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Giulia Orofino
Da Montecassino a Nonantola.
La tradizione illustrativa delle Institutiones
di Cassiodoro
Convegno Il monachesimo
italiano dalletà longobarda alletà ottoniana (secc.
VIII-X)
(Nonantola, 9-13 settembre 2003)
I due più autorevoli testimoni
illustrati delle Institutiones di Cassiodoro, il ms. Misc.
Patr. 61 della Staatsbibliothek di Bamberga e il ms. 660 della
Bibliothèque Mazarine di Parigi, sono tradizionalmente legati a
Montecassino e a Nonantola [1].
Tradizionalmente, giacché per quanto affascinante risulti il
nesso, che evoca quello tra "Nonantola e il Sud"
accertato da Marco Palma con lidentificazione dei codici
acquisiti da Anselmo nel monastero cassinese tra il sesto e
lottavo decennio dellVIII secolo [2],
nessun dato certo avalla la localizzazione dei due esemplari
delle Institutiones. Essa andrà dunque testata per via
attributiva, così come andranno ricostruite, al fine di
verificare leventuale rapporto tra i due testimoni, le
rispettive posizioni allinterno dello stemma iconografico e
i meccanismi di derivazione dallarchetipo cassiodoriano.
Secondo Pierre Courcelle il Bambergense
Patr. 61 sarebbe la copia "si non directe, du moins très
proche" [3], alledizione ufficiale
delle Institutiones, di cui riproduce la sottoscrizione
(f. 67v) e che dunque sopravvive per le cure della scuola
cassinese di Paolo Diacono.
Ci sono infatti pochi dubbi che il
Bambergense sia stato prodotto a Montecassino sullo scorcio
dellVIII secolo: lo dimostrano i confronti con i
manoscritti agganciati da inequivocabili prove interne allo scriptorium
del monastero la miscellanea grammaticale ms. Paris. lat.
7530 e le Etimologie di Isidoro, ms. 2 dell'Archivio
dell'Abbazia della SS. Trinità di Cava dei Tirreni, datati agli
anni 779-796/97 e con quelli che ad essi si possono
accorpare: il ms. 753 dellArchivio dellAbbazia di
Montecassino e il gruppo nonantolano individuato da Marco Palma
costituito dai Sess. 590, Sess. 94, V.E. 1006 e V.E. 1357
della Biblioteca nazionale centrale di Roma e dall'Add. 43460
della British Library di Londra [4].
In particolare per lInitialornamentik
il Bambergense si avvicina al quinto esemplare emigrato da
Montecassino a Nonantola, lAdd. 43460, mentre i disegni di
uccelli affrontati a calici e a croci fiorite e gli schemi ad
albero che, partendo da animali, palme, calici e gigli,
sintetizzano le divisioni della dialettica nel Paris. lat. 7530
(fig. 1) [5], offrono paralleli per le
omologhe illustrazioni del Bambergense (fig. 2), e sono affinità
significative, in quanto il manuale parigino allestito per
listruzione nelle arti liberali ripeterebbe, come ha
recentemente ipotizzato Claudia Villa, "il modello culturale
tardo antico proposto nella cancelleria teodoriciana da
Cassiodoro e poi teorizzato nelle Institutiones" [6].
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| Fig. 1 |
Fig. 2 |
Il Bamb. Patr. 61 mantiene molte tracce
delloriginale cassiodoriano, sia nell'organizzazione
generale del corredo illustrativo, ispirato ai principi della
mnemotecnica e a intenti didattici, sia negli schemi figurativi e
iconografici. Quasi tutte le personificazioni, gli oggetti e gli
animali da cui nascono i diagrammi che nel libro II esplicano le
divisioni delle arti liberali sono di origine tardoantica:
agnelli, corone, busti, tralci, calici, aquile, pantere, figure
alate, cervi [7]. I vasi (fig. 3) riproducono
la tipologia dei labra bizantini e ravennati del tempo di
Cassiodoro [8]. Di sapore arcaizzante è la
cornice che inquadra l'incipit del libro I (fig. 4),
includendo due colombe affrontate a un cantaro fiorito, come nel Codex
Valerianus (f. 81v) [9]. Anche il
vocabolario aniconico intrecci, tralci, gemme
conserva leco impoverita di modi attestati nella miniatura
ravennate del VI secolo [10], lasciando
intravedere in filigrana qualche trama dei rapporti culturali e
librari tra Ravenna e Vivarium, mediati forse da codici
appartenuti alla biblioteca privata di Cassiodoro [11].
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| Fig. 3 |
Fig. 4 |
In alcuni casi è possibile stabilire un
collegamento più preciso con l'officina scrittoria di Squillace:
le tabelle che nel Bambergense (ff. 14r-15v)
presentano le divisioni delle Sacre Scritture secondo Gerolamo,
Agostino e i Settanta, organizzate in grappoli sospesi
rispettivamente a un globo, a un medaglione occupato da un nodo
elissoidale e ad una crux intrecciata (fig. 5), richiamano
quelle inserite nel primo fascicolo della Bibbia Amiatina (ff.
VI/5r, VII/6r, 8r), riconducibili, per
quanti rimaneggiamenti northumbri si possano ipotizzare [12], a matrice cassiodoriana [13].
Mettendo insieme i passi in cui Cassiodoro
descrive il suo monastero, le miniature dei manoscritti delle Institutiones
che ne riproducono la veduta e l'indagine archeologica sul luogo,
Courcelle ha dimostrato che il cap. 29 del libro I, "De
positione monasterii Vivariensis sive Castellensis", doveva
essere illustrato già nell'archetipo [14].
Il codice di Bamberga (fig. 6) mostra in alto, separate dal Fluvius
Apellena, le chiese di Sanctus Martinus e di Sanctus
Januarius; di quest'ultima la miniatura riproduce il mosaico
absidale, con la mano di Dio benedicente e raggiata che emerge
dall'arco stellato [15]. In basso ci sono i vivaria
con i pesci; il bacino è chiuso a destra con una diga sorretta
da esili colonnine, come fosse una tavola eusebiana, schiacciata
nel brusco ribaltamento della visione sul piano, mentre sulla
riva si apre la vasca, circondata da uno spesso muretto di
mattoncini colorati, anche questo di assoluta bidimensionalità.
Gli elementi sono isolati sulla pergamena, disposti senza alcuna
preoccupazione per l'uniformità dimensionale e la connessione
paesaggistica, come nelle vignette topografiche del Corpus
Agrimensorum Arcerianus A, manoscritto del VI secolo
localizzato tra Roma e Ravenna [16].
