrizioni di 50.000 manoscritti,
una base dati fondata sugli indici relativi a 38.000 manoscritti
e 900 descrizioni recenti, le riproduzioni di 88 codici [14].
È opportuno un confronto con una grande
istituzione come la British Library, che offre in linea le
descrizioni dei cataloghi pubblicati a stampa dalla metà del
Settecento, più altre che, come abbiamo visto a proposito della
collezione di Lord Guilford, vengono continuamente prodotte: per
tutte vale il principio del work in progress [15]. La differenza principale fra i due modelli
consiste nel fatto che i cataloghi tedeschi sono basati su
descrizioni estremamente più dettagliate, per le quali erano
previste norme precise giunte nel 1992 alla quinta edizione [16]. I cataloghi della British Library, prodotti
nellarco di due secoli e mezzo, presentano delle
inevitabili disuguaglianze, ma sono concepiti tutti con la tipica
sinteticità anglosassone. Sostanzialmente analogo a quello
londinese è il catalogo elettronico dei manoscritti medievali
della Bodleian Library, anchesso sostenuto da uno sponsor
esterno, il Getty Grant Program [17]:
è unaccorta miscela di cataloghi generali di età anche
più che secolare [18], di cataloghi speciali
di codici decorati [19], di descrizioni
recentissime apparse in stampa e in rete [20],
di una bibliografia relativa ai singoli esemplari tenuta
continuamente aggiornata dai conservatori della biblioteca.
In Francia si progetta di mettere in rete il
Catalogue général des manuscrits des bibliothèques
publiques de France (170.000 descrizioni in oltre 100
volumi), dotandolo di una struttura in grado di consentire
interrogazioni sugli elementi fondamentali (autori, titoli,
datazioni e così via) [21]. Negli Stati
Uniti un consorzio di biblioteche, sostenuto dal National
Endowment for Humanities e da fondazioni private, ha lanciato
a partire dal 1996 Digital Scriptorium, una base dati
contenente descrizioni e immagini di manoscritti che il 10
febbraio scorso, data dellultimo aggiornamento,
riguardavano 3145 esemplari [22]. Questa
iniziativa si distingue, più ancora che per la qualità della
realizzazione (ottima ad esempio quella delle riproduzioni), per
la filosofia che la guida e che in questa sede risulta
particolarmente interessante. Le descrizioni infatti, per le
quali è disponibile una specifica guida [23],
risultano preparate per loccasione e strutturate, mediante
una codifica XML (eXtensible Markup Language)
[24].
Ne consegue unamplissima capacità di interrogazione,
riguardante in pratica tutti i campi in cui linformazione
è suddivisa.
Lesempio americano dà unottima
idea di come si possa presentare un catalogo di manoscritti privo
della forma discorsiva cui siamo abituati da secoli: esso nasce,
a somiglianza del nostro MANUS, come una base dati, non come un
testo, a parte la possibilità per ciascuno di questi modelli di
trasformarsi in qualcosa di simile a un catalogo a stampa. La
scelta in entrambi i casi è stata quindi quella di cominciare da
capo: si dispone di uno strumento nuovo, concepito per
loccasione e lo si usa in tutte le sue potenzialità. Non
cè in teoria di meglio, perché si parte con informazioni
raccolte per loccasione e sostanzialmente indicizzate
allorigine.
Dai fatti nasce tuttavia qualche dubbio: le
due imprese appena citate, iniziate negli anni Novanta del secolo
scorso, mettono ciascuna a disposizione dei ricercatori qualche
migliaio di descrizioni. Premesso che le spiegazioni di questo
dato possono essere molteplici e anche molto diverse per le due
situazioni, temo che ci troviamo di fronte a un tipico caso di
visione illuministica, in base alla quale si disegna un mirabile
progetto, formalmente inattaccabile, al quale mancano le gambe,
quelle umane, per camminare. Si scrivono quindi guide (proprio
come i manuali di cui si parlava allinizio), si insegnano
linguaggi nuovi (come appunto le lezioni e le esercitazioni in
laboratorio in questo seminario, suddivise in classi HTML e XML),
si propongono iniziative come MASTER (Manuscript Access through
Standards for Electronic Records). Di questultima riporto,
perché assai interessanti ai nostri fini, le istruzioni per la
compilazione del campo Scrittura [25]:
2.6.2.2 Writing
The <msWriting> element may contain a short
description of the general characteristics of the writing
observed in a manuscript as in the following example:
<msWriting>
<p>Written in a <term>late caroline
minuscule</term>; versals in a form of <term>rustic
capitals</term>; although the marginal and interlinear
gloss is written in varying shades of ink that are not those of
the main text, text and gloss appear to have been copied during
approximately the same time span.</p>
</msWriting>
Note the use of the <term> element to mark
specific technical terms within the context of the <msWriting>
element. Where several distinct hands have been identified, the
cataloguer may simply specify the fact using the hands
attribute, as in the following example:
<msWriting hands="2">
<p>The manuscript is written in two contemporary hands,
otherwise unknown, but clearly those of practised scribes. Hand I
writes ff. 1r-22v and hand II ff. 23 and 24. Some scholars,
notably Verner Dahlerup and Hreinn Benediktsson, have argued for
a third hand on f. 24, but the evidence for this is
insubstantial.</p>
</msWriting>
Alternatively, or in addition, where more specific information
about one or more of the hands identified is to be recorded, the
<handDesc> element should be used. Such hand
descriptions may contain prose and may also bear particular
attributes to facilitate retrieval as in the following example:
<handDesc><p>Written in Insular
phase II half-uncial with interlinear Old English gloss in an
Anglo-Saxon pointed minuscule.</p></handDesc>
The <locus> element discussed in section 2.2.3
References to manuscript locations may be used to specify
exactly which parts of a manuscript are written by a given hand
where this information is included within the hand description.
