|
Dieter Harlfinger*
Nuovi versi di Menandro scoperti in Vaticana
("Neue Zürcher Zeitung", 29 dicembre 2003, p. 16)
Lepisodio si svolge sei settimane
fa, nella sala manoscritti della Biblioteca Vaticana. Il
sottoscritto, che vi si trova per un ampio progetto europeo di
ricerca sui palinsesti greci, chiede di consultare un manoscritto
siriaco. Da un catalogo pubblicato nel 1965 risulta che per il
codice, datato allanno 886, sono stati utilizzati anche
numerosi fogli palinsesti che recavano originariamente testi in
aramaico, greco, arabo, armeno e siriaco. Invece della consueta
mezzora, passa lintera giornata senza che mi venga
messo a disposizione il manoscritto richiesto. La mattina
seguente vengo cortesemente informato che non avrei potuto
consultare il palinsesto desiderato, in quanto al momento a
disposizione di un collega che sta studiando il testo greco della
scriptio inferior.
Due settimane dopo il Vaticano svela il
segreto. Un ben calibrato articolo di Giovanni Ricciardi, apparso
sull "Osservatore Romano" del 6 dicembre, fa
sapere che sono stati ritrovati quattrocento versi del
commediografo greco Menandro (circa 342-292 a. C.) in un
palinsesto siriaco del s. IX. Si trovavano precedentemente in un
codice del s. IV, sui cui fogli di pergamena, come su quelli di
altri esemplari vergati in altre lingue, dopo che la scrittura
originale era stata lavata via, erano stati riscritte omelie di
argomento cristiano in lingua siriaca.
I versi appartengono per metà alla commedia
intitolata Dyskolos (Il misantropo), la scoperta
papirologica più significativa del s. XX, rinvenuta nella
collezione ginevrina del bibliofilo Martin Bodmer ed edita nel
1958 da Victor Martin. Per laltra metà (questa è
lemozionante sorpresa) i versi presentano un testo comico,
attribuibile anchesso a Menandro, nel quale compaiono i
personaggi di una ragazza, di un neonato, forse frutto di una
violenza, e di unanziana donna. Si riconoscono in effetti
le figure abbozzate in altre commedie di Menandro, delle quali
rimangono solo frammenti, come Lo spirito guardiano, Lagricoltore,
La ragazza di Perinto.
Limportante scoperta è merito di
Francesco DAiuto, un giovane professore di Bizantinistica
alluniversità di Roma "Tor Vergata", fino a poco
tempo fa specialista di manoscritti greci alla Biblioteca
Vaticana. Gli addetti ai lavori attendono ora con impazienza che
egli pubblichi i dettagli della sua scoperta. E non occorre
essere degli indovini per prevedere che ne seguirà un vivace
dibattito fra filologi, storici della letteratura e specialisti
del teatro sul testo e il significato dei nuovi versi. Menandro
è infatti un classico della letteratura mondiale, un autore
generalmente prediletto, dal teatro alla scuola. I commediografi
romani (Plauto, Terenzio) lo adattano alle proprie esigenze e
anche i cristiani lo apprezzano. Gli argomenti comuni e
realistici delle sue commedie, il sottile tratteggio psicologico
dei personaggi, la qualità dellespressione linguistica,
labilità drammaturgica sono gli elementi che lo hanno
fatto accostare ad Omero. Le vicende della tradizione manoscritta
non hanno tuttavia evidentemente consentito alle sue opere di
approdare al medioevo. Così la filologia menandrea si è
concentrata, dalla fine del s. XIX, sui papiri conservati dalla
sabbia egiziana, anche se non si devono dimenticare i cento versi
scritti in elegante maiuscola del s. IV su due fogli di pergamena
(oggi a San Pietroburgo) che il famoso filologo biblico
Konstantin von Tischendorf aveva scoperto già nel 1844 nel
monastero di Santa Caterina nel Sinai: il luogo di questo
ritrovamento e il fatto che in parte si tratta di una scriptio superior
in lingua siriaca ci riconducono al nuovo Menandro scoperto in
Vaticana.
Siriaco su greco, testi di edificazione
cristiana su commedie attiche, tutto ciò non rappresenta tanto
uno scontro di culture né un segno dintolleranza
monastica, quanto piuttosto manifesta una carenza. La pergamena,
un supporto scrittorio ricavato da pelle animale (in particolare
capra e pecora), era molto costosa; per un volume abbastanza
grande occorreva sacrificare un piccolo gregge. Ne derivava
quindi luso dei palinsesti, ottenuti attraverso la più o
meno accurata cancellazione della scriptio inferior con
spugna o pietra pomice, in modo da rendere disponibili i fogli
alla scriptio superior.
A partire dalle sensazionali scoperte
effettuate sui palinsesti allinizio del s. XIX, come ad
esempio quella in Vaticana del De re publica di Cicerone
ad opera di Angelo Mai, si è tentato di rendere visibile la scriptio
inferior con mezzi tecnici. Alle tinture chimiche, che
comportavano danni permanenti, sono seguite nel Novecento
linnocua fotografia e la lampada a raggi ultravioletti.
Negli ultimi anni è stata sperimentata con successo la
digitalizzazione multispettrale e in Europa ha visto la luce un
consorzio per le applicazioni digitali alla ricerca sui
palinsesti. Non mancano quindi auspici favorevoli alla
decifrazione del Menandro Vaticano.
* Professore di Filologia classica
allUniversità di Amburgo e coordinatore di un progetto
europeo per la ricerca sui palinsesti
(http://www.rrz.uni-hamburg.de/RV).
|