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Eef A. Overgaauw
Neue Konzepte der Handschriftenerschließung in Deutschland
("Gazette du livre médiéval", 38 [printemps
2001], pp. 49-54)
La catalogazione dei codici
medievali costituisce uno dei punti di forza dello studio dei
manoscritti in Germania. Da quarantanni la Deutsche
Forschungsgemeinschaft (DFG) finanzia la produzione e la stampa
di cataloghi di manoscritti conservati in collezioni pubbliche. I
risultati di questo programma si possono vedere: sono apparsi
più di 150 cataloghi, mentre alcune dozzine sono in preparazione
o in stampa. Lalto livello delle descrizioni e la regolare
attuazione del programma vengono sempre citati nelle recensioni
dei cataloghi.
Fra i risultati della catalogazione dei
manoscritti si annovera la scoperta di diverse centinaia di
opere, finora ignote, in lingua latina e tedesca, di autori
tardoantichi e medievali. Non tutte queste scoperte sono di
grande significato, ma le opere più interessanti vengono così
in numero crescente studiate e pubblicate da mediolatinisti,
germanisti, filosofi, teologi e storici. I nuovi cataloghi
rappresentano inoltre una miniera per le ricerche di storia delle
biblioteche, storia dellarte, paleografia e codicologia. In
questultimo settore lutilizzazione delle descrizioni
è ancora in fase iniziale, tanto che si può affermare che non
siano mai state favorevoli come adesso in Germania le condizioni
di base per ricerche di codicologia quantitativa.
Nonostante questi successi la DFG si propone
ora di modificare i suoi programmi di catalogazione, puntando
anche in campo umanistico alla diffusione in rete dei risultati
della ricerca attraverso ladozione di misure largamente e
rapidamente innovative. Sulla base del lavoro di un gruppo di
specialisti composto da filologi, storici e bibliotecari, la DFG
ha varato una direttiva in cui si stabiliscono le linee di base
per il futuro sviluppo dellattività di catalogazione dei
manoscritti (Nuovi principi per la catalogazione dei
manoscritti. Sistemi informativi per la ricerca sul medioevo e la
prima età moderna), reperibile in rete allindirizzo:
http://www.dfg.de/foerder/biblio/download/handschriften.pdf
In paragone con il programma attualmente in vigore i nuovi
principi si presentano come un parziale impoverimento: saranno
infatti ridotti i fondi per la pubblicazione di cataloghi a
stampa, frutto della tanto apprezzata descrizione scientifica dei
manoscritti, mentre saranno finanziati progetti di
inventariazione informatizzata.
Nei nuovi principi stabiliti dalla DFG si
pone tra laltro laccento sul fatto che in futuro i
risultati dei progetti di catalogazione saranno pubblicati non
più in forma stampata ma attraverso la creazione di basi dati. A
questo fine le biblioteche potranno costruire proprie basi, ma è
evidente che preferiranno ricorrere a uno dei sistemi informativi
già esistenti. Questo sistema informativo sarà quindi collegato
con altre reti e basi dati attive nel settore della ricerca
medievistica. In prospettiva tutti i fondi manoscritti esistenti
in Germania dovranno essere accessibili per via telematica.
Scopo del programma finora in vigore era ed
è unapprofondita catalogazione scientifica delle
collezioni manoscritte di minori dimensioni o di sezioni coerenti
di quelle maggiori. In un singolo catalogo vengono descritti da
50 a 150 codici. I nuovi principi offrono ora la possibilità di
inserire in una base dati elenchi di segnature e brevi
descrizioni già disponibili, in modo da produrre rapidamente
inventari in forma di censimento di fondi finora ignoti. Finché
non sarà realizzabile una soddisfacente catalogazione
scientifica, questa forma di descrizione appare sensata. Nessuna
biblioteca dispone infatti di una catalogazione scientifica di
tutti i propri codici, anche se quasi tutte si avvalgono per uso
interno di inventari manoscritti, brevi descrizioni e schedari.
La ricerca sui manoscritti si avvantaggerebbe considerevolmente
dalla rapida pubblicazione in una base dati delle informazioni
già disponibili, una volta verificate e arricchite. Nonostante
la brevità delle descrizioni pubblicate, il censimento dei
manoscritti della Renania settentrionale - Westfalia potrebbe
costituire al riguardo un modello, grazie al quale vengono
descritti fondi dispersi in biblioteche e archivi minori,
destinati altrimenti a rimanere probabilmente a lungo ignoti. Una
descrizione superficiale è senzaltro migliore di nessuna
descrizione.
Inoltre, rendere disponibili i risultati
dello studio di un fondo manoscritto attraverso una base dati
offre la possibilità di preparare gradualmente le descrizioni.
In una prima fase di lavoro si può infatti, sulla base delle
descrizioni o degli inventari già disponibili, produrre una
lista di segnature accompagnata da una breve indicazione del
contenuto per ogni codice. Successivamente si può descrivere
più accuratamente il contenuto e si possono verificare gli
aspetti codicologici e storico-artistici.