Alternatively, the standard TEI <handShift> element
may be used within the body of a transcription to point a <handDesc>
element. Note that this element replaces the existing TEI <hand>
element, which has a more restricted scope of application.
Come è evidente, il problema davanti a
cui ci troviamo non è quello di apprendere un linguaggio di
marcatura: per quello dovrebbero essere sufficienti impegno ed
esercizio. Allinterno di questa descrizione ci sono una
serie di osservazioni specifiche e termini tecnici della
paleografia che vanno applicati al singolo esempio nel testo,
nelle glosse, nel riconoscimento e nella differenziazione delle
mani. Si tratta insomma di un compito tipico del catalogatore di
manoscritti con una solidissima preparazione in storia della
scrittura latina, che ovviamente non si improvvisa e richiede una
lunga esperienza. Lo stesso può dirsi per tutti gli altri
aspetti di un codice. Si capisce ora come la catalogazione non
sia un lavoro semplice e perché proceda tanto lentamente: è
molto più facile scrivere guide alla descrizione dei manoscritti
che descriverli effettivamente. Siamo di fronte a una questione
non di tecnica, ma di politica della catalogazione, per la quale
occorrono tempi lunghi ed energie umane da qualificare, dato il
fatto, evidentissimo, che le poche esistenti non dimostrano un
travolgente entusiasmo per lattività catalografica. Si
spiega anche quindi la scelta fatta in Francia, Germania e
Inghilterra di digitalizzare intanto il materiale esistente,
aggiungendovi man mano le nuove descrizioni. Si sfrutta al meglio
in questo modo la massa di cataloghi disponibili, anche di età
veneranda, riproducendo secondo le regole dellattuale
tecnologia unoperazione che ha illustri precedenti e che
consiste nelladattare il patrimonio esistente a un nuovo
strumento di diffusione della cultura: non cè bisogno di
ricordare per lantichità il passaggio dal rotolo al codice
e per il tardo medioevo quello dal manoscritto al libro a stampa.
Veniamo ora allesempio di Cesena
annunciato allinizio. Il Catalogo aperto dei manoscritti
Malatestiani risponde allidea di fondo di creare uno
strumento, virtuale nella struttura ma concretissimo nei fatti,
di studio e documentazione dei codici cesenati [26].
Nato da pochi mesi, in coincidenza con il 550° anniversario
della fondazione della Biblioteca, si propone di costituire nello
stesso tempo un deposito delle ricerche di cui il fondo è stato
oggetto nei secoli e uno stimolo a produrne di nuove [27]. La struttura è sostanzialmente tripartita,
anche se con ulteriori suddivisioni al suo interno. La prima
sezione contiene una serie di testi che forniscono informazioni
sui fondi manoscritti della Biblioteca, cioè quello Malatestiano
vero e proprio, costituito ex novo intorno alla metà del
Quattrocento dal signore di Cesena Malatesta Novello e
comprendente altri esemplari di varia origine (come il lascito
del medico riminese Giovanni di Marco), quello della Piana, la
biblioteca del cesenate Pio VII Chiaramonti, e i corali del Duomo
e di Bessarione (lottavo dei quali recuperato a fine 2002
sul mercato antiquario), per un complesso di 417 codici. Ad
agosto 2003 vi si trovano 25 testi (solo alcuni dei quali in
formato immagine), a partire da alcune significative pagine del
primo catalogo a stampa, quello apparso fra 1780 e 1784 per cura
del francescano Giuseppe Maria Muccioli [28],
per finire con due saggi di Sebastiano Gentile e Fabrizio Lollini
tratti dal catalogo della mostra cesenate del 2002-2003 su Malatesta
Novello magnifico signore [29]. Fra
i due estremi cronologici si trovano contributi notissimi, fra i
quali si possono ricordare, a titolo di esempio, quelli di
Augusto Campana sulla Biblioteca [30], di
Emanuele Casamassima - Cristina Guasti [31] e
Albinia Catherine de la Mare [32] sui copisti
dello scriptorium Malatestiano, di Giordana Mariani Canova
[33] sulla miniatura dei codici del Novello,
di Aldo Luzzatto [34] e Giuliano Tamani [35] sui sette esemplari ebraici.