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| Fig. 5 |
Fig. 6 |
Più che un veritiero ritratto
dambiente, limmagine sembra, proprio per la
disposizione paratattica e lesemplarità dei singoli
elementi che la compongono, un locus mnemonico [17], una mappa cognitiva per la memoria, simile
a quella del tempio e del tabernacolo di Gerusalemme che per ben
tre volte lo stesso Cassiodoro ricorda di aver fatto dipingere subtiliter
all'inizio del codex grandior, ispirandosi alla
descrizione delle Antiquitates Iudaicae
di Giuseppe Flavio e alle indicazioni di Eusebio, un
cieco venuto dall'Asia, capace appunto di "vedere con gli
occhi del cuore" [18].
L'aspetto irreale creato dalla assoluta
indifferenza per la coerenza spaziale è accentuato nella
miniatura cassinese dalla trasfigurazione fantastica del dato
naturalistico. I fusti delle palme che inquadrano San Martino
sono un'infilata di cuoricini, mentre le chiome esplodono in uno
zampillo di foglie sottili, tracciate in punta di penna. Il
rivestimento murario dell'edificio principale diventa pretesto
per squadernare un intero repertorio di intrecci, nodi,
triangoli, come nellunica pagina miniata finora attribuita,
sia pure dubitativamente, allo scriptorium di Squillace,
quella usata come guardia del De consensu Evangelistarum
di Agostino scritto a Corbie nell'VIII secolo, ms. Paris. lat.
12190 [19]. Il verso della carta è
interamente occupato da un disegno astratto costruito da cinque
diversi tipi di intrecci colorati: costantiniani, di nastri a zig
zag, di nastri circolari che si intersecano e di nodi. Carl
Nordenfalk [20] ha proposto di vedervi uno
dei fogli dell'album approntato da Cassiodoro per i legatori dei
suoi manoscritti, di cui egli stesso parla nelle Institutiones
[21]. Che si possa pensare ad
unutilizzazione più ampia del prontuario, non limitata
alla veste esterna dei libri, ma anche alla loro decorazione
interna, parrebbe provato dalla citazione di quei motivi nella
miniatura cassinese, dove valgono a trasformare la chiesa di San
Martino in un'enorme H.
Nel Bambergense limpronta di Vivarium
segna lintero apparato ornamentale approntato per
facilitare e guidare la lettura: le iniziali a contorno
puntinato, ornitomorfe o sostituite da grosse teste, con
appendici a riccioli, fiori e foglie; le cornici a intrecci per i
titoli; i pesci che segnalano gli explicit. Sono i
vocaboli dello stile Superdekorativ che caratterizza il
manoscritto cassiodoriano di San Pietroburgo, Rossijskaja
Nacionalnaja Biblioteka, ms. Q.v. I. 6-10 [22].
Senza cadere negli eccessi di Masai, che con
qualche stravaganza legava la nascita delle lettere ittiomorfe a
Vivario, per affinità con i pesci allevati nelle vasche del
monastero [23] - uninterpretazione
della miniatura vivariense tutta "sotto il segno dei
pesci" rafforzata da Troncarelli con lidentificazione
della specie ittica ritratta, lacciuga [24]
- quanto sopravvive dell'Initialornamentik cassiodoriana
spinge a riconsiderarne il ruolo soprattutto in virtù del suo
valore esemplare per laltomedioevo, non tanto o non solo
per la trasmissione di singoli motivi di repertorio, ma per il
positivo valore assegnato alla decorazione libraria e per la
concezione iconodula della scrittura animata, che figurando i
segni alfabetici li carica di sensi simbolici e allegorici.
E Cassiodoro a chiedere ai suoi
legatori di ricoprire con decorosa forma esteriore la bellezza
delle lettere sacre, imitando lesempio del Signore che
nella gloria del banchetto celeste coprì con stole nuziali
quelli che ritenne degni di essere invitati [25];
è lo stesso Cassiodoro che elogia i suoi copisti, perché con le
sole armi della penna e dellinchiostro essi sono in grado
di sconfiggere Satana: ogni parola scritta col calamo che corre
veloce sulla pagina è una ferita mortale inferta al maligno [26].
Scribi e decoratori "predicano con la
mano, parlano con le dita" [27]: i
lettori devono interpretare ciò che essi hanno seminato e celato
sotto la veste delle figure e dei colori.
Se la metafora che assimila la splendida
varietà cromatica delle penne dei pavoni alla molteplicità di
significati delle Sacre Scritture [28] sembra
concretizzarsi nelle lettere ornitomorfe, la grande testa
maschile che nel Bambergense (f. 26r) sagoma la Q
con cui inizia il ventiquattresimo capitolo del libro I,
"Quo studio scriptura sancta legenda sit", ricorda come
la nostra mente debba essere sempre attenta alle intenzioni dei
libri sacri, impegnata in quella profonda contemplazione che non
solo risuona nelle orecchie, ma risplende anche negli occhi
dellanima ("Quapropter ad intentiones librorum
generaliter semper animus erigatur, mentemque nostram in illa
contemplatione defigamus, quae non tantum auribus sonat, sed
oculis interioribus elucescit") [29].
Che iniziali decorate e figurate fossero
presenti nelloriginale cassiodoriano è dimostrato dal
fatto che esse ricorrono nel Bambergense e nel Mazarine per
segnalare la stessa sezione testuale [30] e
in tre casi ripetono lidentica tipologia [31].
Il confronto tra le due R ornitomorfe
che introducono il capitolo sulla retorica (fig. 7 - fig. 8) vale però
anche ad evidenziare lemancipazione dallauctoritas
del pur venerabile modello, dal quale i due miniatori
altomedievali sembrano liberarsi, rifiutando la copia mimetica e
dando una personale interpretazione del significato di Vivario:
tenere in vita, aggiornandola, un'antichità che si spegne.
Laffrancamento avviene, in entrambi i
manoscritti, grazie allapertura verso la grande arte
libraria dellEuropa contemporanea: quella merovingia e
irlandese, che sottopone gli elementi zoomorfi a processi di
profonda riduzione linearistica e astratta, nel caso cassinese
(fig. 9); quella carolingia di seconda generazione e di corrente
franco-sassone, che disciplina il revival insulare nel rigore
formale, per il codice della Mazarine (fig. 10).
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| Fig. 7 |
Fig. 8 |
Fig. 9 |
Fig. 10 |
Proprio il riferimento alla scuola
franco-insulare della seconda metà del IX secolo corrobora per
il Mazarine una localizzazione nellItalia settentrionale,
dove larrivo di modelli carolingi dalla Francia
settentrionale è attestato in misura massiccia a Bobbio [32], ma anche a Nonantola, come dimostra il
Sacramentario della Scuola di Carlo il Calvo, ms. Paris. lat.
2292, che il vescovo Giovanni di Arezzo donò, probabilmente dopo
l876, in seguito a una missione svolta presso
limperatore [33], al monastero il cui scriptorium
già a partire dagli inizi del IX secolo "stemperò
progressivamente e infine annullò nella koiné grafica carolina
le forme originate dai modelli meridionali" [34].