Dallesperienza del progetto Master
e della base dati Manuscripta mediaevalia finanziata dalla
DFG si è constatato quanto lavoro richieda la descrizione
approfondita e strutturata di un codice. Le diverse centinaia di
particolari relativi alla filologia, alla storia del libro, alla
storia dellarte, alla codicologia, presenti nella
dettagliata descrizione di un manoscritto complesso dal punto di
vista testuale e archeologico, appaiono difficilmente
comprimibili nella griglia obbligata di una base dati. Nonostante
gli indiscutibili vantaggi derivanti dallinserimento in una
base dati, le descrizioni di una certa estensione continuano ad
essere elaborate in forma di testo e pubblicate a stampa. Le voci
presenti negli indici dei cataloghi a stampa possono
successivamente essere riversate nella ben nota e spesso
utilizzata base Manuscripta mediaevalia, in cui si trovano
anche le riproduzioni digitali di tutti i cataloghi di
manoscritti apparsi nel dopoguerra in Germania,
allindirizzo:
http://www.fotomr.uni-marburg.de/handschriften-forum.htm
A differenza di quanto si constata per la
produzione di descrizioni lunghe e complesse, le basi dati sono
particolarmente indicate per il censimento in forma inventariale
di interi fondi. I nuovi principi della DFG non prevedono un
preciso modello per le descrizioni brevi, ma lasciano decidere ai
compilatori quali aspetti includere e quali no. Questa linea
risulta particolarmente opportuna alla luce dei più recenti
sviluppi della tecnologia dellinformazione, anche se sembra
urgente stabilire delle norme sulla forma dei nomi di autore e
dei titoli di opere antiche e medievali. Nellambito della
base Manuscripta mediaevalia si sta cercando da qualche
anno con grande dispendio di risorse di uniformare le voci degli
indici dei cataloghi di manoscritti già disponibili a stampa.
Sarebbe certo un peccato che lo stesso prezzo si dovesse pagare
per il funzionamento delle nuove basi dati, per quanto
tecnicamente sviluppate e facili da usare.
I nuovi principi della DFG offrono inoltre
la possibilità di inventariare, insieme ai medievali, anche i
manoscritti della prima età moderna. Anche questa novità
rispetto al programma precedente deve essere accolta
favorevolmente. Mentre infatti in molti settori della produzione
libraria si può rilevare unevidente cesura, collocabile
fra il tardo s. XV e il primo quarto del XVI, altre tipologie,
come i manoscritti liturgici, i libri di preghiere e dore e
quelli di ricette, non registrano grandi variazioni fino al s.
XVII. Daltra parte in molte biblioteche i manoscritti
medievali e postmedievali sono conservati negli stessi fondi. Il
catalogo dei codici germanici della Staatsbibliothek di Berlino,
curato da Hermann Degering, contiene ad esempio molte opere
medievali presenti anche (o solo) in codici del s. XVI.
I nuovi principi della DFG sottolineano la
necessità che i manoscritti dellepoca medievale e della
prima età moderna siano descritti in funzione delle esigenze
della ricerca. Lobiettivo appare difficilmente
raggiungibile. Alcuni temi dindagine appaiono preferiti
rispetto ad altri nellattuale ricerca storica e filologica,
ma di questo fatto la catalogazione sistematica di un fondo
manoscritto non potrà certo tener conto. Il significato di una
raccolta si identifica infatti con la qualità dei codici
descritti, non con leventuale presenza di opere
particolarmente ricercate in un determinato momento.
Le basi dati sono particolarmente indicate
per le immagini. Anche la DFG raccomanda la pubblicazione di
riproduzioni digitali di singole pagine o miniature, come anche
di interi codici, collegate alla relativa descrizione in
inventari elettronici. In questo caso ci si deve tuttavia
domandare se la domanda giustifichi il costo dellimpresa.
La ricerca ha davvero necessità di tante immagini digitali? In
molte biblioteche si riesce a stento a far fronte alle
ordinazioni di normali riproduzioni fotografiche da parte degli
utenti: la microfilmatura e la digitalizzazione dei manoscritti
rischierebbero di esaurire le attuali capacità del servizio.
Molto sensata appare invece la proposta
della DFG di mettere a disposizione la documentazione, presente
nelle biblioteche, dei risultati della ricerca a proposito dei
singoli manoscritti. Molte biblioteche dispongono da decenni di
uno schedario che registra le pubblicazioni relative ai propri
fondi. Anche quando si dispone di buoni cataloghi a stampa, la
documentazione dellattività di ricerca costituisce un
valido completamento delle descrizioni. Anche in questo caso
sembra preferibile non costruire nuove basi dati, ma appoggiarsi
a uno dei sistemi informativi esistenti.
I nuovi principi della DFG raccomandano anche la preparazione di
strumenti elettronici per lo studio e la descrizione di fonti di
epoca medievale e della prima età moderna, quali ad esempio
raccolte inedite di filigrane e ferri da legature. Si può anche
prevedere la fusione in formato elettronico di repertori e
incipitari già pubblicati a stampa. In particolare il progetto
relativo al secondo tipo di strumenti appare molto opportuno, ed
è già in parte realizzato dalla pubblicazione in CD-ROM, curata
dallIRHT, della raccolta denominata In principio.
Anche la preziosissima Bibliographie annuelle du Moyen Âge
tardif si presta ottimamente a una pubblicazione cumulativa
in formato elettronico. Non è invece ancora chiaro se un
repertorio elettronico di filigrane sarebbe di uso altrettanto
facile quanto i repertori a stampa di Briquet e Piccard.
I nuovi principi della DFG offrono una serie
di stimoli allattività di ricerca. Non tutti questi
stimoli potranno essere raccolti nel breve periodo, mentre altri
risulteranno rapidamente superati dai progressi delle tecnologie
informative. Bisogna accogliere positivamente
lintroduzione, accanto agli sperimentati cataloghi a
stampa, di inventari elettronici. Siamo certamente ancora lontani
dallesaurimento delle possibilità dei nuovi strumenti
nello studio dei manoscritti, anche se non è detto che la
ricerca finisca per accettare tutti i progetti allestiti di
questi tempi nelle università e nelle biblioteche con rilevante
impiego di risorse, energie ed entusiasmi.
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