La seconda sezione, costruita da Andrea
Daltri intorno a un database WINISIS, consente di reperire,
incrociandole anche in vario modo, le informazioni concernenti i
manoscritti in forma di descrizioni, bibliografia e immagini. Le
prime sono state riprese dal materiale esistente, come i
cataloghi storici, quello già citato di Muccioli e quello di
fine Ottocento di Raimondo Zazzeri [36], ma
anche i cataloghi delle numerose mostre che negli ultimi anni
sono state incentrate intorno ai codici Malatestiani, e da ogni
altra fonte disponibile. Per le immagini si è fatto uso delle
riproduzioni digitali già effettuate. Tutti e tre questi tipi di
informazioni, come del resto i testi della prima sezione, vengono
regolarmente incrementati recuperando il materiale già edito, ma
anche producendo ex novo delle descrizioni e raccogliendo
nuova bibliografia. Per le immagini si punta col tempo a rendere
disponibili le riproduzioni di tutti i manoscritti. Le nuove
descrizioni e la bibliografia, a prescindere dai criteri con cui
verranno elaborate, saranno regolarmente fornite allICCU
per gli archivi MANUS e BIBMAN, in linea di principio nel formato
richiesto dallIstituto.
Per questi
aspetti è infatti prevista la massima libertà da parte dei
redattori, che comunque dovranno concordare i criteri del loro
lavoro con la Biblioteca, sulla quale ricade la responsabilità
scientifica dellimpresa.
La terza sezione consiste in un forum
di discussione, in cui è possibile dare e chiedere informazioni
in forma di messaggi, come anche pubblicare lavori inediti a
stampa o non ancora giunti a maturazione definitiva. Attualmente
(agosto 2003), oltre a una serie di messaggi, vi figurano tre
relazioni presentate al convegno dello scorso marzo Il dono di
Malatesta Novello [37]. Per aver accesso
al forum (che dà anche diritto a ricevere periodicamente
una newsletter) occorre registrarsi, a titolo ovviamente
gratuito e con ogni garanzia di privacy. Il relativamente basso
numero di iscritti [38], giustamente notato
da Giliola Barbero in unaccurata recensione del sito [39], testimonia una delle principali difficoltà
di fronte alla quale si trova un progetto di catalogo aperto: la
scarsa reattività degli addetti ai lavori. Gli studiosi sono
abituati a considerare la biblioteca il luogo in cui si trovano
gli oggetti della ricerca e le fonti di informazione, non una
palestra di scambio nella quale si può anche dare oltre che
ricevere. Hanno probabilmente bisogno di tempo per metabolizzare
un cambio di prospettiva che riguarda peraltro anche il personale
scientifico che sovrintende agli istituti di conservazione, al
quale si richiede un nuovo atteggiamento, volto a seguire le
ricerche in corso, ma anche a provocarle e a produrle in proprio,
come sta cercando di fare la Malatestiana con contratti ad hoc.
Le grandi tradizioni e le medie dimensioni
della Biblioteca cesenate la rendono uno strumento ideale per la
verifica del principio stesso del catalogo aperto, che dovrebbe
consentire di sbloccare una situazione che, soprattutto nel
nostro paese, non sembra avere reali vie duscita per molto
tempo ancora. I prossimi anni diranno se il modello funziona ed
è esportabile al di fuori della Malatestiana.
Note
- Si vedano storia, servizi e catalogo del Centro
fondato da Maria Corti allUniversità di Pavia
allindirizzo
http://siba.unipv.it/biblioteche/anagrafe_biblio/centroma.htm.
- Antonio Cartelli - Andrea Daltri - Marco
Palma - Paolo Zanfini, Il catalogo aperto dei
manoscritti della Biblioteca Malatestiana: un primo
bilancio. Relazione presentata al convegno Il dono
di Malatesta Novello (Cesena, 21-23 marzo 2003) (http://www.malatestiana.it/manoscritti/testi/cartelli.htm [con accesso riservato]).
- Marilena Maniaci, Archeologia del
manoscritto. Metodi, problemi, bibliografia recente,
Roma, Viella, 2002 (I libri di Viella, 34), p.