Lattribuzione nonantolana delle Institutiones
parigine, proposta per la prima volta da Bischoff [35] e contestata da Marco Palma solo in virtù
della ricca decorazione del manoscritto, che contrasterebbe con
quella più modesta dei codici sicuramente prodotti
nellabbazia emiliana nel corso del IX secolo [36], può essere invece confermata proprio dai
confronti puntuali con quei codici: soprattutto con il V.E. 1348
[37] e i Sess. 26 [38],
66 [39] e 40 [40], per la
costruzione delle iniziali con il corpo diviso in scomparti
riempiti da intrecci e in lacunari, per la punzonatura
insulare che segue i contorni delle lettere e
punteggia i nastri, per le matasse di nodi liberi sulla pergamena
riservata, per le terminazioni forked, per le teste di
canidi con il muso arricciato, per le protomi di uccelli dai
lunghi becchi. Rispetto a questi esemplari, databili tra il primo
e il secondo quarto del IX secolo, il Cassiodoro mostra uno stile
altrimenti maturo, spiegabile con una cronologia più avanzata,
verso la fine del secolo, forse a seguito del rinnovamento
architettonico e artistico del monastero promosso dallabate
Teodorico (870-877) e prima dell899, quando gli ungari
devastarono labbazia, "occiderunt monachos,
incenderunt monasterium et codices multos concremaverunt" [41].
Maggiori cautele impone lattribuzione
nonantolana delle Omelie di Gregorio Magno e delle Etimologie
isidoriane conservate nella Biblioteca Capitolare di Vercelli,
codd. CXLVII e CCII, anchessa sostenuta da Bischoff,
accolta da Bertelli e von Euw [42] e a
ragione respinta da Giuseppa Zanichelli [43].
Le affinità con le miniature cassiodoriane non vanno oltre
una generica "aria di famiglia" e un comune gusto
antiquario di radice romano-ravennate con forti
implicazioni italomeridionali nel cod. CXLVIII - ma non superano
la prova dei raffronti "morelliani" riguardanti le
cifre fisionomiche e dei panneggi: diversa è la resa degli
stessi animali, come agnelli e volatili, e degli elementi
vegetali, più naturalistici nei vercellesi; diversa è la
tipologia dei vasi, delle corone e delle croci; differente la
qualità cromatica, pastosa e opaca nel Mazarine, brillante e
vivace nei vercellesi; non confrontabile è poi lInitialornamentik,
specie quella che accompagna il testo di Isidoro: per la sua
esuberanza fastosa e per i motivi connotanti, per esempio le
protomi leonine, essa si apparenta piuttosto ad esemplari
bobbiesi della prima metà del IX secolo, come il ms. D 30 inf.
della Biblioteca Ambrosiana [44].
Benché sia più tardo del Bambergense e
denoti spesso la volontà di eliminare o modernizzare i fossili
tardoantichi siano essi le sciarpe o i nastri di origine
sassanide che stringono il collo degli animali [45]
(fig. 11 - fig. 12), o la trabea delle aquile [46]
(fig. 13 - fig. 14); le foglie acantacee trasformate in pesci
stilizzati [47] (fig. 18) o le cornucopie
classiche da cui sgorgano non più tralci vegetali ma astratti
nodi puntinati [48] (fig. 26) - il codice
della Mazarine riflette una fase della tradizione illustrativa
del testo cassiodoriano precedente rispetto alla copia cassinese:
lo ha evidenziato Fabio Troncarelli a proposito del sistema di
impaginazione delle immagini, che nel parigino risultano
costantemente disposte su due facciate contigue o sul verso
del foglio in modo da essere immediatamente reperite ad apertura
di volume o voltando pagina [49], e a
proposito di una significativa variante iconografica: i tre
gruppi dei topica in Inst. II, 3, 15 sono
introdotti nel Mazarine (f. 123r) da un cavallo passante,
nel Bambergense (fig. 15) da un personaggio alato con un ramo
fiorito nella destra e un uccello nero nella sinistra. La figura,
identificabile con la personificazione della Grammatica così
come la descrive Marziano Capella nel De nuptiis Mercurii et
Philologiae - una vecchia severa con in mano un ramo
appuntito per punire e grattar via gli errori e una gazza
allusiva alla praedicatio [50] - deve
considerarsi frutto di un aggiornamento rispetto alla prima
stesura delle Institutiones, poiché lo stesso Cassiodoro
dichiara esplicitamente di non possedere lopera di
Marziano, e raccomanda ai suoi monaci di procurarsene una copia [51].
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| Fig. 11 |
Fig. 12 |
Fig. 13 |
Fig. 14 |
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| Fig. 15 |
Fig. 18 |
Fig. 26 | |
Nella storia della tradizione testuale delle
Institutiones tracciata da Courcelle [52]
e poi confermata e precisata da Holtz [53] e
da Troncarelli [54], Bambergense e Mazarine
derivano, attraverso la seconda redazione dellopera, quella
definitiva in due libri terminata poco prima della morte di
Cassiodoro (= omega I dello stemma Holtz), da uno stesso
archetipo, corrispondente alla recensione standard
delledizione Mynors (= OMEGA dello stemma Holtz).
Che questo archetipo fosse illustrato è certo, da quante e da
quali immagini si può tentare di ricostruire attraverso la
collazione degli esemplari illustrati sopravvissuti della
redazione non interpolata, quasi tutti di produzione e
circolazione monastica: per il I e il II libro riuniti il
Mazarine e il Bambergense; per il I libro i codici di Kassel,
Gesamthoschul-Bibliothek, Theol. 2° 29 (da Fulda, terzo terzo
del IX secolo) [55] e di Würzburg,
Universitätsbibliothek, M. p. th. f. 29 (da Mainz, prima metà
del IX secolo) [56]; per il II libro i
manoscritti della classe sigma: San Gallo,
Stiftsbibliothek 855 (forse di area francese, IX secolo) [57], Londra, British Library, Harley 2637 (fine
del IX secolo) [58] e Karlsruhe, Augiensis
CCXLI (da Reichenau, fine del IX secolo) [59].
Per il libro I è il Bambergense a
tramandare la versione più ricca: i tre schemi esplicativi delle
divisioni dei libri biblici secondo Gerolamo, Agostino e i
Settanta (ff. 14r, 15r e 15v) e la miniatura
di Vivarium (f. 29v). Mazarine ha solo lo schema
geronimiano (fig. 16), come Würzburg (f. 17r), ed è
diverso da quello del Bambergense: i banners partono da
una matassa intrecciata da cui si liberano sette serpenti.
Mazarine (nel frammento di Berlino, Phillipps 1737, ff. 38-43,
che colma la lacuna tra gli attuali ff. 106 e 107 del codice
parigino [60]) lascia uno spazio bianco in
corrispondenza della miniatura di Vivarium [61],
che nei manoscritti di Kassel (f. 26v) e di Würzburg (f.
