Antonio Cartelli - Marco Palma

Eef A. Overgaauw
Neue Konzepte der Handschriftenerschließung in Deutschland
("Gazette du livre médiéval", 38 [printemps 2001], pp. 49-54)

      La catalogazione dei codici medievali costituisce uno dei punti di forza dello studio dei manoscritti in Germania. Da quarant’anni la Deutsche Forschungsgemeinschaft (DFG) finanzia la produzione e la stampa di cataloghi di manoscritti conservati in collezioni pubbliche. I risultati di questo programma si possono vedere: sono apparsi più di 150 cataloghi, mentre alcune dozzine sono in preparazione o in stampa. L’alto livello delle descrizioni e la regolare attuazione del programma vengono sempre citati nelle recensioni dei cataloghi.
      Fra i risultati della catalogazione dei manoscritti si annovera la scoperta di diverse centinaia di opere, finora ignote, in lingua latina e tedesca, di autori tardoantichi e medievali. Non tutte queste scoperte sono di grande significato, ma le opere più interessanti vengono così in numero crescente studiate e pubblicate da mediolatinisti, germanisti, filosofi, teologi e storici. I nuovi cataloghi rappresentano inoltre una miniera per le ricerche di storia delle biblioteche, storia dell’arte, paleografia e codicologia. In quest’ultimo settore l’utilizzazione delle descrizioni è ancora in fase iniziale, tanto che si può affermare che non siano mai state favorevoli come adesso in Germania le condizioni di base per ricerche di codicologia quantitativa.
      Nonostante questi successi la DFG si propone ora di modificare i suoi programmi di catalogazione, puntando anche in campo umanistico alla diffusione in rete dei risultati della ricerca attraverso l’adozione di misure largamente e rapidamente innovative. Sulla base del lavoro di un gruppo di specialisti composto da filologi, storici e bibliotecari, la DFG ha varato una direttiva in cui si stabiliscono le linee di base per il futuro sviluppo dell’attività di catalogazione dei manoscritti (Nuovi principi per la catalogazione dei manoscritti. Sistemi informativi per la ricerca sul medioevo e la prima età moderna), reperibile in rete all’indirizzo:

http://www.dfg.de/foerder/biblio/download/handschriften.pdf

In paragone con il programma attualmente in vigore i nuovi principi si presentano come un parziale impoverimento: saranno infatti ridotti i fondi per la pubblicazione di cataloghi a stampa, frutto della tanto apprezzata descrizione scientifica dei manoscritti, mentre saranno finanziati progetti di inventariazione informatizzata.

      Nei nuovi principi stabiliti dalla DFG si pone tra l’altro l’accento sul fatto che in futuro i risultati dei progetti di catalogazione saranno pubblicati non più in forma stampata ma attraverso la creazione di basi dati. A questo fine le biblioteche potranno costruire proprie basi, ma è evidente che preferiranno ricorrere a uno dei sistemi informativi già esistenti. Questo sistema informativo sarà quindi collegato con altre reti e basi dati attive nel settore della ricerca medievistica. In prospettiva tutti i fondi manoscritti esistenti in Germania dovranno essere accessibili per via telematica.
      Scopo del programma finora in vigore era ed è un’approfondita catalogazione scientifica delle collezioni manoscritte di minori dimensioni o di sezioni coerenti di quelle maggiori. In un singolo catalogo vengono descritti da 50 a 150 codici. I nuovi principi offrono ora la possibilità di inserire in una base dati elenchi di segnature e brevi descrizioni già disponibili, in modo da produrre rapidamente inventari in forma di censimento di fondi finora ignoti. Finché non sarà realizzabile una soddisfacente catalogazione scientifica, questa forma di descrizione appare sensata. Nessuna biblioteca dispone infatti di una catalogazione scientifica di tutti i propri codici, anche se quasi tutte si avvalgono per uso interno di inventari manoscritti, brevi descrizioni e schedari. La ricerca sui manoscritti si avvantaggerebbe considerevolmente dalla rapida pubblicazione in una base dati delle informazioni già disponibili, una volta verificate e arricchite. Nonostante la brevità delle descrizioni pubblicate, il censimento dei manoscritti della Renania settentrionale - Westfalia potrebbe costituire al riguardo un modello, grazie al quale vengono descritti fondi dispersi in biblioteche e archivi minori, destinati altrimenti a rimanere probabilmente a lungo ignoti. Una descrizione superficiale è senz’altro migliore di nessuna descrizione.
      Inoltre, rendere disponibili i risultati dello studio di un fondo manoscritto attraverso una base dati offre la possibilità di preparare gradualmente le descrizioni. In una prima fase di lavoro si può infatti, sulla base delle descrizioni o degli inventari già disponibili, produrre una lista di segnature accompagnata da una breve indicazione del contenuto per ogni codice. Successivamente si può descrivere più accuratamente il contenuto e si possono verificare gli aspetti codicologici e storico-artistici.
      Dall’esperienza del progetto Master e della base dati Manuscripta mediaevalia finanziata dalla DFG si è constatato quanto lavoro richieda la descrizione approfondita e strutturata di un codice. Le diverse centinaia di particolari relativi alla filologia, alla storia del libro, alla storia dell’arte, alla codicologia, presenti nella dettagliata descrizione di un manoscritto complesso dal punto di vista testuale e archeologico, appaiono difficilmente comprimibili nella griglia obbligata di una base dati. Nonostante gli indiscutibili vantaggi derivanti dall’inserimento in una base dati, le descrizioni di una certa estensione continuano ad essere elaborate in forma di testo e pubblicate a stampa. Le voci presenti negli indici dei cataloghi a stampa possono successivamente essere riversate nella ben nota e spesso utilizzata base Manuscripta mediaevalia, in cui si trovano anche le riproduzioni digitali di tutti i cataloghi di manoscritti apparsi nel dopoguerra in Germania, all’indirizzo:

http://www.fotomr.uni-marburg.de/handschriften-forum.htm

      A differenza di quanto si constata per la produzione di descrizioni lunghe e complesse, le basi dati sono particolarmente indicate per il censimento in forma inventariale di interi fondi. I nuovi principi della DFG non prevedono un preciso modello per le descrizioni brevi, ma lasciano decidere ai compilatori quali aspetti includere e quali no. Questa linea risulta particolarmente opportuna alla luce dei più recenti sviluppi della tecnologia dell’informazione, anche se sembra urgente stabilire delle norme sulla forma dei nomi di autore e dei titoli di opere antiche e medievali. Nell’ambito della base Manuscripta mediaevalia si sta cercando da qualche anno con grande dispendio di risorse di uniformare le voci degli indici dei cataloghi di manoscritti già disponibili a stampa. Sarebbe certo un peccato che lo stesso prezzo si dovesse pagare per il funzionamento delle nuove basi dati, per quanto tecnicamente sviluppate e facili da usare.
      I nuovi principi della DFG offrono inoltre la possibilità di inventariare, insieme ai medievali, anche i manoscritti della prima età moderna. Anche questa novità rispetto al programma precedente deve essere accolta favorevolmente. Mentre infatti in molti settori della produzione libraria si può rilevare un’evidente cesura, collocabile fra il tardo s. XV e il primo quarto del XVI, altre tipologie, come i manoscritti liturgici, i libri di preghiere e d’ore e quelli di ricette, non registrano grandi variazioni fino al s. XVII. D’altra parte in molte biblioteche i manoscritti medievali e postmedievali sono conservati negli stessi fondi. Il catalogo dei codici germanici della Staatsbibliothek di Berlino, curato da Hermann Degering, contiene ad esempio molte opere medievali presenti anche (o solo) in codici del s. XVI.
      I nuovi principi della DFG sottolineano la necessità che i manoscritti dell’epoca medievale e della prima età moderna siano descritti in funzione delle esigenze della ricerca. L’obiettivo appare difficilmente raggiungibile. Alcuni temi d’indagine appaiono preferiti rispetto ad altri nell’attuale ricerca storica e filologica, ma di questo fatto la catalogazione sistematica di un fondo manoscritto non potrà certo tener conto. Il significato di una raccolta si identifica infatti con la qualità dei codici descritti, non con l’eventuale presenza di opere particolarmente ricercate in un determinato momento.
      Le basi dati sono particolarmente indicate per le immagini. Anche la DFG raccomanda la pubblicazione di riproduzioni digitali di singole pagine o miniature, come anche di interi codici, collegate alla relativa descrizione in inventari elettronici. In questo caso ci si deve tuttavia domandare se la domanda giustifichi il costo dell’impresa. La ricerca ha davvero necessità di tante immagini digitali? In molte biblioteche si riesce a stento a far fronte alle ordinazioni di normali riproduzioni fotografiche da parte degli utenti: la microfilmatura e la digitalizzazione dei manoscritti rischierebbero di esaurire le attuali capacità del servizio.
      Molto sensata appare invece la proposta della DFG di mettere a disposizione la documentazione, presente nelle biblioteche, dei risultati della ricerca a proposito dei singoli manoscritti. Molte biblioteche dispongono da decenni di uno schedario che registra le pubblicazioni relative ai propri fondi. Anche quando si dispone di buoni cataloghi a stampa, la documentazione dell’attività di ricerca costituisce un valido completamento delle descrizioni. Anche in questo caso sembra preferibile non costruire nuove basi dati, ma appoggiarsi a uno dei sistemi informativi esistenti.
I nuovi principi della DFG raccomandano anche la preparazione di strumenti elettronici per lo studio e la descrizione di fonti di epoca medievale e della prima età moderna, quali ad esempio raccolte inedite di filigrane e ferri da legature. Si può anche prevedere la fusione in formato elettronico di repertori e incipitari già pubblicati a stampa. In particolare il progetto relativo al secondo tipo di strumenti appare molto opportuno, ed è già in parte realizzato dalla pubblicazione in CD-ROM, curata dall’IRHT, della raccolta denominata In principio. Anche la preziosissima Bibliographie annuelle du Moyen Âge tardif si presta ottimamente a una pubblicazione cumulativa in formato elettronico. Non è invece ancora chiaro se un repertorio elettronico di filigrane sarebbe di uso altrettanto facile quanto i repertori a stampa di Briquet e Piccard.
      I nuovi principi della DFG offrono una serie di stimoli all’attività di ricerca. Non tutti questi stimoli potranno essere raccolti nel breve periodo, mentre altri risulteranno rapidamente superati dai progressi delle tecnologie informative. Bisogna accogliere positivamente l’introduzione, accanto agli sperimentati cataloghi a stampa, di inventari elettronici. Siamo certamente ancora lontani dall’esaurimento delle possibilità dei nuovi strumenti nello studio dei manoscritti, anche se non è detto che la ricerca finisca per accettare tutti i progetti allestiti di questi tempi nelle università e nelle biblioteche con rilevante impiego di risorse, energie ed entusiasmi.

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