174.
- Neue Konzepte der
Handschriftenerschliessung. Informationsysteme zur
Erforschung des Mittelalters und der Frühen Neuzeit,
a cura di Jürgen Bunzel (Gruppe "Wissenschaftliche
Literaturversorgung- und Informationsysteme"), Bonn,
Deutsche Forschungsgemeinschaft, 2001, p. 11 n. 4 (http://www.dfg.de/forschungsfoerderung/wissenschaftliche_infrastruktur/lis/layout/download/handschriften.pdf). Una versione italiana è reperibile
allindirizzo
http://www.let.unicas.it/links/didattica/palma/testi/bunzel1.htm.
- Le cifre relative al patrimonio nazionale
sono state gentilmente fornite dal dr. Massimo Menna,
direttore del Laboratorio per la documentazione e la
catalogazione del manoscritto dellICCU.
- Armando Petrucci, La descrizione del
manoscritto. Storia, problemi, modelli, Roma,
Carocci, 20022 (Beni culturali, 24).
- Guida ad una descrizione uniforme dei
manoscritti e al loro censimento, a cura di Viviana
Jemolo e Mirella Morelli, Roma, ICCU, 19902.
- Il manoscritto. Situazione
catalografica e proposta di una organizzazione della
documentazione e delle informazioni. Atti del
Seminario di Roma (11-12 giugno 1980), a cura di Maria
Cecilia Cuturi, Roma, ICCU, 1981; Documentare il
manoscritto: problematica di un censimento. Atti del
Seminario di Roma (6-7 aprile 1987), a cura di Tristano
Gargiulo, Roma, ICCU, 1987; Metodologie informatiche
per il censimento e la documentazione dei manoscritti.
Atti dellIncontro internazionale di Roma (18-20
marzo 1991), a cura del Laboratorio per la documentazione
e la catalogazione del manoscritto dellICCU, Roma,
Quasar, 1993.
- I dati sono stati ricavati da una
consultazione del sito del Laboratorio (http://www.iccu.sbn.it/labmano.html) avvenuta il 13 agosto 2003. La home page
di MANUS è raggiungibile allindirizzo http://manus.iccu.sbn.it, quella di BIBMAN allindirizzo http://81.113.131.196/webbibman. Disponiamo anche di una Guida al software
MANUS, a cura di Lucia Merolla e Lucia Negrini, Roma,
ICCU, 2001.
- Sullargomento si vedano: Franca
Arduini, "Rinascimento virtuale". Il ruolo
delle biblioteche e delle istituzioni culturali italiane
nellambito del progetto, "Biblioteche
oggi", ottobre 2002, pp. 31-37: 33-34; Marco Palma, Die
Katalogisierung von Handschriften in Italien.
Internationale Tagung der Handschriftenbearbeiter
(Universität Marburg, 23.-25. September 2002) (http://www.dfg.de/forschungsfoerderung/wissenschaftliche_infrastruktur/lis/foerderbereiche/dokumentationen/download/Vortrag_Palma.pdf; una versione italiana è disponibile
allindirizzo http://www.let.unicas.it/links/didattica/palma/testi/palma8.htm).
- Tutte le informazioni sono tratte dal sito
del progetto, visitato il 13 agosto 2003
(http://www.bl.uk/collections/guilford.html).
- Neue Konzepte (citato alla n. 4),
pp. 1, 11 n. 4.
- Neue Konzepte (citato alla n. 4),
p. 17.
- I dati sono stati ricavati da una visita
al sito (http://www.manuscripta-mediaevalia.de) effettuata il 15 agosto 2003.
- Lindirizzo dei cataloghi in linea
delle British Library è http://molcat.bl.uk. Con il contributo delle lotteria nazionale e
di una fondazione privata si è provveduto a
digitalizzare e indicizzare circa un milione di
descrizioni, senza eccessive preoccupazioni per la
coerenza delle liste di autorità; sullargomento si
veda Jean-Arthur Creff, Quelle informatisation pour le
Catalogue général des manuscrits des bibliothèques
publiques de France?, "Gazette du livre
médiéval", 39 (automne 2001), pp. 41-45: 43.
- Richtlinien Handscriftenkatalogisierung,
Bonn - Bad Godesberg, Deutsche Forschungsgemeinschaft,
19925.
- Bodleian Library (University of Oxford), Electronic
Catalogue of Medieval & Renaissance Manuscripts,
consultabile allindirizzo http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/wmss/online/medieval. Il progetto ha una durata triennale
(2001-2004).