32r) mostra qualche devianza rispetto al Bambergense
nei tituli, nella posizione e nella resa degli
edifici e della topografia - non tale però da inficiare la
filiazione da un archetipo comune, uscito dallofficina di
Squillace [62].
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| Fig. 16 |
Sicuramente ad uninvenzione
cassiodoriana risalgono i diagrammi figurati che esplicano il
sistema di divisioni e sottodivisioni delle sette arti liberali.
Funzione e significato dellapparato
ornamentale concepito fin dallorigine per il secondo libro
delle Institutiones sono in sintonia con il taglio
operativo del manuale: la divisio in sezioni individuate
dalla scrittura distintiva, i tituli, le note o i segni
associativi, i diagrammi che imbrigliano i passi in un serrato
sistema di griglie, le imagines agentes che per assonanza
concettuale, per antifrasi, per richiamo omofonico, verbale o
etimologico, in virtù di acronimi o anagrammi, alludono ai
concetti espressi nel testo correlato, tutto il repertorio
dellaccesso non-lineare alle informazioni scritte, servono
allappropriazione pedagogica e mnemonica dellopera [63].
Più difficile è ricostruire
larchitettura del sistema: se, come è stato scritto, le Institutiones
sono un catalogo, un inventario della biblioteca di Vivarium, una
sorta di guida bibliografica alluso dei volumi raccolti nel
cenobio [64], le figure potrebbero rimandare
a quelle che ornavano gli armaria, secondo un uso
documentato per esempio nel ritratto di Esdra dellAmiatina,
f. V/4r [65], in modo da
innescare un immediato circuito di memoria tra libri citati e
libri conservati.
E soprattutto difficile ristabilire la
corrispondenza tra selezione delle immagini e specifiche tecniche
mnemoniche, entrare nella liveware memory del lettore
contemporaneo, acquisire le chiavi dellipertesto
cassiodoriano [66].
Quello che si coglie con assoluta evidenza
è invece la costruzione di una potente struttura, un vero e
proprio "albero della conoscenza", attraverso il quale
si organizza quello che si sa e lo si rende accessibile,
concependo la retorica visiva come integrale al contenuto
comunicativo [67].
Lillustrazione del l. II è costante e
fondamentalmente simile in tutti gli esemplari più antichi.
Come risulta dalla tabella di comparazione
(Tab. I), su un totale rispettivamente di 35 e 33 figure,
Bambergense e Mazarine presentano ben 28 casi di convergenza
nellorganizzazione e nel lay-out degli schemi ad
albero, spesso di grande complessità; nel numero dei rami; nella
tipologia delle celle, quasi sempre a grappolo, più raramente a tabula;
nella scelta della figura generatrice, sia essa un calice fiorito
(fig. 17 - fig. 18) o un giglio; un leone (fig. 19 - fig. 20), un cane, un
agnello, un cerbiatto, un cervo, un vitello, un pesce o un
gabbiano; un uccello in picchiata (fig. 21 - fig. 22) o una colomba con
il ramoscello dulivo nel becco (fig. 23 - fig. 24); il busto di
Donato identificato dalliscrizione nel Bambergense (fig.
25) e cristianizzato nel Mazarine dal nimbo e dalla mano velata a
reggere il libro, per sottolineare come le arti liberali traggano
comunque origine dalla spiritalis sapientia (fig. 26 [68]) o ancora il ritratto del monaco che batte
il tempo affiancato dal labrum usato per i sacri lavacri
nel tempio (fig. 27 - fig. 28).
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| Fig. 17 |
Fig. 18 |
Fig. 19 |
Fig. 20 |
Fig. 21 |
Fig. 22 |
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| Fig. 23 |
Fig. 24 |
Fig. 25 |
Fig. 26 |
Fig. 27 |
Fig. 28 |
Al di là dellabissale distanza di
qualità stilistica che separa i due miniatori incerto
e francamente rozzo il cassinese, raffinato e sicuro il
nonantolano - le immagini combaciano fin nei particolari più
minuti, come i rami esclusivamente decorativi, non funzionali a
supportare celle, che fioriscono dalle corna del cervo (fig.
29 - fig. 30) o dalle orecchie della lepre (fig. 31 - fig. 32).
In generale le differenze non stravolgono
liconografia basilare: la colonna che sostiene le 10
categorie aristoteliche è gemmata nel Bambergense, strigilata
nel Mazarine [69]; larco includente la
croce ansata dellelocutio è coronato nel
Bambergenze da una ghiera dentata (fig. 33 - fig. 34); il fusto della
pianta dalla quale sbocciano i 15 toni musicali è telescopico
nel Bambergense, fiorito nel Mazarine (fig. 35 - fig. 36);
lenunciazione degli argomenti dialettici e la divisione dei
numeri assoluti e relativi sono portate nel Mazarine da una
cicogna e da una gru (fig. 37), nel Bambergense da un generico
volatile e da una pernice (fig. 38).
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| Fig. 29 |
Fig. 30 |
Fig. 31 |
Fig. 32 |
Fig. 33 |
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| Fig. 34 |
Fig. 35 |
Fig. 36 |
Fig. 37 |
Fig. 38 |
In cinque occasioni però i due manoscritti
divergono in maniera sostanziale: lo schema dei generi delle
cause secondo la retorica nasce nel Bambergense da un rettangolo
campato cui si affacciano due acroteri ornitomorfi, in Mazarine
da due uccelli simmetrici e opposti [70]; le
sei diverse parti dellorazione si sviluppano nel
Bambergense da una croce iscritta in un cerchio diviso in sei
sezioni da collarini, nel Mazarine da un calice contenente due
foglie di acanto (fig. 39 - fig. 24); i sei modi della terza formula di
sillogismo categorico sgorgano nel Bambergense da un tronco di
colonna da cui sgorgano due rami, nel Mazarine da un tralcio a
cornucopie e foglie pentalobate [71]; i
quindici tipi di definizioni sono introdotti nel Bambergense da
un cespo acantaceo, nel Mazarine da una volpe [72];
i topica sono supportati nel Bambergense dalla
personificazione della Grammatica, nel Mazarine da un cavallo [73].
Il codice cassinese tramanda inoltre due
immagini supplementari: due agnelli simmetrici e affrontati, con
le teste opposte, precedono, in fondo a f. 53r, il
diagramma della divisione della matematica disegnato in cima al verso
dello stesso foglio (fig. 40); il secondo schema dei numeri pari
e dispari si dirama dalle mammelle di una lupa con la testa
girata indietro e una sciarpa annodata al collo (fig. 41).