- Si tratta dei cataloghi della cosiddetta Quarto
Series, iniziata nel 1845 (informazioni
allindirizzo http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/wmss/quarto.htm), e di Falconer Madan et al., A
Summary Catalogue of Western Manuscripts in the Bodleian
Library at Oxford Which Have Not Hitherto Been Catalogued
in the Quarto Series, I-VII, Oxford, Clarendon Press,
1895-1953 (informazioni allindirizzo http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/wmss/sum-cat.htm).
- Otto Pächt - Jonathan J. G. Alexander, Illuminated
Manuscripts in the Bodleian Library, Oxford, I-III,
Oxford, Clarendon Press, 1966-1973; Irmgard Hutter, Corpus
der byzantinischen Miniaturenhandschriften. I. Oxford,
Bodleian Library, I-III, Stuttgart, Hiersemann,
1977-1982.
- Peter J. Kidd, Medieval Manuscripts
from the Collection of T. R. Buchanan in the Bodleian
Library, Oxford, Oxford, Bodleian Library, 2001
(anche in rete allindirizzo http://www.bodley.ox.ac.uk/dept/scwmss/wmss/online/medieval/buchanan/buchanan.html).
- Si veda in proposito larticolo di
Creff citato alla n. 15.
- I dati sono stati ricavati da una visita
al sito effettuata il 18 agosto 2003
(http://sunsite.berkeley.edu/scriptorium/form.html).
- La versione in linea, a cura di Consuelo
W. Dutschke, è datata settembre 2001 (http://sunsite.berkeley.edu./scriptorium/datadic5.html).
- Le istruzioni sono reperibili
allindirizzo http://sunsite.berkeley.edu/scriptorium/transcription.html. Per le trascrizioni vengono usati gli standard
TEI (Text Encoding Initiative).
- Reference Manual for the MASTER
Document Type Definition Discussion Draft, a cura di
Lou Burnard per il MASTER Work Group (http://www.tei-corg.uk/Master/Reference/ms.html#msph2).
- La home page del catalogo è reperibile
allindirizzo http://www.malatestiana.it/manoscritti.
- La presentazione del catalogo si trova
nellarticolo citato alla n. 2. Oltre agli autori
del contributo sono impegnati nella gestione del sito
Paola Errani, Matteo Marzocchi, Maria Agata Pincelli,
Daniela Savoia (direttrice della Malatestiana). I
principi del catalogo aperto sono illustrati in Antonio
Cartelli - Marco Palma, Towards the Project of an Open
Catalogue of Manuscripts, in Proceedings of the
Informing Science + Education Conference (Cork, 19-21
June 2002), 217-224 (http://ecommerce.lebow.drexel.edu/eli/2002Proceedings/papers/Carte188Towar.pdf) (una versione italiana è reperibile
allindirizzo http://www.let.unicas.it/links/didattica/palma/testi/palma7.htm).
- Giuseppe Maria Muccioli, Catalogus
codicum manuscriptorum Malatestianae Bibliothecae fratrum
Minorum conventualium, Caesenae, typis Gregorii
Blasinii, I-II, 1780-1784. Lindice dei testi
contenuti nella sezione si trova allindirizzo
http://www.malatestiana.it/manoscritti/testi.htm.
- Sebastiano Gentile, Il sogno incompiuto
di Malatesta Novello; Fabrizio Lollini, Gusto
malatestiano: il decoro librario. I saggi si trovano
in Malatesta Novello magnifico signore. Arte e cultura
di un principe del Rinascimento, a cura di
Piergiorgio Pasini, San Giorgio di Piano, Minerva, 2002,
rispettivamente alle pp. 49-57 e 59-65.
- Augusto Campana, Biblioteche della
provincia di Forlì, in Tesori delle biblioteche
dItalia. Emilia e Romagna, a cura di Domenico
Fava, Milano, Hoepli, 1932, pp. 83-110.
- Emanuele Casamassima - Cristina Guasti, La
Biblioteca Malatestiana: le scritture e i copisti,
"Scrittura e civiltà", 16 (1992), pp. 229-264.
- Albinia Catherine de la Mare, Lo scriptorium
di Malatesta Novello, in Libraria Domini. I
manoscritti della Biblioteca Malatestiana: testi e
decorazioni, a cura di Fabrizio Lollini e Piero
Lucchi, Bologna, Grafis, 1995, pp. 35-93.
- La miniatura nella Biblioteca
Malatestiana, in Libraria Domini (citato alla
nota precedente), pp. 155-187.
- Aldo Luzzatto, I manoscritti ebraici
della Biblioteca Malatestiana di Cesena, "La
Bibliofilia", 70 (1968), pp. 197-216.
- Giuliano Tamani, Il fondo ebraico della
Biblioteca Malatestiana, in Libraria Domini
(citato alla n. 32), pp. 409-418.