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| Fig. 39 |
Fig. 24 |
Fig. 40 |
Fig. 41 |
Gli altri manoscritti in cui il l. II delle Institutiones
è illustrato, il Sangallese 855, lAugiensis CCXLI e
lHarleiano 2637, concordano fondamentalmente con il
Bambergense, anche nei casi in cui questo si distingue dal
Mazarine [74], con leccezione dello
schema per il l. II, 2, 3, che, mancante nel sangallese, nei
codici di Londra e di Karlsruhe risulta diverso sia dalla
soluzione adottata nel Bambergense che da quella del Mazarine [75]. I tre rappresentanti della classe sigma
inoltre conservano una delle due illustrazioni del Bambergense
mancanti nel Mazarine, la lupa del l. II, 4, 4 [76].
Tutto dunque lascerebbe supporre la
presenza, a monte dello stemma iconografico delle Institutiones,
di due codici-modello, simili ma non identici, uno più antico,
riflesso da Mazarine, laltro leggermente più tardo, forse
allestito in anni in cui Cassiodoro, gravato
dallavanzatissima età, non era in grado di controllare
personalmente il lavoro di revisione dei suoi monaci, e di sanare
incongruenze come linserzione marzianea della Grammatica in
un luogo improprio, quello relativo alle formule della retorica [77].
A questo secondo codice-modello, arricchito
da ulteriori illustrazioni e da tituli esplicativi delle
immagini, fu impresso il "sigillo" della sottoscrizione
"codex archetypus ad cuius exemplaria sunt reliqui
corrigendi" -, tràdita dal manoscritto cassinese.
Probabilmente un suo gemello originò la classe sigma. Il
manoscritto della Mazarine testimonia invece la circolazione
nellItalia settentrionale della prima versione illustrata,
un antigrafo vetusto e di altissima qualità, che ci piace
immaginare, insieme alleugippiano Sess. 13 [78],
giunto a Nonantola col bagaglio delle adquisitiones
anselmiane.
Note bibliografiche
- Per unaggiornata bibliografia sui
due manoscritti si rimanda a G. OROFINO, Scheda 3 e
Scheda 12, in Virgilio e il chiostro. Manoscritti
di autori classici e civiltà monastica. Catalogo
della mostra, a cura di M. DELLOMO, Roma 1996, p.
108-109, 128; C. ALBARELLO, Scheda 220, in Il
futuro dei Longobardi. LItalia e la costruzione
dellEuropa di Carlo Magno. Catalogo della
mostra, a cura di C. BERTELLI G. P. BROGIOLO,
Milano 2000, p. 158.
- M. PALMA, Nonantola e il Sud.
Contributo alla storia della scrittura libraria
nell'Italia dell'ottavo secolo, "Scrittura e
civiltà", 3 (1979), p. 77-88; M. MORELLI - M.
PALMA, Indagine su alcuni aspetti materiali della
produzione libraria a Nonantola nel secolo IX,
"Scrittura e civiltà", 6 (1982), p. 23-98; M.
PALMA, Alle origini del tipo di Nonantola:
nuove testimonianze meridionali, "Scrittura e
civiltà", 7 (1983), p. 141-149.
- P. COURCELLE, Le site du monastère de
Cassiodore, "Mélanges darchéologie et
dhistoire", 55 (1938), p. 259-307, a p. 272.
- G. OROFINO, I codici decorati
dell'Archivio di Montecassino. I. I secoli VIII-X,
Roma 1994, p. 14-20.
- Ai ff. 148r, 154r, 266r, 266bisr, 270r.
- C. VILLA, Cultura classica e tradizioni
longobarde tra latino e volgari, in Paolo Diacono. Uno
scrittore fra tradizione longobarda e rinnovamento
carolingio. Atti del convegno internazionale di studi, a
cura di P. CHIESA, Udine 2000, p. 575-600, a p. 586.
- F. TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore". Larte della memoria nei codici di
Cassiodoro, "Quaderni Medievali", 22
(1986), p. 22-58, a p. 23-24.
- P. MEYVAERT, Bede, Cassiodorus, and the
Codex Amiatinus, "Speculum", 71 (1996), p.
827-883, a p. 845.
- Monaco, Bayerische Staatsbibliothek, ms.
Clm 6224, attribuito all'Italia nordorientale e alla fine
del VII secolo: J. HUBERT - J. PORCHER - W.F. VOLBACH, L'Europa
delle invasioni barbariche, Milano 1968, fig. 151.
- Si vedano per esempio le tavole dei canoni
nel composito ms. 847 della Österreichische
Nationalbibliothek di Vienna, parte superstite di un
tetraevangelo greco di probabile origine ravennate: G.
CAVALLO, La cultura scritta a Ravenna tra antichità
tarda e alto medioevo, in Storia di Ravenna II.2.
Dalletà bizantina alletà ottoniana.
Ecclesiologia, cultura e arte, Venezia 1992, p. 79-
125, a p. 99-100, fig. VII-VIII.
- Sulla quale si veda CAVALLO, La cultura
scritta a Ravenna, p. 86-87.
- L. NEES, Problems of Form and Function
in Early Medieval Illustrated Bibles fron Nortwest Europe,
in Imaging the Early Medieval Bible, a cura di J.
WILLIAMS, University Park 2000, p. 123-177, a p. 161-163.
- Identificata nel codex grandior da
P. MEYVAERT, Bede, Cassiodorus, and the Codex
Amiatinus, p. 827-883, meno convincentemente in una
copia delle Institutiones simile a quella tràdita
dal Bambergense da K. CORSANO, The First Quire of the
Codex Amiatinus and the Institutiones of Cassiodorus,
"Scriptorium", 41 (1987), p. 3-34.
- CORCELLE, Le site, p. 266-287; P.
COURCELLE, Nouvelles recherches sur le monastère de
Cassiodore, in Actes du Ve
Congrès International darchéologie chrétienne,
Città del Vaticano 1957, p. 511-528.
- L'interpretazione è di COURCELLE, Le
site, p. 281-282.
- Si veda in particolare la villa con fiume
di f. 70r, riprodotta in J. N. CARDER, Art
Historical Problems of a Roman Land Surveying Manuscript:
the Codex Arcerianus A, Wolfenbüttel, New
York-London 1978, fig. 181. Sulle illustrazioni del
manoscritto, Wolfenbüttel, Herzog-August Bibliothek, Ms.
Guelf. 36.23 A, si veda l'edizione in facsimile, Corpus
Agrimensorum Romanorum. Codex Arcerianus A der
Herzog-August-Bibliothek zu Wolfenbüttel (cod. Guelf.
36.23 A), facsimile a cura di H. BUTZMANN, Lugduni
Batavorum 1970; C. BERTELLI, Codici miniati fra Goti,
Longobardi e Franchi, in Magistra Barbaritas. I
Barbari in Italia, Milano 1984, p. 571-601, a p. 571,
572. A. PETRUCCI, L'onciale romana. Origini, sviluppo
e diffusione di una stilizzazione grafica altomedievale,
"Studi Medievali", 3^ s., 12 (1971), p. 75-134,
a p. 109, attribuisce l'Arcerianus A alla
Roma senatoria di età gota.
- Sul valore degli edifici e in particolare
delle piante monastiche nella mnemotecnica si veda M.
CARRUTHERS, The Craft of Thought. Meditatio, Rhetoric,
and the Making of Images, 400-1200, Cambridge 1998,
p. 238-239.
- Expositio in Psalmos, XIV, 1 (CCSL
97, p. 133, l. 43-45); Expositio in Psalmos,
LXXXVI, 1 (CCSL 98, p. 789-90, l. 40-44); Inst.
I, 5, 2 (Cassiodori Senatoris Institutiones, edited
from the Manuscripts by R. A. B. MYNORS, Oxford 1937,
p. 22-23, dora in poi citato come ed. MYNORS). Sul
valore mnemotencico dellimmagine del tempio e del
tabernacolo si veda CARRUTHERS, The Craft of Thought,
p. 234-237.
- F. AVRIL - Y. ZALUSKA, Manuscrits
enluminés d'origine italienne. VIe-XIIe
siècles, Paris 1980, no 6, p. 3, tav.
III.
- C. NORDENFALK, Corbie and Cassiodorus.
A Pattern page on the Early History of Bookbinding,
"Pantheon", 32 (1974), p. 225-231.
- Inst., I, 30 (ed. MYNORS, p. 77).
L'ipotesi di Nordenfalk, accolta da B. BISCHOFF, Die
Überlieferung der technischen Literatur, in B.
BISCHOFF, Mittelalterliche Studien, III, Stuttgart
1981, p. 277-297, a p. 292, in base ai confronti con i
manuali tecnici e i libri di modelli tardo antichi, è
stata rimessa in discussione da K. BIERBRAUER, Die
Ornamentik frühkarolingischer Handschriften aus Bayern,
München 1979, p. 73, che considera la pagina un'opera
carolingia.
- F. TRONCARELLI, I codici di Cassiodoro.
Le testimonianze più antiche, "Scrittura e
civiltà", 12 (1988), p. 47-99, a p. 63, 79, 80,
86-87.
- F. MASAI, La Règle du maître-Regula
magistri. Edition diplomatique des manuscrits latin 12205
et 12634 de Paris, a cura di D.H. Vanderhoven - F.
MASAI, Bruxelles-Paris 1953, p. 66.
- F. TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 51-52; F. TRONCARELLI, Alpha e
acciuga. Immagini simboliche nei codici di Cassiodoro,
"Quaderni medievali", 41 (1996), p. 6-26; F.
TRONCARELLI, Vivarium. I libri, il destino,
Turnhout 1998, p. 73-75.
- Inst., I, 30, 3 (ed. MYNORS, p.
77).
- Inst., I, 30, 1 (ed. MYNORS, p.
75-76).
- Inst., I, 30, 1 (ed. MYNORS, p.
75).
- Inst., I, 4, 3 (ed. MYNORS, p. 21).
- Inst., I, 24, 3 (ed. MYNORS, p.
65).
- Pref. del l. II, Superior:
Bamb. f. 35r, Maz. f. 109r; l. II, 1, 1, Grammatica:
Bamb. f. 36v, Maz. f. 109r; l. II, 2, 2, Rhetorica:
Bamb. f. 38r, Maz. f. 110v; l. II, 3, 1, Dialecticam:
Bamb. f. 43r, Maz. f. 116r; l. II, 7, 1, Astronomia:
Bamb. f. 63v, Maz. f. 137v.
- Superior: Bamb. f. 35r, Maz.
f. 109r; Grammatica: Bamb. f. 36v,
Maz. f. 109r; Rhetorica: Bamb. f. 38r,
Maz. f. 110v.
- F. CRIVELLO, La miniatura a Bobbio tra
IX e X secolo e i suoi modelli carolingi, Torino
2001, p. 157-159.
- G. Z. ZANICHELLI, La sapienza degli
angeli: Nonantola e gli scriptoria collegati fra
VI e XII secolo, in La sapienza degli angeli.
Nonantola e gli Scriptoria padani nel Medioevo.
Catalogo della mostra, a cura di G. Z. ZANICHELLI - M.
BRANCHI, Modena 2003, p. 15-50, a p. 26; M. BRANCHI, Scheda
20, in La sapienza degli angeli, p. 106-107.
- PALMA, Alle origini, p. 149.
- B. BISCHOFF, Panorama der
Handschriftenüberlieferung aus der Zeit Karls des
Grossen, in Karl der Grosse. Lebenswerk und
Nachleben. II. Das geistige Leben, a cura di. B.
BISCHOFF - W. Braunfels, Düsseldorf 1965, p. 233-254, a
p. 251 (trad. it. B. BISCHOFF, Centri scrittorii e
manoscritti mediatori di civiltà dal VI secolo
alletà di Carlomagno, in Libri e lettori
nel Medioevo, a cura di G. CAVALLO, Bari 1977, p.
27-72); B. BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani dispersi
in epoca carolingia, "La Bibliofilia", 85
(1983), p. 99-124, a p. 105. Lattribuzione è
accolta da H. BELTING, Probleme der Kunstgeschichte
Italiens im Frühmittelalter, in Frühmittelalterliche
Studien. Jahrbuch des Instituts für
Frühmittelalterforschung der Universität Münster,
I, Berlin 1967, p. 94-143, a p. 103-104; da G. CAVALLO, Dallo
'scriptorium' senza biblioteca alla biblioteca senza
'scriptorium', in Dall'eremo al cenobio. La
civiltà monastica in Italia dalle origini all'età di
Dante, Milano 1987, p. 331-422, a p. 360 e ancora
recentemente dallo stesso studioso: G. CAVALLO, Libri
e cultura nelle due Italie longobarde, in Il
futuro dei Longobardi. LItalia e la ricostruzione
dellEuropa di Carlo Magno. Saggi, a cura
di C. BERTELLI - G. P. BROGIOLO, Milano 2000, p. 85-103,
a p. 88-89; da C. BERTELLI, Traccia allo studio delle
fondazioni medievali dell'arte italiana, in Storia
dell'arte italiana. Parte seconda, Dal Medioevo al
Novecento. Volume primo, Dal Medioevo al Quattrocento,
Torino 1983, p. 5-163, a p. 92-93; da TRONCARELLI, Vivarium,
p. 30. Non concorda con lattribuzione nonantolana,
poiché mancherebbe "qualunque elemento di possibile
confronto per un codice di questo tipo nel resto della
produzione [di Nonatola] che continua a privilegiare
nelle iniziali i modelli franco-settentrionali che
formano lunico apparato illustrativo anche dei
libri liturgici superstiti", ZANICHELLI, La
sapienza degli angeli, p. 28. Accennando al
codice della Mazarine nella scheda dedicata allo scriptorium
nonantolano nello stesso catalogo, M. BRANCHI (Nonantola,
in La sapienza degli angeli, p. 101) mi
attribuisce uno spostamento "verso larea
meridionale" del codice, che non ho mai proposto.