- Raimondo Zazzeri, Sui codici e libri a
stampa della Biblioteca Malatestiana. Ricerche e
osservazioni, Cesena, Vignuzzi, 1887.
- A parte quello citato alla n. 2 si possono
leggere i testi di Maria Antonietta Casagrande Mazzoli -
Mauro Brunello, Tra le righe dei codici Malatestiani
e Dieter Flach, Varro in Cesena.
- Il 19 agosto 2003 ne risultavano 42.
- Giliola Barbero, La strategia del catalogo
aperto. Nuovi servizi e attività promozionali alla
Biblioteca Malatestiana per il 550°, "Biblioteche
oggi", giugno 2003, pp. 64-66: 65.
Giliola Barbero
Ascoltata con piacere, per la seconda volta, la presentazione
del Catalogo aperto della Malatestiana, mi permetto di
proporre poche ulteriori osservazioni sulla catalogazione
elettronica dei manoscritti, ridiscutendo alcuni degli argomenti
toccati da Marco Palma.
Il Catalogo aperto ha il pregio di armonizzare
contributi di natura diversa, che non coincidono necessariamante
con schede catalografiche e costituiscono nel loro insieme una
vera e propria documentazione sui manoscritti malatestiani.
Poiché repertori, articoli scientifici, studi sulla tradizione
di singoli autori, edizioni critiche spesso hanno già fatto luce
sui codici e sulla loro storia, è essenziale che una biblioteca
sappia informare gli utenti su ciò che è già stato detto dei
propri manoscritti (come il Catalogo aperto fa pubblicando
i testi) o su chi li sta studiando (come il Catalogo aperto
vorrebbe fare con il forum). Offrire una documentazione ricca e
ben strutturata sui manoscritti già studiati dovrebbe quindi
essere un compito che va di pari passo con la catalogazione di
quelli che sono ancora ignoti o poco noti, e questo è ciò di
cui si stanno occupando la Malatestiana, e in un ambito più
ampio e fortunato la Deutsche Forschungsgemeinschaft con il
progetto citato Manuscripta mediaevalia.
I risultati delle indagini svolte in passato devono quindi essere
messi in luce e costituire la base dei nuovi lavori di
catalogazione: questo è, a mio parere, il duplice contenuto che
i progetti che utilizzano strumenti elettronici devono
assolutamente rendere accessibile, in un ambito scientifico (come
quello in cui ci troviamo a operare) che procede molto
lentamente, sia per propria natura sia per carenza di risorse.
Anche sul giudizio relativo allimportanza degli
strumenti elettronici mi permetto di introdurre
unosservazione che mi sta molto a cuore. Nella mia
esperienza ho visto ormai decine di studiosi occuparsi di
contenuti e poi, in seconda battuta, demandare ad altri lo
sviluppo tecnico della loro pubblicazione, senza mai entrare nel
merito dellargomento, con risultati disastrosi. Invece
credo che, come per pubblicare un libro si deve intervenire nelle
scelte editoriali, così per comporre e per pubblicare su
supporto elettronico occorra fare uno sforzo per comprendere ciò
che si sta usando.
Le scelte fondamentali che si devono attuare in questo campo, e
che difficilmente possono essere affidate a degli informatici,
riguardano soprattutto la strutturazione dei dati e gli strumenti
che permettono di realizzarla. Per strutturazione dei dati
intendo lidentificazione, la suddivisione e il disegno dei
rapporti reciproci tra le informazioni; per strumenti mi
riferisco ora a database e a linguaggi di marcatura.
La strutturazione dei dati relativi ai codici medioevali ha
seguito nella maggior parte dei progetti le abitudini e le regole
catalografiche già utilizzate prima dellavvento dei
computer, con una coerenza di fondo che deve essere guardata con
rispetto. Per esempio attualmente sia Manus e Digital
Scriptorium, sia la Document Type Definition (DTD) XML del gruppo
europeo MASTER e quella in corso di sviluppo presso la Text
Encoding Initiative, suddividono le descrizioni in una parte
esterna (dedicata allaspetto fisico del pezzo) e in una
parte interna (dedicata ai testi) [1];
esattamente come è previsto nelle Note di Emanuele
Casamassima [2], ne La descrizione del
manoscritto di Armando Petrucci [3] e
come avviene ed è avvenuto ripetutamente nella prassi.
Per quanto riguarda gli strumenti, i database, quasi sempre
Access e SQL Server di Microsoft, sono stati adottati da alcuni
progetti (per es. Manus, Digital Scriptorium [4],
British Library [5]), che li hanno
utilizzati in maniera più o meno rigida e, nel caso della
British Library, li hanno collegati a testi strutturati in HTML.