- MORELLI - PALMA, Indagine, p. 28;
PALMA, Alle origini, p. 147, nota 23.
- M. PALMA, Tav. 42, in Archivio
Paleografico Italiano, fasc. 74, vol. VIII, Roma
1982; L. MARTINOLI SANTINI, Scheda 7, in I
luoghi della memoria scritta. Manoscritti, incunaboli,
libri a stampa di Biblioteche Statali Italiane.
Catalogo della mostra, a cura di G. CAVALLO, Roma 1994,
p. 62; Scheda 14, in Isti sunt libri. Pagine
scelte dellantica biblioteca abbaziale di Nonatola,
a cura di M. BRANCHI - A. DESCO, Modena 2003, p. 26.
- Scheda 27, in Isti sunt libri,
p. 45.
- PALMA, Tav. 40, in Archivio
Paleografico Italiano; Scheda 18, in Isti
sunt libri, p. 30.
- M. Palma, Tav. 40, in Archivio
Paleografico Italiano cit. ; B. Bischoff, Manoscritti
Nonantolani cit., p. 105, fig. 5; L. Martinoli
Santini, Scheda 6, in I luoghi della memoria
scritta cit., p. 61; Scheda 12, in Isti
sunt libri cit., pp. 23-24.
- Catalogus abbatum Nonantolanorum,
in MGH, SS. Rerum Langobardicarum et Italicarum saecc.
VI-IX, a cura di G. WAITZ, Hannoverae 1878, p. 573.
- BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani,
p. 120; BERTELLI, Codici miniati, p. 590; C.
BERTELLI, La pittura medievale nellEmilia,
in La pittura in Italia. LAltomedioevo, a
cura di C. BERTELLI, Milano 1994, p. 146-155, a p.
146-147; A. von Euw, Liber viventium Fabariensis. Das
Karolingische Memorialbuch von Pfäfer in seine
liturgie-und Kunstgeschichtlichen Bedeutung,
Bern-Stuttgart 1989, p. 87. Per la storia attributiva dei
due mansocritti si rimanda a BRANCHI, Schede 43 e 44,
in La sapienza degli angeli, p. 173-178, che
assegna sia pure dubitativamente i codici a Verona.
- ZANICHELLI, La sapienza degi angeli,
p. 23-25.
- A.L. GABRIEL, The Decorated Initials of
the IXth-Xth Century Manuscripts from Bobbio in the
Ambrosiana Library, Milano, in Paläographie 1981.
Colloquium des Comité International de Paléographie, a
cura di G. SILAGI, München 1982, p. 159-183; S.
MOMARTIRE, Miniature bobbiesi. Excursus, in La
pittura in Italia, p. 432-440, fig. 589. Secondo
ZANICHELLI, La sapienza degli angeli, p. 45 nota
106, "la strraordinaria somiglianza può derivare da
un modello comune".
- Bamb., ff. 53v, 55v; Maz.,
ff. 126v, 128v.
- Bamb., f. 39r; Maz., f. 111v.
- Bamb., f. 46r; Maz., f. 119r.
- Bamb., f. 41v; Maz., f. 114r.
- TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 41-44; TRONCARELLI, Vivarium,
p. 31-33.
- TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 38.
- Inst., II, 3, 20 (ed. MYNORS, p.
130).
- P. COURCELLE, Histoire dun
brouillon cassiodorien, "Revue des Etudes
anciennes", 44 (1942), p. 65-86.
- L. HOLTZ, Quelques aspects de la
tradition et de la diffusion des
"Institutions", in Flavio Magno Aurelio
Cassiodoro. Atti della settimana di studi, a cura di
S. LEANZA, Soveria Mannelli 1986, p. 281-312, stemma a p.
312.
- TRONCARELLI, Vivarium, p. 12.
- R. A. B. MYNORS, Introduction, in Cassiodori
Senatoris Institutiones, p. ix-lvi, a p. xiv.
- MYNORS, Introduction, p. xiv.
- MYNORS, Introduction, p. xix;
TRONCARELLI, "Con la mano del cuore", p.
22.
- MYNORS, Introduction, p. xx.
- MYNORS, Introduction, p. xx.
- BISCHOFF, Manoscritti Nonantolani,
p. 117-118; TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 36 e nota 31.
- Spazi per eventuali illustrazioni
risultano anche nel manoscritto di Wolfenbüttel,
Weissenburg 79, del ramo sigma: si veda E. E.
RAND, The New Cassidorus, "Speculum", 13
(1938), p. 433-447, a p. 453.
- COURCELLE, Le site, p. 259-307;
COURCELLE, Nouvelles recherches, p. 520-527.
- Sul rapporto tra mnemotecnica e Cassiodoro
si vedano TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 22-58; M. CARRUTHERS, The Book of
Memory. A Study of Memory in Medieval Culture,
Cambridge 1992, p. 33.
- Si vedano, tra gli altri, F. DELLA CORTE, La
posizione di Cassiodoro nella storia
dellenciclopedia, in Flavio Magno Aurelio
Cassiodoro, p. 29-48, a p. 43; HOLTZ, Quelques
aspects, p. 283.
- TRONCARELLI, Vivarium, p. 267.
- Si vedano i tentativi compiuti in questa
direzione da TRONCARELLI, "Con la mano del
cuore", p. 22-58.
- J.J. ODONNELL, St. Augustine to
NREN: the tree of knowledge and how it grows (paper
delivered to the 1993 meeting of the North American
Serials Interest Group in Chicago), reperibile al
sito Internet http://ccat.sas.upenn.edu/newjod/html/nasing.html; pubblicato anche in If We Build It:
Scholarly Communications and Networking Technologies,
New York 1993, p. 21-41.
- Inst., I, Praef., 6.
- Bamb., f. 45v; Maz., f. 118r.
- Bamb., f. 38v; Maz., f. 111r.
- Bamb., f. 47v; Maz., f. 120r.
- Bamb., f. 48r; Maz., f. 121r.
- Bamb., f. 50r; Maz, f. 123r.
- L. II, 2, 9: San Gallo 855, f. 216r,
Aug. CCXLI, f. 9r, Harley 2637, f. 11r; l.
II, 3, 12: San Gallo 855, f. 246r, Aug. CCXLI, f.
18r, Harley 2637, f. 21r; l. II, 3, 15: San
Gallo 855, f. 260r, Aug. CCXLI, f. 22r,
Harley 2637, f. 25v; l. II, 3, 14: San Gallo 855,
f. 250r, Aug. CCXLI, f. 19r, Harley 2637,
f. 22v.