LeXtensible Mark-up Language invece fin qui è stato
utilizzato per scopi piuttosto diversi tra loro, ossia per
sperimentare un metodo uniforme di catalogazione di prima mano
(MASTER [6]), per strutturare i dati
recuperati da cataloghi preesistenti (si veda il progetto su
Mazzatinti esposto oggi) e infine come formato di scambio (Manus
[7]). Non conosco però progetti che abbiano
pubblicato direttamente in Internet, non solo a livello
sperimentale, un numero consistente di schede di manoscritti
strutturate in XML. Ma se Google riesce ad agire in pochi
minuti su migliaia di documenti HTML, mi chiedo perché non si
possa apprestare uno strumento che agisca similmente su cataloghi
con poche centinaia di schede XML.
Nel mio curriculum il mio interesse verso XML è sorto dalla
necessità, che ritengo urgente, di rispondere a due esigenze
tipiche dei catalogatori e degli studiosi di manoscritti:
- poter mantenere, quando sia necessario, la forma
prosastica delle descrizioni dei codici medioevali ed
elaborare contemporaneamente lindicizzazione dei
dati principali, ma senza pretendere sempre lo stesso
livello di strutturazione dei dati;
- rendere compatibili (per tornare al discorso iniziale
sulla documentazione del manoscritto) informazioni di
origine diversa: non solo schede, ma anche studi,
ricerche e indicazioni bibliografiche, che
richiederebbero database assai complessi e spese di
mantenimento molto alte.
Nei fogli che ho distribuito, per esempio, si leggono il
capitolo sulla tradizione di Quintiliano tratto da Text and
transmission [8] e un articolo di
Mirella Ferrari, in parte dedicato alla fortuna milanese di
questo autore, che prende in considerazione un famoso manoscritto
Ambrosiano dellInstitutio [9].
Pubblicare in formato XML questi testi, sicuramente più
significativi di una scheda realizzata da un bibliotecario
qualsiasi (me compresa, ovviamente), permetterrebbe di mantenerli
in una forma leggibile e allo stesso di renderli interrogabili
elettronicamente, almeno a partire dalle segnature dei
manoscritti e dai nomi citati. Si veda qui, per esempio, una
strutturazione in XML di alcuni paragrafi, realizzata in maniera
del tutto sperimentale e senza rispettare alcuna DTD specifica:
<p>The
vital text here was our remaining ninth-century manuscript, <msIdentifier> <repository reg=
"Biblioteca Ambrosiana">Ambrosianus</repository> <idNo>E 153 sup.</idNo>
<altName type="sigla">(A)</altName></msIdentifier>, now itself mutilated but originally complete. The book is
thought to have been written in <origPlace>Italy</origPlace>,
and in Italy it reappeared later in the fifteenth century; in
Italy too may have been performed the cruvial wedding of a
relation of A with the Bambergensis, whereby the latter became a
complete text.<p> [10]
Converrà raccontare le vicende del
codice A, il monumentale<msIdentifier><repository
reg="Biblioteca Ambrosiana">
Ambr. </repository>
<idNo>E 153 sup.</idNo> </msIdentifier>, di età carolingia, dove le tracce secolari minute e
intricate di scuola e di cultura si possono con fatica lentamente
individuare. La sua composizione si può schematizzare nel modo
seguente:
<msDescription><physDesc><p>membr., ff. I (incoll. al piatto ant.) II (cart.)
172 II (cart.), mm. 315 x 235; ff. 1r-80v: (245 x
180 mm), 32-33 linee a 2 col.; ff. 81r-136v: (255 x 180 mm),
40-41 linee lunghe; ff. 137r-172v: (250 x 180 mm), 31 linee
lunghe. Fascicoli: 16, 2-48, 56,
6-78, 8-96, 10-218, 226,
235, I f. sciolto; visibile il numero dordine x
in calce al centro del margine inf. del f. 72v; rigatura 2 o
talvolta 4 bifogli per volta già affrontati carne contro carne,
con impressione sul lato pelo esterno del fascicolo, semplice
linea di delimitazione verticale.
Primo copista: ff. 1r-72v, 74r-79v (= fasc. 1°-10° eccetto il
bifoglio esterno del fascicolo 10°); secondo copista: ff. 73r-v,
80r a prime righe, 84v circa metà 172v (= fasc. 10° f.