- Aug. CCXLI, f. 6r, Harley 2637, f.
8r.
- San Gallo, f. 285r, Aug. f. 29v, Harley f.
33v
- TRONCARELLI, Vivarium, p. 30-33.
- L. MARTINOLI SANTINI, Scheda 4, in I
luoghi della memoria, p. 59-60; Scheda 2, in Isti
sunt libri, p. 12.
Inst.
lib. II
|
Titulus
|
Bamb.
|
Maz.
|
rami e celle
|
figura
generatrice
|
| 1, 2 |
[De grammatica]
Donatus igitur in secunda parte ita disceptat |
37r |
109v |
10 |
calice fiorito |
| 2, 2 |
[De rethorica]
Partes igitur rethorica sunt V |
38v |
110v |
5 |
arco includente una
croce ansata |
| 2,
3 |
[De
rethorica]Genera causarum rethoricae sunt tria
principalia |
38v |
111r |
9 |
Bamb.:
rettangolo campato con acroteri ornitomorfi
Maz.: due uccelli simmetrici e opposti |
| 2, 4 |
[De rethorica]
Status causarum aut rationales sunt aut legales |
39r |
111v |
21 |
aquila (trabeata in
Bamb.) |
| 2, 7 |
[De rethorica]
Omnis controversia, sicut ait Cicero |
40r |
112v |
3 |
colomba con
ramoscello di ulivo nel becco |
| 2, 8 |
[De rethorica]
Genera causarum sunt quinque |
40v |
113r |
5 |
giglio |
| 2, 9 |
[De rethorica]
Partes orationis rethoricae sunt VI |
40v |
113r |
6 |
Bamb.: croce
inclusa in un cerchio
Maz.: calice con due foglie acantacee |
| 2, 11 |
[De rethorica]
Rethorica argumentatio ita tractatur |
41v |
114r |
15 |
busto di Donato
(identificato in Bamb. dalliscrizione: DOMNUS
DONATUS EXIMIUS GRAMMATICUS) |
| 3, 4 |
[De dialectica]
Philosophia dividitur |
43v |
116v |
12 |
calice di Donato
(identificato in Bamb. dalliscrizione: CALIX
DOMINI DONATI GRAMATICI) |
| 3, 8 |
[De dialectica]
Isagoges Porphyrii tractat de partibus quinque |
44v |
117v |
5 |
agnello
(identificato in Bamb. dalliscrizione: AGNUS) |
| 3, 9 |
[De dialectica]
Organa vel instrumenta categoriarum sive praedicamentorum
sunt tres |
45r |
118r |
3 |
uccello in
picchiata |
| 3, 10 |
[De dialectica]
Aristotelis categoriae vel praedicamenta sunt decem |
45v |
118r |
10 |
colonna |
| 3, 11 |
[De dialectica]
In perihermenias vero id est de interpretatione
supradictus philosophus de his tractat |
46r |
119r |
7 |
calice fiorito |
| 3, 12 |
[De dialectica]
Formulae categoricorum id est praedicativorum
syllogismorum sunt III |
46v |
119v |
3 |
leone |
| 3, 12 |
[De dialectica]
Modi formulae primi sunt VIIII |
47r |
119v |
9 |
vitello |
| 3, 12 |
[De dialectica]
Modi formulae secundae quattuor |
47r |
120r |
4 |
cerbiatto |
| 3, 12 |
[De dialectica]
Modi formulae tertiae VI |
47v |
120r |
6 |
Bamb.: tronco di
colonna strigilato da cui sgorgano due tralci
Maz.: tralcio a cornucopie e foglie pentalobate |
| 3, 13 |
[De dialectica]
Modi syllogismorum hypotheticorum qui fiunt cum aliqua
coniunctione sunt VII |
47v |
120v |
7 |
cespo di acanto |
| 3, 14 |
[De dialectica]
Divisio definitionum |
48r |
121r |
15 |
Bamb.: cespo di
acanto
Maz.: volpe |
| 3, 15 |
[De dialectica]
Divisio topicorum sive locorum ex quibus argumenta
ducuntur |
50r |
123r |
3 |
Bamb.:
personificazione alata della Grammatica
Maz.: cavallo passante |
| 3, 15 |
[De dialectica]
Argumenta quae de eo ipso de quo agitur haerent |
50v |
123r |
3 |
Bamb.: uccello
Maz.: cicogna |
| 3, 15 |
[De dialectica]
Affecta argumenta sunt quae quodammodo ex rebus aliis
tracta noscuntur |
50v |
123v |
13 |
cane |
| 3, 15 |
[De dialectica]
Argumenta ducuntur extrinsecus quae Graeci atechnos, id
est artis expertes, vocant, ut est testimonium.
testimonium vero constat |
51v |
124v |
13 |
cervo |
| 3, 21 |
[De
dialectica] Divisio mathematicae |
53r |
|
|
Solo
in Bamb. il disegno aggiuntivo di due agnelli simmetrici
e affrontati , con le teste opposte, precede lo schema
della divisione della matematica |
| 3, 21 |
[De dialectica]
Divisio mathematicae |
53v |
126v |
4 |
pardo |
| 4, 3 |
[De arithmetica]
Numerus autem dividitur |
54v |
127v |
8 |
lepre |
| 4, 4 |
[De
arithmetica] Altera divisio de paribus et imparibus |
55r |
|
5 |
Solo
in Bamb. la seconda divisione dei numeri pari e dispari
è portata da una lupa passante con sciarpa intorno al
collo e mammelle evidenziate |
| 4, 5 |
[De arithmetica]
Tertia divisio totius numeri. Omnis numerus |
55v |
128v |
16 |
Bamb.: pernice
Maz.: gru |
| 4, 6 |
[De arithmetica]
Sequitur quarta divisio totius numeri |
57r |
130r |
5 |
pesce |
| 5, 5 |
[De musica]
Musicae partes sunt III |
59v |
132v |
3 |
un monaco batte il
tempo affiancato da un labrum |
| 5, 6 |
[De musica]
Instrumentorum musicorum genera sunt III |
59v |
132v |
3 |
trota |
| 5, 7 |
[De musica]
Symphoniae autem sunt Vi |
60r |
133r |
6 |
leone |
| 5, 8 |
[De musica] Toni
vero sunt XV |
60v |
133v |
15 |
pianta a lungo
stelo |
| 6, 2 |
[De geometria]
Geomteria dividitur |
63r |
136v |
4 |
gabbiano |
| 7, 1 |
[De astronomia]
[Divisio astronomiae] |
64r |
137v |
16 |
stella a sei punte
iscritta in un cerchio |
In grigio:
soluzioni iconografiche uguali o leggermente diverse
In bianco: soluzioni iconografiche diverse
In nero: figure presenti solo in Bamb.
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