I° e parte di f. 8°; fasc. 11° ff. 4°-8°, fasc. 12°-23°);
terzo copista: ff. 80r a circa metà 84v circa metà
(fasc. 10° parte di f. 8°, fasc. 11° ff. 1°-4°). Inchiostro
bruno scuro per il primo copista nei ff. 1-26, bruno o ocra per
il resto. Iniziali in rosso, alte due linee di testo, sporgenti
nel margine. Rubriche in capitale rustica: in rosso nella
porzione del primo copista; in nero, aggiunte dal correttore,
nelle porzioni del secondo; in bruno, del copista stesso, o in
nero, aggiunte dal correttore, nella porzione del terzo. Segni di
rinvio di origine insulare. Varianti introdotte da l
tagliato, segni di nota nei margini e r con segno di
troncamento. Tre puntini in margine come segno di richiamo per
una correzione interlineare. Espunzione di singole lettere
mediante un punto sottoscritto e uno soprascritto, espunzione di
intere parole mediante una fila di punti, raggruppati a due a
due, soprascritti. Corredo di note tachigrafiche nei margini.
Legatura di età romanica o forse anche più antica: in assi
coperte di cuoio liscio pesante, inchiodato al legno, con traccia
di due legacci di chiusura. F. IIr, nota di ingresso
allAmbrosiana: "Quintilianus
fuit autem (add.
mano sec. XIX: fratrum sancti Hieronymi Med., f. 171v)
aliquando familiae Barbavariorum, aliquando Francisci Cicerei, ab
eiusque heredibus una cum multis aliis libris nos emimus.
Felicibus auspiciis Ill.mi Card. Federici Borrhomaei Mediol.
Archiep. et Bibliothecae nec non Scholae Ambrosianae fundatoris
Antonius Olgiatus primus eiusdem Bibliothecarius scripsit anno
1604".
</p><physDesc>
<msContents><msItem><locus>f. 1r</locus> <author
reg="Quintilianus, M. Fabius">M.
Fabi Quintiliani</author>
<title>Institutionis oratoriae ad
Victorium Marcellum libri</title> (VIIII su rasura) Libro
Primo haec continentur. "I. Prohemium
(XI)
prima aetas possit". M. Fabius Quintilianus Trifoni
suo salutem, inc. "<incipit>Efflagitasti cottidiano
</incipit>"
(per strappo del f. 1, con perdita di metà della colonna esterna
di scrittura, segue lacuna nel testo); f. 171v,
"
periodis. Argumenta//" (9.4.135); f. 172r
"//antiquitas ut possit
" (12.11.22), expl. f.
172v, "<explicit>
bonam voluntatem</explicit>. Finit. Amen". </msItem></msContents>
</msDescription> [11]
Attraverso il contentuo del tag (<idNo>), che contiene
la segnatura, i due testi potrebbero essere collegati e offrire
automaticamnete una risposta significativa a chi ricercasse
notizie sul manoscritto E 153 sup., e lo stesso legame potrebbe
realizzarsi almeno per i nomi propri, per le biblioteche, per le
opere, a seconda delle esigenze e delle risorse delle biblioteche
o degli studiosi.
Note bibliografiche
- Per entrambe le DTD si veda ora la pagina http://www.tei-c.org.uk/Activities/MS/ (ultima consultazione: 1 novembre 2003).
- Emanuele Casamassima. Note sul metodo
della descrizione dei codici. "Rassegna degli
archivi di stato", 23/2 (maggio-agosto 1963), pp.
196-197.
- Armando Petrucci, La descrizione del
manoscritto. Storia, problemi, modelli, 2a
ed. corretta e aggiornata, Roma , Carocci, 2001.
- Giliola Barbero, Manoscritti &
Computer. Digital Scriptorium, "Biblioteche
Oggi", 19/1 (gennaio-febbraio 2001), pp.69-71.
- Giliola Barbero, Manoscritti &
Computer. Il Manuscripts Catalogue della British Library,
"Biblioteche Oggi", 19/5 (giugno 2001), pp.
78-79.
- Manuscript Access through Standards for
Electronic Records, http://www.cta.dmu.ac.uk/projects/master/index.html (ultima consultazione 1 novembre 2003).
- Si confrontino le dichiarazioni
dellIstituto Centrale per il Catalogo Unico,
responsabile del software Manus, alla pagina http://www.iccu.sbn.it/docmano.htm (ultima consultazione 1 novembre 2003).
- Michael Winterbottom, Quintilian,
in Texts and transmission. A Survey of the Latin
Classics, ed. Leighton D. Reynolds, Oxford, Clarendon
Press, 1983 [rist. 1998], pp. 332-334.
- Mirella Ferrari, Fra i "latini
scriptores" di Pier Candido Decembrio e biblioteche
umanistiche milanesi: codici di Vitruvio e Quintiliano,
in Vestigia. Studi in onore di Giuseppe Billanovich,
a c. di Rino Avesani, Mirella Ferrari, Tino Foffano,
Giuseppe Frasso, Agostino Sottili, Roma, Storia e
letteratura, 1984.
- Winterbottom, Quintilian, p. 333.
- Ferrari, Fra i "latini
scriptores", pp. 267-268.
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